In Emilia-Romagna una legge sul suicidio medicalmente assistito

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Approvato dalla Regione il provvedimento che disciplina l'accesso al fine vita per i pazienti con patologie irreversibili

È stata approvata dall’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna la legge sul suicidio medicalmente assistito, che intende recepire le indicazioni della Corte costituzionale (qui un riepilogo delle sentenze della Corte sul tema). La disciplina riguarda esclusivamente le persone affette da patologie irreversibili che provocano sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili, definendo criteri uniformi e trasparenti per l’applicazione sul territorio regionale.

“Questa legge non crea nuovi diritti né introduce condizioni diverse rispetto a quelle già definite dalla Corte costituzionale. Si limita a tradurre in procedure obiettive, imparziali e uguali per tutti i principi affermati dalla sentenza 242 del 2019, rendendoli concretamente applicabili e colmando un vuoto legislativo nazionale. Credo sia una legge rispettosa di tutte le sensibilità”.

Con queste parole è intervenuto il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, nel corso della seduta dell’Assemblea legislativa che ha approvato la legge regionale sul suicidio medicalmente assistito.

Il provvedimento disciplina esclusivamente i casi riguardanti persone affette da patologie irreversibili, causa di sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili, dipendenti da trattamenti di sostegno vitale e pienamente capaci di assumere decisioni libere e consapevoli.

Prima di procedere a qualsiasi valutazione, il paziente dovrà ricevere un’informazione completa sulle alternative terapeutiche disponibili, comprese le cure palliative. La verifica della sussistenza dei requisiti sarà affidata alle strutture del Servizio sanitario regionale attraverso un percorso rigoroso e multidisciplinare.

COSA PREVEDE LA LEGGE

La legge regionale recepisce quanto stabilito dalla Corte costituzionale, che ha individuato le condizioni necessarie per l’accesso al suicidio medicalmente assistito. La disciplina riguarda esclusivamente le persone affette da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili, dipendenti da trattamenti di sostegno vitale e pienamente capaci di assumere decisioni libere e consapevoli.

Prima di ogni valutazione, il paziente deve ricevere informazioni complete e appropriate sulle alternative terapeutiche disponibili, comprese le cure palliative. La verifica della sussistenza dei requisiti è affidata alle strutture pubbliche del Servizio sanitario regionale, attraverso un percorso caratterizzato da garanzie procedurali rigorose.

La decisione in merito alla richiesta di accesso al suicidio medicalmente assistito spetta alla Commissione di valutazione multidisciplinare (CoVam), istituita nell’ambito del Servizio sanitario regionale su base territoriale, per Area Vasta, cui compete anche la definizione e la verifica delle modalità operative di attuazione della procedura.

La CoVam è composta da diverse professionalità cliniche: medico palliativista, anestesista rianimatore, medico legale, psichiatra, medico specialista nella patologia del richiedente, farmacologo o farmacista, psicologo e infermiere. Su richiesta dell’interessato può inoltre partecipare il medico di medicina generale o altro medico di fiducia indicato dal paziente, con esclusiva funzione consultiva.

La Commissione può avvalersi del parere, non vincolante, del Comitato Regionale per l’Etica Clinica (CoREC), organismo multidisciplinare istituito nel 2024. La normativa non prevede tempi rigidi per la conclusione della valutazione, ma stabilisce che il procedimento debba essere definito in tempi compatibili con le condizioni cliniche della persona, evitando ritardi ingiustificati. L’intera procedura è gratuita per il paziente.

Nell’ambito dell’istruttoria, la CoVam effettua una prima visita presso il luogo in cui si trova il paziente e può svolgere colloqui con le persone eventualmente indicate dallo stesso. Le attività necessarie all’attuazione del suicidio medicalmente assistito saranno svolte esclusivamente da personale che vi aderisce su base volontaria.

L’Assemblea legislativa procederà annualmente alla valutazione dell’applicazione della legge e dei suoi effetti, al fine di monitorarne l’attuazione sul territorio regionale.

LA COMMISSIONE DI VALUTAZIONE MULTIDISCIPLINARE (COVAM)

Elemento qualificante della legge è l’istituzione della Commissione di valutazione multidisciplinare (CoVam), organismo chiamato a garantire una valutazione approfondita e collegiale delle richieste. La Commissione, articolata su base territoriale per Area vasta, sarà composta da professionisti con competenze diverse e complementari, tra cui medici specialisti, palliativisti, anestesisti-rianimatori, medici legali, psichiatri, farmacologi o farmacisti, psicologi e infermieri.

Nell’ambito del percorso istruttorio, la CoVam effettuerà una valutazione diretta attraverso una visita presso il luogo in cui si trova il paziente e potrà acquisire il contributo del medico di medicina generale o di altro medico di fiducia indicato dall’interessato. Il procedimento sarà inoltre supportato dal parere, non vincolante, del Comitato regionale per l’etica clinica (CoREC), a garanzia di un ulteriore approfondimento sotto il profilo etico e multidisciplinare.

L’intera procedura sarà garantita senza oneri a carico del paziente e le attività connesse all’eventuale attuazione del suicidio medicalmente assistito saranno svolte esclusivamente da personale che abbia espresso la propria disponibilità su base volontaria.

Restano elementi centrali del percorso l’informazione completa e consapevole della persona, la possibilità di accedere alle cure palliative e il diritto di revocare in qualsiasi momento la richiesta presentata.

Recapiti
info@osservatoriomalattierare.it (Roberta Venturi)