Abderrahim Fakir: verità, giustizia e riforme non più rinviabili

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Nessuna persona dovrebbe morire mentre si trova nelle mani dello Stato. È un principio che riguarda tutte e tutti, indipendentemente dalla nazionalità, dall’origine o dalla condizione giuridica. In uno Stato di diritto è indispensabile accertare fino in fondo i fatti, le responsabilità e le eventuali omissioni che hanno portato alla morte di Abderrahim Fakir.

La vicenda arriva nei giorni in cui abbiamo ricordato il G8 di Genova del 2001 una ferita ancora aperta nella storia democratica del nostro Paese. “La più grave sospensione dei diritti umani e democratici in un Paese occidentale nel secondo dopoguerra”, la definì giustamente Amnesty International.

Genova e la drammatica storia di Abderrahim ci ricordano quanto sia necessario contrastare ogni deriva autoritaria, ogni cultura dell’impunità e riaffermare il principio che chi esercita il monopolio della forza pubblica deve farlo nel pieno rispetto dei diritti umani, della legalità e della tutela della vita.

Esprimiamo la nostra vicinanza alla famiglia di Abderrahim Fakir e COSPE si unisce a loro, a tutte le realtà associative e ai singoli cittadini e cittadine che scenderanno in piazza stasera per chiedere che venga fatta piena luce su quanto accaduto.

Auspichiamo anche che questa ennesima morte – che segue quelle di diverse altre persone, tra cui Riccardo Magherini per cui la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo (CEDU) nel gennaio scorso condannò l’Italia –  apra un confronto pubblico e istituzionale sulle condizioni che continuano a rendere possibili tragedie come questa.

Riteniamo ormai non più rinviabili alcune riforme fondamentali, citate dalla stessa avvocata di Farik, Barbara Spinelli, tra cui la revisione delle tecniche di contenimento utilizzate dalle forze di polizia, adottando protocolli coerenti con le migliori evidenze scientifiche e gli standard internazionali sui diritti umani.

Occorre garantire una formazione obbligatoria e continua per tutte le forze di polizia sull’uso proporzionato della forza, sulle tecniche di de-escalation, sul primo soccorso e sulla prevenzione delle discriminazioni, affinché la tutela della vita sia sempre la priorità assoluta durante ogni intervento.

È indispensabile istituire un organismo realmente indipendente incaricato di indagare sulle condotte delle forze di polizia quando si verificano morti o gravi lesioni durante operazioni di polizia o mentre una persona è in custodia dello Stato, così da assicurare trasparenza, imparzialità e fiducia nelle istituzioni.

Allo stesso modo, è urgente raccogliere e pubblicare in modo sistematico dati sulle morti avvenute in custodia o nel corso di operazioni di polizia, perché senza trasparenza non è possibile comprendere la portata del fenomeno né prevenire il ripetersi di simili tragedie.

Verità e giustizia per Abderrahim Fakir significano anche assumersi la responsabilità di cambiare ciò che oggi non funziona, affinché nessun’altra famiglia debba vivere una perdita che avrebbe dovuto e potuto essere evitata. Perché la tutela dei diritti umani non può fermarsi davanti a una divisa, e perché nessuna persona dovrebbe mai morire nelle mani dello Stato.

Anna Meli, presidente di COSPE 

20 luglio 2026

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