Powerchair Football, la Nazionale italiana bloccata a Fiumicino: salta la trasferta per Glasgow. "Un danno sportivo, umano e morale"

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CIP: "Episodio scandaloso, danno sportivo, umano e morale". Ferrazza (FIPSS): "Abbiamo subito una profonda ingiustizia". Easyjet giustifica "C'è stato un malinteso, pronti a prenderci le nostre responsabilità."

La settimana scorsa la Nazionale italiana di Powerchair Football è rimasta a terra all'aeroporto di Roma Fiumicino, perdendo la possibilità di partecipare al torneo internazionale di Glasgow, appuntamento chiave nel percorso di preparazione ai Campionati del Mondo in programma a ottobre in Argentina.

Secondo quanto ricostruito dalla Federazione Italiana Paralimpica Powerchair Sport (FIPPS), la compagnia aerea EasyJet aveva autorizzato già nei mesi scorsi il trasporto della delegazione composta da sei atleti con disabilità, delle rispettive carrozzine per la mobilità quotidiana e delle sei carrozzine elettriche utilizzate per la competizione. Per evitare qualsiasi criticità organizzativa, la Federazione aveva inoltre inviato una comunicazione formale prima della partenza, riepilogando tutte le esigenze logistiche della squadra.

La mattina del 20 luglio, però, nonostante l'arrivo in aeroporto con largo anticipo, gli atleti sono stati informati che l'Airbus A320 destinato al volo per Glasgow non avrebbe potuto trasportare tutte le carrozzine da gioco. Tra le soluzioni prospettate dalla compagnia vi sarebbe stata quella di dividere la delegazione o di spedire parte delle carrozzine su un altro volo, rendendo di fatto impossibile la partecipazione della Nazionale al torneo.

L'episodio ha suscitato la dura reazione del Comitato Italiano Paralimpico, che ha parlato di una vicenda "scandalosa", annunciando il proprio sostegno alla Federazione nelle iniziative volte ad accertare le responsabilità e chiedendo un intervento delle istituzioni affinché vengano garantiti standard di trasporto realmente accessibili.

A raccontare quanto accaduto è anche Marco Ferrazza, presidente della FIPPS. "Credevamo di partire per una grande avventura sportiva, invece abbiamo subito una profonda ingiustizia", afferma. Ferrazza sottolinea come il viaggio fosse stato organizzato con oltre tre mesi di anticipo e come la compagnia avesse ricevuto tutte le informazioni tecniche sulle carrozzine, rilasciando le necessarie autorizzazioni. "Siamo arrivati in aeroporto quattro ore prima del volo proprio per facilitare le operazioni di imbarco, ma ci è stato comunicato che l'aereo non aveva spazio sufficiente per tutte le carrozzine."

Per la Federazione le conseguenze vanno ben oltre il danno economico. "Abbiamo perso un'occasione fondamentale di preparazione ai Mondiali, nella quale avevamo concentrato gran parte delle nostre risorse, rinunciando anche ad altre competizioni. Ma il danno più grande è quello subito dai ragazzi arrivati da tutta Italia con il desiderio e l'orgoglio di rappresentare il nostro Paese: è stata negata loro un'esperienza per la quale si erano preparati a lungo."

Solidarietà alla Nazionale arriva anche dal mondo delle associazioni delle persone con disabilità. Anita Pallara, presidente di Famiglie SMA, definisce quanto accaduto "un episodio gravissimo che non può essere liquidato come un semplice disservizio". "Le carrozzine non sono un bagaglio qualsiasi, ma parte integrante della persona, della sua autonomia e, per questi atleti, anche dello strumento che rende possibile praticare sport ad alto livello", sottolinea.

Secondo Pallara, la vicenda dimostra quanto il percorso verso una piena inclusione sia ancora incompleto. "L'accessibilità non può dipendere dalla buona volontà del momento né essere rimessa in discussione all'ultimo minuto, soprattutto quando tutte le procedure sono state rispettate. Deve essere garantita sempre. Ci auguriamo che questo episodio porti a rivedere procedure che continuano a penalizzare le persone con disabilità, perché i diritti non si negoziano e non possono essere lasciati a terra insieme alle carrozzine."

L'episodio ha riacceso il dibattito sul diritto alla mobilità delle persone con disabilità e sull'adeguatezza delle procedure adottate dai vettori aerei per il trasporto degli ausili indispensabili. Una questione che, nel caso della Nazionale italiana di Powerchair Football, ha avuto conseguenze non solo organizzative ed economiche, ma anche sportive e umane, impedendo agli Azzurri di prendere parte a un appuntamento internazionale fondamentale nel cammino verso i Mondiali.

EasyJet ha successivamente attribuito l'accaduto a un "fraintendimento" nella fase di prenotazione. Secondo il country manager per l'Italia, Lorenzo Lagorio, la compagnia non avrebbe compreso che ciascun atleta avrebbe viaggiato con due carrozzine: quella per la mobilità personale e quella sportiva.

"C'è stato questo malinteso, di cui dobbiamo assumerci la responsabilità e che ci dispiace molto", ha dichiarato Lagorio, spiegando che la criticità sarebbe emersa soltanto il venerdì precedente alla partenza, quando un rappresentante della squadra si era recato in aeroporto per verificare le procedure di imbarco.

La compagnia sostiene di aver tentato di trovare una soluzione alternativa, proponendo a parte della delegazione di raggiungere Edimburgo con un altro volo per poi proseguire via terra fino a Glasgow. Una proposta che la Federazione ha ritenuto incompatibile con la partecipazione della Nazionale, scegliendo di non dividere il gruppo.

EasyJet ha inoltre annunciato l'intenzione di confrontarsi con la FIPPS per valutare, oltre al rimborso del viaggio, ulteriori forme di ristoro e individuare procedure che evitino il ripetersi di situazioni analoghe.

La ricostruzione della compagnia, tuttavia, non sembra chiudere le numerose questioni sollevate dalla vicenda. La Federazione sostiene infatti di aver ottenuto l'autorizzazione al trasporto delle carrozzine già nel mese di aprile e di aver successivamente inviato una comunicazione formale con tutte le specifiche tecniche della delegazione. Se davvero il problema era stato individuato nei giorni precedenti alla partenza, resta da chiarire perché gli atleti non siano stati avvisati tempestivamente, evitando loro di raggiungere l'aeroporto e di vedere sfumare, direttamente al gate, una trasferta preparata per mesi.

Per una squadra paralimpica, infatti, la possibilità di viaggiare con gli ausili necessari non rappresenta un'esigenza organizzativa accessoria, ma la condizione indispensabile per poter gareggiare. Ed è proprio questo l'aspetto che rende la vicenda particolarmente grave: non un semplice inconveniente logistico, ma il venir meno delle condizioni che avrebbero consentito agli Azzurri di rappresentare l'Italia in un appuntamento internazionale decisivo nel percorso di avvicinamento ai Campionati del Mondo.

Recapiti
info@osservatoriomalattierare.it (Ilaria Vacca)