La prevalenza più alta si ritrova nelle ragazze che tendono ad isolarsi nella loro camera senza uscire di casa nell’1,9% dei casi per le studentesse delle scuole medie e fino a al 2,4% dei casi delle studentesse delle scuole superiori. L’età più critica risulta essere i 13 anni
L’adolescenza è il periodo della scuola, dello sport, delle uscite con gli amici e dei primi amori. Sì, però non sempre. Esistono ragazzi e ragazze che entrati in quella fase della vita che dovrebbe essere rivolta alla scoperta e alla socialità, decidono invece di intraprendere un percorso inverso, scelgono di chiudersi in casa, anzi nella propria stanza comunicando con il mondo esterno, al massimo, attraverso la tecnologia. Talvolta la comunicazione cessa anche verso i propri familiari.
Si chiamano “Hikikomori” dal termine giapponese “stare in disparte” e proprio nella terra del Sol Levante questo fenomeno è stato registrato per la prima volta per poi essere individuato e riconosciuto in altri paesi occidentali tra cui l’Italia.
Hikikomori: riconoscere i segnali
L’Istituto Italiano per la Sanità sul portale ISS Salute traccia un quadro delle caratteristiche. L’ Hikikomori è una persona che decida di vivere in uno stato di completo ritiro sociale per almeno sei mesi e il cui esordio si manifesta prima dei 30 anni di età. Il rifiuto di contatti sociali, sembrerebbe protrarsi in media da uno a quattro anni e, in alcuni casi è accompagnato dal rifiuto di andare a scuola, da una dipendenza da Internet e dall’inversione del ritmo sonno-veglia.
A scegliere l’isolamento sono soprattutto le ragazze
Secondo i risultati di uno studio pubblicati in una nota dall’ l’Istituto Superiore di Sanità, sul rischio dipendenze per la generazione Z, realizzato nel 2022 intervistando più di 8.700 studenti tra gli 11 e i 17 anni, il fenomeno dell’isolamento sociale riconducibile all’Hikikomori sembrerebbe interessare circa l’1,8% degli studenti delle scuole medie –circa 30.175- e l’1,6% degli studenti delle scuole superiori –circa 35.792-.
Rispetto al genere, la prevalenza più alta si ritrova nelle ragazze che tendono ad isolarsi nella loro camera senza uscire di casa nell’1,9% dei casi per le studentesse delle scuole medie e fino a al 2,4% dei casi delle studentesse delle scuole superiori. L’età più critica risulta essere i 13 anni.
Un ultimo dato. Dalla ricerca sulle dipendenze emerge che a presentare il rischio più alto siano gli adolescenti che dichiarano di avere maggiori difficoltà a parlare con i propri genitori di cose che li preoccupano.
Scuola e famiglia come sempre, risultano essere luoghi fondamentali per la crescita dei ragazzi e la costruzione del loro benessere.
A cura della redazione di Ai.Bi. Amici dei Bambini ETS.
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