ROMA 22 agosto – Sulla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina assistiamo da settimane all’ennesimo teatrino ideologico alimentato da una polemica di pancia, utile forse a raccogliere qualche consenso d’occasione, ma del tutto priva di un’analisi tecnica seria. Federcontribuenti interviene per fare chiarezza di fronte a notizie e cifre diffuse in modo approssimativo, che rischiano solo di generare confusione tra i contribuenti. A chiarire l’equivoco sui numeri è una lettura attenta delle recenti dichiarazioni tecniche, come quelle rilasciate dall’ingegner Aurelio Misiti: quando si parla di una cifra attorno ai 2–2,5 miliardi di euro, ci si riferisce esclusivamente al costo stimato per la costruzione della sola opera d’arte – ovvero l’infrastruttura del ponte in sé, confrontabile con campate uniche similari a livello internazionale. Il quadro economico ufficiale del progetto complessivo, pari a circa 13,5 miliardi di euro, non riguarda infatti la mera campata sui due mari, ma un intero ed articolato ecosistema infrastrutturale. Questa cifra comprende la realizzazione di raccordi stradali e ferroviari, gallerie, stazioni, impianti tecnologici, espropri e complesse opere accessorie su entrambe le sponde, molte delle quali risultano già in fase avanzata di pianificazione ed esecuzione. «Sbandierare slogan del tipo “Il Ponte costa solo 2 miliardi” o, al contrario, gridare allo scandalo dei 13,5 miliardi per un’unica opera significa fare cattiva informazione», dichiara la presidenza di Federcontribuenti. «La critica seria e il controllo che come associazione di tutela esercitiamo sui soldi pubblici non si fanno con la demagogia. Il vero nodo da analizzare con trasparenza è un altro: quantificare esattamente quanto di quei 13,5 miliardi sia direttamente imputabile all’infrastruttura principale e quanto allo sviluppo delle reti di collegamento territoriali, storicamente carenti in Sicilia e Calabria». Per Federcontribuenti è indispensabile vigilare sulla congruità dei costi e sulle modalità di spesa, pretendendo massima trasparenza su ogni singola voce del piano economico. Ma occorre farlo con rigore d’analisi, evitando scorciatoie polemiche che finiscono solo per danneggiare l’interesse collettivo e la reale comprensione delle grandi opere pubbliche nel nostro Paese.
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