Da Est a Ovest, l’Italia riscopre Ella von Schultz Adaïewsky nel centenario della morte

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Dal Friuli di Odmevi/Echi e Folkest a Biella di Suoni in Movimento, due festival rendono omaggio a una grande musicista, compositrice e pioniera dell’etnomusicologia, troppo a lungo cancellata dalla storia.

Nel Centenario dalla morte la ricerca nata dal lavoro pluridecennale dell’Associazione Sergio Gaggia, sotto la direzione artistica di Andrea Rucli, sta puntando finalmente il faro su Ella von Schultz Adaïewsky, musicista, compositrice e pioniera della moderna etnomusicologia che il pregiudizio di genere condannò per decenni all’oblio. Due gli appuntamenti emblematici uniscono l’Italia da Oriente a Occidente: dal Friuli, là dove Ella ha operato, al Piemonte. Stiamo parlando di Folkest, il festival etno world che da 48 anni porta l’attenzione sulle musiche del mondo, e Suoni in Movimento, festival internazionale di musica itinerante che porta dal 2012 la musica nei luoghi più affascinanti della periferia e delle valli del biellese.

Il primo appuntamento è lunedì 17 agosto alle 19.00 nella chiesa di Santa Maria a Liessa di Grimacco, nel cuore delle Valli del Natisone, dove l’Associazione Musicale Sergio Gaggia di Cividale del Friuli porta, con la rassegna ODMEVI/Echi in collaborazione con Folkest, un reading musicale che intreccia parola e suono. Voce recitante è Astra Lanz, nota al grande pubblico per il ruolo di suor Maria in Don Matteo, che legge stralci dalle opere che Adaïewsky dedicò proprio a questi luoghi; al suo fianco, Cristina Del Tin soprano e Andrea Rucli al pianoforte. La serata ripercorre il viaggio di ricerca che Ella compì nel 1894 nelle Valli del Natisone, a piedi e insieme al grande linguista polacco Jean Baudouin de Courtenay: un’escursione scientifica confluita in un feuilleton pubblicato a Praga sulla rivista Politik, dal quale emerge il ritratto di una valle tutt’altro che arretrata, paragonata addirittura all’ultima Thule, e la testimonianza — raccolta dalla voce di tre bambine — di quel canto spontaneo a più voci per cui le Valli erano celebri nell’Ottocento.

Tredici giorni dopo, il testimone passa da Est a Ovest. Domenica 30 agosto, alla Fabbrica della Ruota di Pray, l’ex Lanificio Fratelli Zignone oggi divenuto centro culturale e simbolo dell’archeologia industriale biellese, Suoni in Movimento propone alle 17.00 (preceduto da una visita guidata alle 16.00) il concerto Quando la Musica è Donna. Ella von Schultz Adaïewsky, un riscatto dall’oblio. Tornano protagonisti Cristina Del Tin e Andrea Rucli, affiancati dal clarinetto di Nicolò Panziera, per un programma che accosta le pagine della compositrice — dai Tre Rondel su testi di Charles d’Orléans alla Sonata Greca per clarinetto e pianoforte, dal Proemion — Partie métabolique a una selezione dal I libro dei XXIV Preludi per canto e pianoforte — a due pilastri del romanticismo europeo, la Lorelei di Liszt e quella di Clara Wieck Schumann. Un dialogo fra mito, poesia e riscoperta che restituisce la statura di un’artista di straordinaria modernità.

La riscoperta italiana della figura di Adaïewsky ha preso avvio nei primi anni Duemila proprio dall’esecuzione delle sue musiche da parte di Rucli, a partire dai materiali che il compositore e studioso udinese Piero Pezzé aveva raccolto alla fine degli anni Settanta, e si è allargata progressivamente alla ricostruzione della sua multiforme attività di scrittrice e ricercatrice. Cruciale, in questo percorso, il rinvenimento nel 2009 di Un voyage à Résia, diario-trattato nato dalla ricerca sulla musica e la danza resiane compiuta nel 1883: un lavoro di ampiezza e profondità tali da mutare certezze storiche consolidate e da anticipare di decenni concetti e metodi della moderna etnomusicologia, che vede oggi in quel viaggio nella sperduta valle friulana un proprio momento fondativo.

Ella von Schultz Adaïewsky (San Pietroburgo 1846 – 1926) fu musicista a tutto tondo: pianista, compositrice raffinata, etnomusicologa ante litteram. Studiò al neonato Conservatorio della capitale russa, frequentò i protagonisti della scena musicale europea del secondo Ottocento e suonò più volte alla presenza dello zar Alessandro II. Liszt fu tra i suoi sostenitori; ma il suo tempo le riservò anche l’aperta misoginia di Hans von Bülow, che si rifiutò di considerarla come musicista in quanto donna. Per poter pubblicare dovette persino mascherare il proprio nome, adottando il cognome Adaïewsky in luogo di Adaïewskaia come imponevano le regole del tempo. Il riscatto dall’oblio è arrivato solo grazie agli studiosi più recenti — e a due festival che, da un capo all’altro del Paese, hanno scelto di celebrarne il centenario.

Recapiti
Lorenza Somogyi Bianchi