da “il Fatto Quotidiano” [24.7.2026]: “Il miracolo bipartisan della legge sul Cinema: il testo unico va in Aula tra progressi e vecchi vizi”
Il miracolo bipartisan della legge sul Cinema:
il testo unico va in Aula
tra progressi e vecchi vizi
Approvata all’unanimità in Commissione VII alla Camera una riforma parziale ma innovativa. Tax credit, valutazioni anestetizzate e poltrone restano lì a raccontare le patologie del sistema
La vicenda della gestazione della nuova legge sul cinema e sull’audiovisivo si pone come caso eccellente ed eccezionale, sia nel metodo sia nel merito: in un Parlamento nel quale i toni della dialettica sono ormai così estremi, anzi esasperati, al punto tale da sfiorare la rissa, è ai limiti dell’incredibile l’iter che ha caratterizzato il processo elaborativo che ha portato mercoledì 22 luglio ad una approvazione all’unanimità in Commissione VII alla Camera di un “testo unificato”. La discussione e votazione in Aula è calendarizzata per venerdì della prossima settimana, 31 luglio. Dopo la pausa estiva, il Senato affronterà l’approvazione definitiva, prevedibile – senza peccare di ottimismo – entro fine ottobre. La dialettica tra maggioranza ed opposizioni è stata approfondita e civile, giunta alla fine di un lungo ciclo di audizioni con i principali “stakeholder” del settore, dagli autori ai produttori ai tecnici (sono stato audito anche io, nella veste di presidente dell’IsICult).
Purtroppo, questa approvazione eterodossa non ha ancora provocato nel sistema mediale l’attenzione che merita: i quotidiani dedicano più spazio alla presentazione del programma della Mostra del Cinema di Venezia (illustrato ieri giovedì dal Presidente Pietrangelo Buttafuoco e dal Direttore Alberto Barbera, con l’incredibile presenza nel programma di 1 solo film diretto da una donna, la danese May el-Toukhy: un dettaglio forse più significativo di molti discorsi rituali sulla parità di genere) che all’imminente riassetto della “struttura” dell’intervento dello Stato in un settore così strategico e delicato del sistema culturale nazionale.
A distanza di dieci anni dall’approvazione della cosiddetta “Legge Franceschini”, l’Italia avrà presto nuove norme che in parte dovrebbero correggere alcune storture emerse nel corso del tempo: assolutamente rivoluzionaria la creazione di una Agenzia indipendente, che andrà ad assorbire le funzioni finora svolte dalla Direzione Cinema e Audiovisivo del Ministero, sul modello del benchmark europeo del Cnc (Centre National du Cinéma et de l’image animée), sviluppando un’idea lanciata dal maestro Pupi Avati.
La settimana che si chiude oggi ha però registrato alcuni piccoli eventi che arricchiscono il catalogo delle patologie del settore. Lunedì 20 una commissione ministeriale ha riaffidato al Dipartimento Scienze Sociali ed Economiche (Disse) dell’Università Sapienza di Roma la “valutazione di impatto” della Legge Franceschini per l’anno 2025, allorquando questo stesso Dipartimento ha elaborato una relazione totalmente priva di capacità critica, asettica anzi anestetizzata, peraltro trasmessa dal ministro della Cultura Alessandro Giuli al Parlamento con nove mesi e mezzo di ritardo rispetto all’obbligo. Soltanto a metà luglio 2026 si può leggere una valutazione relativa all’anno 2024: già soltanto questo la rende inutile.
Giovedì su il Fatto Quotidiano ho pubblicato la notizia della possibile nomina della Segretaria nazionale del sindacato destrorso Ugl alla Direzione del Personale della società pubblica Cinecittà spa, confermando il rischio di improprie porte girevoli, tra politica, clientelismi ed amichettismi.
Nel consueto teatro delle poltrone (rigorosamente senza pubblico e senza verbali), permane l’attesa per la scelta del nuovo Presidente del David di Donatello (Piera Detassis ha concluso il suo secondo mandato), un’altra “macchina culturale” che deve affrontare un serio tagliando, a partire dalla riforma radicale della soporifera cerimonia trasmessa in diretta su Rai: accantonata l’ipotesi di Salvo Nastasi, pare che lo stesso, nella sua veste di Presidente della Siae (e della Fondazione Festa del Cinema di Roma), “suggerisca” candidature come i sinistrorsi Gian Luca Farinelli (attualmente Direttore del Festival del Cinema Ritrovato di Bologna) e Silvia Calandrelli (già storica Direttrice di Rai Cultura), forte della copertura del deficit dell’Accademia del Cinema Italiano “David” messa in atto dalla salvifica e ricca Società Italiana degli Autori ed Editori. Altri sostengono una candidatura più “spettacolare”, come quella della destrorsa Tiziana Rocca, apprezzata organizzatrice culturale, verosimilmente in grado di svecchiare l’ingessata struttura.
La nuova legge sul cinema e audiovisivo correggerà queste ed altre storture, in primis l’eccesso di danaro pubblico a vantaggio del contro verso “Tax Credit”? Non è detto, ma la direzione è quella giusta, in nome della trasparenza e dell’efficacia dell’intervento pubblico, dopo un decennio di mala gestione della Legge Franceschini. Legge che ha provocato un sistema assistito drogato, ha arricchito le multinazionali ed i “big player”, a discapito della produzione indipendente e della massima estensione dello spettro espressivo, ovvero della “democrazia culturale”.
Angelo Zaccone Teodosi
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