Secondo il Digital News Report 2026 del Reuters Institute, basato su circa 100 mila interviste condotte in 48 Paesi, oggi il 10% delle persone usa piattaforme di intelligenza artificiale generativa per informarsi. È una quota ancora limitata, ma in crescita. L’utilizzo è particolarmente diffuso tra gli under 35 e i cosiddetti news lovers, ovvero chi dichiara un forte interesse per l’attualità e consuma notizie con maggiore frequenza.
L’ascesa dei chatbot si inserisce nel contesto in profonda trasformazione dell’ecosistema dell’informazione. Mentre i media tradizionali continuano a perdere pubblico e fiducia, social e piattaforme video sono diventati il principale punto di accesso alle notizie online, superando per la prima volta i siti web e le app delle testate giornalistiche. In questo scenario è facile immaginare che anche i chatbot possano conquistare, nel giro di pochi anni, un ruolo sempre più rilevante.
Perché ci si informa via chatbot?
Lo studio di Reuters Institute rivela che gli utenti non si rivolgono ai chatbot soltanto per conoscere le ultime notizie. Circa il 35% li utilizza per questo scopo, una pratica particolarmente diffusa in Paesi come Taiwan e Corea del Sud, dove l’accesso all’informazione attraverso aggregatori di contenuti è ormai consolidato. Ma sono soprattutto le funzioni di supporto alla comprensione a spiegare il successo dell’IA.
Il 34% degli utenti fa riassumere le notizie ai chatbot, mentre il 30% li utilizza per renderle più facili da capire. Interessa anche la possibilità di interagire con l’informazione: il 42% chiede approfondimenti e il 33% usa l’AI per valutare l’affidabilità di una fonte. Quest’ultimo comportamento è particolarmente diffuso in contesti dove la fiducia nei media è fragile o la libertà di stampa limitata, come Hong Kong e Turchia.
In generale, i chatbot vengono percepiti come più rapidi, capaci di sintetizzare informazioni provenienti da testate diverse, spaziare tra tanti argomenti e tradurre i contenuti nella lingua preferita. A tutto questo si aggiunge un elemento non secondario: nella maggior parte dei casi sono gratuiti, mentre la disponibilità del pubblico a pagare per le notizie online continua a diminuire.
Fidarsi oppure no?
La fiducia rappresenta uno degli elementi che influenza la diffusione dei chatbot. Il Digital News Report evidenzia che soltanto il 20% delle persone considera affidabili le notizie fornite dall’intelligenza artificiale. Si tratta di un valore inferiore persino alla già limitata fiducia nei mezzi di informazione tradizionali, che si attesta al 37%.
Il quadro cambia però se si considerano soltanto gli utenti che utilizzano realmente questi strumenti. In questo caso la fiducia sale al 44% e solo il 4% dichiara di cliccare sempre o spesso sulle fonti originali quando utilizza un chatbot – chiari indicatori della tendenza ad accontentarsi dei risultati dell’AI e di una scarsa propensione alla loro lettura critica, forse anche della limitata conoscenza dei meccanismi di funzionamento delle piattaforme generative.
La situazione italiana
In Italia l’utilizzo dei chatbot per informarsi è al momento inferiore alla media internazionale: parliamo del 6% della popolazione, con una concentrazione significativa tra i più giovani.
Il Digital News Report, curato per il nostro Paese da un gruppo di ricercatori del Master in Giornalismo dell’Università di Torino, descrive un sistema informativo caratterizzato da un apparente paradosso. Gli italiani tendono ad accedere alle notizie con grande frequenza – il 57% lo fa più volte al giorno, siamo secondi soltanto alla Finlandia – ma mostrano un coinvolgimento sempre più debole.
Negli ultimi dieci anni, infatti, la quota di persone che si dichiarano molto o estremamente interessate all’attualità è scesa dal 74% al 34%. Nella dieta mediatica, quotidiani e televisioni continuano a perdere peso, mentre i social rappresentano la principale modalità di accesso all’informazione per il 45% degli italiani.
Più che diminuire il consumo di notizie, sembra cambiare il modo in cui l’informazione viene cercata, selezionata e assimilata: sempre più rapido, frammentato e mediato dagli algoritmi.
Una sfida che riguarda tutti
Finora il dibattito su AI e informazione si è concentrato soprattutto sul modo in cui giornalisti ed editori possono utilizzare questi strumenti per produrre o distribuire contenuti in modo più efficiente.
L’emergere dei chatbot come canale informativo apre però questioni più ampie. Se una quota crescente di cittadini sceglie di informarsi attraverso le risposte generate dall’AI, come cambierà il rapporto con le fonti? Quale impatto dobbiamo aspettarci sulla formazione delle opinioni individuali e del dibattito pubblico? Come si costruiranno, in futuro, le competenze su cui si fonda una società democratica?
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