A Savona, nel cuore delle Fornaci dei Pescatori, c’è una spiaggia che negli anni è diventata molto più di un luogo di balneazione: è un simbolo concreto di inclusione, autonomia e partecipazione. È lo Scaletto senza Scalini, un progetto nato per abbattere le barriere che ancora oggi rendono complesso l’accesso al mare, soprattutto in un territorio come quello ligure, caratterizzato da una morfologia spesso difficile. L’area, un tempo utilizzata come ricovero per le barche da pesca, nel 2010 ha iniziato una nuova storia grazie a un progetto di accessibilità che ha cambiato il modo di vivere la spiaggia da parte delle persone con disabilità.
“Abbiamo iniziato con un contributo del Comune di Savona – racconta Ugo Capello, fondatore del progetto –. All’inizio lavoravamo solo nei fine settimana di luglio e agosto, con attrezzature essenziali e tanta buona volontà. Quell’estate registrammo 375 presenze. L’anno successivo arrivò il sostegno della Fondazione De Mari, che ancora oggi ci accompagna, permettendoci di garantire sei ore di balneazione assistita ogni giorno. Nel tempo, grazie ad altri finanziamenti, siamo riusciti ad ampliare il servizio fino alle otto ore quotidiane”.
Lo Scaletto senza Scalini è oggi una realtà strutturata, capace di offrire un servizio gratuito di balneazione assistita alle persone con disabilità e alle loro famiglie. Il progetto prevede due turni giornalieri, dalle 9 alle 13 e dalle 14.30 alle 18.30, con personale formato, attrezzature dedicate e servizi pensati per garantire sicurezza e autonomia.
Dal 2010 al 2025, le presenze degli ospiti che hanno avuto accesso al lido sono stati 35.509. Nel 2022, attraverso il bando regionale dedicato all’accessibilità della balneazione per le persone con disabilità, lo Scaletto ha ottenuto un importante sostegno che ha consentito la continuità del servizio.
“Continuiamo inoltre a contare sul sostegno del Comune di Savona che, indipendentemente dall’amministrazione in carica, ha sempre considerato lo Scaletto un fiore all’occhiello della città”, sottolinea Ugo.
Ma come avviene l’accesso al mare?
Al primo ingresso viene raccolta una scheda con le informazioni necessarie sulla persona, dalla patologia alle eventuali terapie salvavita, così da consentire un intervento tempestivo in caso di necessità. Ogni ospite può usufruire gratuitamente di lettino e ombrellone, mentre agli accompagnatori viene messa a disposizione una seduta per poter rimanere accanto alla persona assistita.
La struttura dispone inoltre di un punto di primo soccorso, un lettino ortopedico, un sollevatore, servizi igienici accessibili e docce calde. Per chi sceglie di trascorrere l’intera giornata al mare è attiva anche una convenzione con un ristorante della zona.
Il legame con AISLA e il ricordo di Silvia Codispoti
La storia dello Scaletto si intreccia con quella di AISLA attraverso Silvia Codispoti, volontaria instancabile, collaboratrice della Redazione nazionale dell’Associazione e referente della sezione di Cuneo.
Silvia ha incontrato la SLA quando aveva poco più di vent’anni. Una diagnosi che avrebbe potuto rappresentare un limite, ma che lei ha trasformato in una nuova possibilità di vita: continuare a scegliere, partecipare, comunicare e costruire relazioni.
Con il suo entusiasmo, la sua determinazione e la sua capacità di guardare sempre oltre le difficoltà, Silvia è diventata un esempio di forza e di amore per la vita. Grazie a questo incontro fortunato, AISLA ha scelto di sostenere il progetto dello Scaletto senza Scalini, riconoscendone il valore come esperienza concreta di inclusione.
Il legame con Silvia continua oggi attraverso un altro importante progetto promosso da AISLA.
Il 3 luglio 2026, infatti, l’Associazione ha inaugurato la Casa di Silvia, il primo progetto nazionale di ospitalità accessibile dedicato alle persone con SLA, ai loro familiari e ai caregiver durante periodi di sollievo, cura e vicinanza.
“Oggi non si è inaugurata soltanto una casa. Oggi una famiglia ha varcato per la prima volta la soglia della Casa di Silvia”, ha raccontato AISLA in occasione dell’apertura.
Con l’ingresso dei suoi primi ospiti, la Casa di Silvia è diventata realtà: un progetto unico in Italia che trasforma il ricordo di Silvia Codispoti in un luogo vivo, dove l’accoglienza si traduce in sostegno concreto, l’accessibilità in libertà e la solidarietà in una risposta quotidiana ai bisogni delle famiglie che convivono con la SLA.
Un modello di comunità inclusiva
I numeri raccontano la crescita dello Scaletto: dalla nascita del progetto sono state superate le 35.000 presenze complessive. Considerando che ogni persona arriva mediamente accompagnata da due familiari o amici, significa oltre 100.000 presenze generate sul territorio, con un impatto importante anche sul turismo e sull’economia locale. “Quest’anno, dall’apertura del 27 giugno fino a domenica scorsa, abbiamo già registrato 1.496 presenze”, racconta Ugo.
Ma lo Scaletto non è solo accessibilità. Come cooperativa sociale di tipo B, il progetto ha favorito anche l’inserimento lavorativo di persone con disabilità o in condizioni di fragilità sociale, attraverso assunzioni dedicate e percorsi di inclusione professionale. “In questo modo, il progetto è cresciuto anche sotto il profilo sociale”. Un risultato costruito anche attraverso un investimento sul futuro:
“Quest’anno abbiamo deciso di assumere esclusivamente giovani appena formati, tra i 20 e i 25 anni. È un investimento importante perché prima o poi dovrò ridurre il mio impegno diretto. Continuerò a esserci, ma voglio che il progetto possa proseguire grazie a nuove energie”.
Verso un turismo realmente accessibile
L’esperienza dello Scaletto senza Scalini rappresenta anche un esempio di come il tema dell’accessibilità stia entrando sempre più nelle politiche di gestione del territorio.
“Nei bandi per l’assegnazione delle concessioni balneari l’accessibilità è diventata uno degli elementi fondamentali – spiega Ugo –. Chi investe nell’abbattimento delle barriere architettoniche, nelle attrezzature dedicate e nei servizi per le persone con disabilità ottiene un punteggio maggiore”.
Un cambiamento culturale e istituzionale che riconosce finalmente l’accessibilità non come un elemento aggiuntivo, ma come un requisito essenziale per progettare luoghi realmente aperti a tutte e tutti.
Lo Scaletto senza Scalini rappresenta così una testimonianza concreta: quando le barriere vengono rimosse, non si rende accessibile soltanto una spiaggia, ma si costruisce una comunità più accogliente.