C’è un’immagine che accompagna da sempre il mondo delle Guide MTB. Quella di persone instancabili, sempre sorridenti, sempre preparate, capaci di affrontare qualsiasi situazione con energia e sicurezza.
È un’immagine comprensibile.
Ma non è reale.
Anche una Guida è un atleta, un professionista e, prima di tutto, una persona. Può dormire poco la notte precedente, accusare un principio di influenza, soffrire il caldo di un’estate particolarmente intensa o semplicemente attraversare una giornata in cui le energie fisiche e mentali non sono quelle abituali.
La differenza non sta nel non avere mai una giornata difficile.
La differenza sta nel modo in cui la si affronta.
Il primo dovere è essere sinceri con sé stessi
Una Guida prende continuamente decisioni.
Sceglie il percorso, valuta il meteo, osserva il gruppo, interpreta il territorio e interviene quando qualcosa cambia. Tutto questo richiede lucidità.
Per questo motivo la prima domanda che un professionista dovrebbe porsi, ancora prima di preparare la bicicletta, è molto semplice.
“Oggi sono davvero nelle condizioni migliori per accompagnare altre persone?”
È una domanda che richiede onestà.
Esistono piccoli malesseri che non compromettono il lavoro e che possono essere gestiti senza alcun problema.
Ma esistono anche situazioni nelle quali l’orgoglio rischia di diventare un cattivo consigliere.
Una forte disidratazione, una febbre, un’importante stanchezza accumulata o una condizione fisica non ottimale possono ridurre la capacità di concentrazione molto più di quanto si immagini.
E una Guida non può permetterselo.
Cambiare programma non significa fallire
Se la condizione non è perfetta, la soluzione non è sempre annullare l’uscita.
L’esperienza permette anche di adattare la giornata.
Si può scegliere un itinerario meno impegnativo, ridurre il dislivello, aumentare i tempi delle soste, evitare i tratti più esposti al caldo o rinunciare a una variante particolarmente tecnica.
Chi osserva queste modifiche potrebbe pensare che siano decisioni dettate dalla prudenza.
In realtà sono il frutto di una valutazione professionale.
Una Guida non deve dimostrare quanto è forte.
Deve garantire un’esperienza sicura e piacevole.
Se per farlo è necessario cambiare programma, allora quella diventa la scelta giusta.
Il gruppo viene prima dell’ego
Esiste una tentazione che ogni professionista conosce.
Pensare di poter stringere i denti.
Succede in tutti i mestieri.
Nel lavoro di una Guida, però, questa mentalità può trasformarsi in un rischio.
Quando si accompagna un gruppo non si è responsabili soltanto della propria giornata.
Ogni decisione ricade su altre persone.
Per questo chiedere il supporto di un collega, affidare il tour a un’altra Guida o, nei casi necessari, rinviare l’uscita non rappresentano una debolezza.
Rappresentano una dimostrazione di maturità.
L’autorevolezza non nasce dall’idea di essere invincibili.
Nasce dalla capacità di riconoscere i propri limiti.
Anche la mente si affatica
Quando si parla di forma fisica si pensa quasi sempre alle gambe.
In realtà, durante un tour, la parte più impegnata è spesso il cervello.
Una Guida osserva continuamente il gruppo, controlla il percorso, legge il meteo, interpreta il comportamento del terreno, comunica con i partecipanti e pianifica ciò che accadrà nei chilometri successivi.
È un’attività mentale continua.
Dopo settimane particolarmente intense, magari nel pieno della stagione estiva, anche questa concentrazione può diminuire.
Per questo il recupero diventa parte integrante della professionalità.
Dormire bene, alimentarsi correttamente e programmare momenti di riposo non sono attenzioni rivolte soltanto al benessere personale.
Sono strumenti di lavoro.
La competenza è anche sapersi fermare
Nei corsi Guide dell’Accademia Nazionale del Ciclismo si parla spesso di tecnica, sicurezza, orientamento e gestione del gruppo.
Ma esiste un insegnamento che attraversa tutte queste materie.
Una Guida deve imparare a valutare le condizioni del gruppo.
Prima ancora, però, deve imparare a valutare le proprie.
Perché chi conosce davvero la montagna sa che non tutte le giornate sono uguali.
E sa anche che il professionista migliore non è quello che parte sempre.
È quello che riesce a capire quando è il momento giusto per farlo… e quando, invece, la scelta più responsabile è aspettare ventiquattr’ore.
La montagna sarà ancora lì.
Il sentiero anche.
La fiducia delle persone che hanno scelto di affidarsi a una Guida, invece, merita di essere protetta ogni singolo giorno.
Ed è proprio questa consapevolezza che distingue un semplice accompagnatore da un vero professionista.