A cura di Francesca Lavarini
Biologa, specializzata in antropologia ed etologia
L’estate è il momento perfetto per staccare la spina dalla routine quotidiana ed esplorare anche luoghi lontani. La Grande Barriera Corallina è una delle mete preferite dai turisti.
Le barriere coralline sono uno scrigno di biodiversità, un patrimonio naturale di inestimabile valore e una fonte di sostentamento per centinaia di milioni di persone. Sono considerate l’equivalente marino delle foreste tropicali, e come le foreste tropicali oggi sono in pericolo.
Dagli anni Cinquanta del secolo scorso abbiamo infatti perso metà di tutte le barriere coralline del mondo e la sopravvivenza delle restanti è gravemente minacciata dal riscaldamento globale.
Secondo il gruppo intergovernativo di esperti delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, un incremento delle temperature globali di 1,5°C metterebbe a repentaglio tra il 70% e il 90% delle barriere coralline, mentre un aumento di 2°C potrebbe essere fatale. Le barriere coralline rischiano di essere il primo ecosistema a scomparire per colpa delle attività umane e potrebbe accadere già nell’arco della nostra vita.
I coralli sono colonie di piccoli animali invertebrati chiamati polipi. I polipi misurano appena da 1 a 3 millimetri, ma le loro colonie, cioè i coralli, sono costituite da centinaia o migliaia di individui.
Per difendersi dai predatori, i polipi costruiscono uno scheletro esterno di carbonato di calcio, da cui allungano i loro tentacoli per catturare i nutrienti presenti nell’acqua. Crescendo l’uno sull’altro, questi scheletri calcarei finiscono per creare le barriere coralline, che possono essere formate da milioni di colonie ed estendersi per chilometri. Gli strati inferiori e disabitati sono i più antichi, mentre in superficie i polipi continuano la loro instancabile attività di accrescimento.
Questi minuscoli animali non sarebbero però in grado di realizzare opere così imponenti senza un alleato prezioso. Per procurarsi tutto il nutrimento di cui hanno bisogno per sostenere i processi di calcificazione, crescita e riproduzione, i polipi vivono infatti in simbiosi con microscopiche alghe fotosintetiche chiamate zooxantelle.
Grazie alla fotosintesi, le zooxantelle forniscono ai polipi ossigeno e zuccheri, ricevendo in cambio diossido di carbonio e altri composti metabolici a loro essenziali, nonché un rifugio all’interno degli scheletri corallini. È proprio la presenza delle zooxantelle a conferire ai coralli i loro affascinanti colori. E sono sempre queste alghe microscopiche che, sottraendo diossido di carbonio all’ambiente circostante, facilitano il processo di calcificazione dello scheletro corallino.
Negli ultimi anni, il rapporto simbiotico tra i polipi del corallo e le alghe è stato alterato dall’innalzamento della temperatura dell’acqua, causato a sua volta dal surriscaldamento globale. Per cause ancora non del tutto conosciute, questo sta portando alla decolorazione (fenomeno chiamato sbiancamento) dei coralli nonché alla loro progressiva morte.
Altre cause della morte dei coralli sono la pesca dissennata, il turismo, gli squilibri ecologici e l’inquinamento.