La crisi climatica anticipa e allunga la stagione degli incendi - ZeroEmission.eu

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La stagione degli incendi boschivi in Italia si sta allungando e arriva sempre prima. È l’allarme lanciato da Greenpeace Italia, che collega i numerosi roghi che stanno colpendo il Paese agli effetti sempre più evidenti della crisi climatica.

Negli ultimi giorni la Sicilia è stata tra le regioni maggiormente interessate dagli incendi, con decine di focolai che hanno coinvolto diverse province, provocando evacuazioni, danni estesi a boschi, biodiversità e attività agricole. Per l’associazione ambientalista, quanto sta accadendo non rappresenta un episodio isolato né un’estate particolarmente difficile, ma l’espressione di una tendenza ormai consolidata.

«Gli incendi sono uno dei segnali più evidenti di un clima che cambia», afferma Martina Borghi, responsabile della campagna Foreste di Greenpeace Italia. «La stagione dei roghi sta diventando sempre più lunga e anticipata, rendendo i territori italiani più vulnerabili agli effetti della crisi climatica».

Il bacino del Mediterraneo area esposta

Secondo l’organizzazione, sebbene in Italia la maggior parte degli incendi abbia un’origine antropica, è il riscaldamento globale a creare le condizioni ideali per la loro rapida propagazione. Temperature elevate, siccità prolungata e venti di scirocco favoriscono infatti lo sviluppo delle fiamme, rendendo più complesse anche le operazioni di spegnimento.

I dati confermano un quadro in peggioramento. Secondo l’European Forest Fire Information System (EFFIS), il sistema europeo di monitoraggio satellitare gestito dal Joint Research Centre della Commissione europea nell’ambito del programma Copernicus, tra il 1° gennaio e il 22 luglio 2026 in Italia sono andati distrutti dal fuoco circa 36.600 ettari di territorio, un valore superiore di circa l’80% rispetto alla media registrata nello stesso periodo tra il 2006 e il 2025, pari a 20.329 ettari.

Nel solo aggiornamento del 22 luglio, la superficie percorsa dagli incendi ha raggiunto quasi 19 mila ettari, un’estensione superiore all’intero territorio del Comune di Milano. Anche a livello europeo la situazione appare critica: al 15 luglio 2026, nell’Unione europea erano già andati in fumo oltre 167 mila ettari, un dato superiore alla media degli ultimi vent’anni.

Greenpeace ricorda che il bacino del Mediterraneo è tra le aree del pianeta più esposte agli effetti combinati dell’aumento delle temperature, della scarsità di precipitazioni e di condizioni meteorologiche favorevoli alla diffusione degli incendi.

Cosa fare per contrastare gli incendi

Di fronte a questo scenario, l’associazione ritiene che la sola gestione delle emergenze non sia più sufficiente. Servono interventi strutturali per la prevenzione, dalla manutenzione dei boschi al recupero delle aree rurali abbandonate, fino al potenziamento dei sistemi di monitoraggio e alla preparazione delle comunità locali.

Secondo Greenpeace, tuttavia, ogni strategia di adattamento rischia di rivelarsi insufficiente senza un’azione decisa sulle cause del fenomeno. L’organizzazione ribadisce quindi la necessità di ridurre rapidamente le emissioni di gas serra per contenere il riscaldamento globale, considerato il principale fattore che sta amplificando eventi estremi come gli incendi boschivi.

Non solo. Per WWF Italia, “occorre investire in attività di intelligence, nel presidio preventivo delle aree più esposte durante le giornate a rischio elevato e in un monitoraggio costante del territorio. È necessario rafforzare il dialogo e la collaborazione con agricoltori, allevatori e cittadini che vivono nelle aree rurali, affinché diventino parte integrante di una rete di prevenzione e segnalazione. Servono inoltre strutture efficienti, autonome da logiche clientelari e in grado di programmare interventi continuativi durante tutto l’anno. Parallelamente è indispensabile rafforzare il contrasto alle ecomafie, alle agromafie e a tutte quelle attività criminali che traggono profitto dallo sfruttamento illegale delle risorse naturali”.

Recapiti
Davide Grassi