Odissea di Nolan: il film che per Ciaccio parla di noi

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Roma (NEV), 23 luglio 2026 – Ha debuttato nei cinema italiani il 16 luglio ‘The Odyssey’ (Odissea) di Christopher Nolan, distribuito da Universal Pictures Italia e girato interamente nel formato IMAX 70mm. Il film rilegge il mito omerico, registrando incassi record e suscitando un vivo dibattito culturale, etico e politico.

Di seguito proponiamo l’approfondimento.

Odissea (The Odyssey, di Christopher Nolan, USA-UK 2026, dur. 173′) è un film riuscito, importante, monumentale sotto ogni aspetto.

Tuttavia, l’alto livello tecnico si fa arte, perché Nolan vuole dire qualcosa attraverso l’opera di Omero (non a caso il latino ars traduce il greco techné). Per questo, la parola che per me più descrive il film è “predicazione”, ovvero l’atto del ri-raccontare quella storia tramandata dai tempi antichi per farla rivivere oggi nel pubblico. Attraverso la predicazione scopriamo, infatti, che quel testo antico non parla di Odisseo, proprio come la Bibbia non parla di Mosè o di Pietro, ma parla di noi. Se non fosse così, non si tratterebbe di un testo antico, ma di un testo morto.

Cosa distingue le opere culturali fondanti di una civiltà? In sostanza due elementi: la possibilità di essere interpretate, manipolate, finanche strumentalizzate da chi ne usufruisce nel presente e la capacità di sopravvivere a chi ha osato usufruirne. Appunto, è quel che accade con la Bibbia: vittima costante dei suoi interpreti e, allo stesso tempo, perenne vincitrice su di essi. Lo stesso si può dire dell’Odissea.

Allora, perché rischiare il confronto con chi sai vincerà sempre e comunque? Per fare vivere la storia, leggendola oggi per dire qualcosa di particolare ai propri contemporanei. Tenerla sullo scaffale alto della libreria, perché è “un libro da avere” e niente di più, significa condannarla a morire impoverendo l’umanità intera.

Qual è allora la predicazione di Christopher Nolan? Proviamo a sviscerarne alcuni punti, avvertendo chi legge che, sebbene la fine della storia sia nota, le righe che seguono contengono spoiler.

Il Mediterraneo

Di fronte alla lista degli interpreti, i soliti noiosi, annoiati e pigri hanno gridato allo scandalo woke: gli Achei non sono “bianchi”, ma di ogni colore; inoltre, uno di loro, Sinone, sarà pure bianco, ma è interpretato da un attore trans, Elliott Page. Invece, chi conosce il Mediterraneo, quello vero, chi ha frequentato la Sicilia, conosce lo spettro dei colori che vi si incontrano.

Ma questa polemica è fuori luogo perché il Mediterraneo dell’Odissea è molto più di quello geografico: è il mondo conosciuto, è l’ecumene archetipica. L’Odissea non è una roba “occidentale”. L’Odissea è universale, perché già da Omero puntava a essere più di una leggendaria storia patria.

La xenía

La divinità travestita da viandante è presente in molte culture, anche nella Bibbia: basti pensare agli episodi di Sodoma e delle Querce di Mamre in Genesi e di Emmaus in Luca. “Non dimenticate l’ospitalità; perché alcuni, praticandola, senza saperlo hanno ospitato angeli” (Ebrei 13,2). Nel film la pratica dell’ospitalità è chiamata la legge di Zeus…

… continua a leggere sul sito dell’Associazione protestante cinema “Roberto Sbaffi”

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