SHORT THEATRE 2026: dal 3 al 12/09 a Roma la XXI edizione del festival internazionale di creazione contemporanea e performing arts

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SHORT THEATRE 2026

3-12 settembre
21ª EDIZIONE

Mattatoio di Roma | Orto Botanico di Roma
Teatro India | Teatro Vittoria
MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma
Cinema Troisi | MUCIV – Museo delle Civiltà

Adelita Husni Bey / Sara Alberani / LOCALES — Alberto Cortés — Annalisa Metta — Antonio Tagliarini — Asmaa Jama & Gouled Ahmed — Aymeric Hainaux & François Chaignaud — Betty Tchomanga / GANG — Biagio Caravano — Chiara Bersani —Claudia Castellucci / Compagnia Mòra  — Corps Citoyen  — Cristina Kristal Rizzo — Daniel Blanga Gubbay — Daria Deflorian — Dorothée Munyaneza / Compagnie Kadidi — El Conde de Torrefiel — Eszter Salamon — Ewa Dziarnowska — Fabritia D’Intino & Agnese Banti — Fedra Morini — Françoise Vergès — GILDAA — Giorgina Pi / Nicole De Leo / Bluemotion — Giulia Crispiani — Giuseppe Comuniello & Camilla Guarino — HABIBITCH — Industria Indipendente — Lemmo — Lola Kola / Acetato — Mariangela Gualtieri / Teatro Valdoca — Master Studi e Politiche di Genere / Roma Tre — Mathilde Invernon / Compagnie Carmen Chan — Maya Oliva — Mélissa Guex — Muna Mussie — Nacera Belaza —  Oscar Ngu Atanga — otay:onii — Paola Granato — Paul Preciado — Rhuena Bracci — Sara Leghissa — Taquitojocoque — Sorelle di damiano — Teodora Grano — Vanasay Khamphommala / Lapsus chevelü – Viola Lo Moro, Giulia Paganelli, Nina Ferrante, Maddalena Fragnito, Claudia Durastanti / Libreria Tuba
and more…

Short Theatre 2026 è ideato e organizzato da AREA06
direzione artistica Silvia Bottiroli, Silvia Calderoni, Ilenia Caleo, Michele Di Stefano
direzione generale Roberta Zanardo, Matteo Angius

CARTELLA STAMPA

FOTO

CALENDARIO

(Vanasay Khamphommala © Vincent Berenger)

(Dorothée Munyaneza_Toi moi Tituba © Dajana Lothert)

(Nacera Belaza_L’Echo © Simon Gosselin)

(Alberto Cortès_El corazón de Ester © Alejandra Amere)

Dal 3 al 12 settembre 2026 torna la 21esima edizione di Short Theatre, il festival internazionale dedicato alla creazione contemporanea e alle performing arts, 10 giorni di programmazione, 40 tra compagnie, progetti artistici e figure che uniscono arte, pensiero critico e politica, in un programma che conta oltre 65 appuntamenti e mappa le geografie artistiche contemporanee, spaziando nel Sud ed Est Globale, coinvolgendo artiste/i da Italia, Spagna, Francia, Polonia, Ungheria, Algeria, Libia, Eritrea, Camerun, Rwanda, Messico, Cina.

“Un festival che permea tutta la città, la attraversa in molti dei suoi luoghi culturali e storici, all’interno di spazi rinnovati e con la partecipazione di realtà che appartengono all’essenza popolare e autentica di Roma. Short Theatre quest’anno coinvolge il Mattatoio di Roma, nella sua veste restaurata e riaperta al grande pubblico, l’Orto Botanico di Roma, il Teatro India e il Teatro Vittoria come luoghi iconici e storici dell’iniziativa, il MACRO – Museo d’arte Contemporanea di Roma, anch’esso rinnovato e riaperto al pubblico lo scorso dicembre, il Cinema Troisi, il Museo delle Civiltà, tante realtà associative e performative con circa 40 compagnie e oltre 65 appuntamenti in una programmazione ibrida, in similitudine agli spazi coinvolti. Siamo molto felici di poter supportare un progetto che supera gli steccati geografici, spaziando nel Sud ed Est globale con artisti provenienti anche da Africa, Americhe, Cina, est Europa e lo fa con molte artiste e professioniste donne, colmando quel gap di genere che serve all’arte, alla cultura, alla società tutta. Si è appena concluso il Letterature Festival Internazionale di Roma, che quest’anno abbiamo voluto intitolare ‘Sconfinare’. Anche Short Theatre sconfina e supera i limiti convenzionali e gli stereotipi, grazie alla curatela di riconosciuto successo di Silvia Bottiroli, Silvia Calderoni, Ilenia Caleo e Michele di Stefano, proseguendo un’esplorazione nel mare aperto della bellezza della cultura e dello stare insieme.” così Massimiliano Smeriglio, Assessore alla cultura e al coordinamento delle iniziative riconducibili alla giornata della memoria, prende parola sulla 21esima edizione di Short Theatre.

Un’edizione che si inserisce nel solco tracciato da Silvia Bottiroli, Silvia Calderoni, Ilenia Caleo, Michele Di Stefano, dal 2025 curatori di Short Theatre, che prosegue l’esplorazione della forma festival, ponendosi una domanda cruciale: che funzione svolgono, oggi, i festival? Da qui nasce il tentativo di andare oltre la programmazione, rendendo visibili i processi che danno corpo ai “fenomeni” artistici, facendo proprio il rischio di condividere con il pubblico la presenza di oggetti ibridi, indefiniti. Opere che sfuggono alle categorie, che mescolano canto lirico e beatbox, testo poetico e presenza scenica, passeggiata collettiva e gesto simbolico, ma anche formati pedagogici come CLASSE, progetto di trasmissione di saperi, residenziali ed esplorazioni nella drammaturgia grazie alle sezioni CAMERA o Salon, un programma quotidiano di inviti musicali.

ST26 torna ad abitare gli spazi della Pelanda del Mattatoio per tutta la durata del festival, grazie al contributo dell’Azienda Speciale Palaexpo – da anni tra i principali sostenitori del festival oltre che partner progettuale di ST –  e della neonata Fondazione Mattatoio – Città delle arti, confermando il movimento puntuale che fa dell’area di Testaccio il centro gravitazionale del festival. ST26 vede coinvolti anche il Teatro India, luogo in cui il festival è nato vent’anni fa e oggi, grazie al contributo della Fondazione Teatro di Roma, sua importante sede – in cui prenderà corpo la collaborazione con Romaeuropa Festival – il Teatro Vittoria e il Cinema Troisi, una tra le tre location al centro di un progetto artistico disseminato che conta anche il MUCIV-Museo delle Civiltà e il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma, il quale ospita inoltre la conferenza stampa di lancio del festival, in estate.

La ricerca di spazi eccezionali o inusuali della città in cui far deflagrare le arti performative porta ST26 ad immergersi nella serata di apertura del festival, il 3 settembre dalle 18 alle 22, nella vegetazione dell’Orto Botanico di Roma, aprendo l’edizione con un flusso ininterrotto di accadimenti performativi da fruire uno di seguito all’altro.

L’opening all’Orto Botanico: tra psichedelia sentimentale e corpi vegetali

ST26 si apre all’Orto Botanico, il 3 settembre, con spettacoli, performance, riti sonori e ascolti come eventi atmosferici improvvisi. Ai corpi vegetali, si aggiungono altri corpi estemporanei, in una modalità psichedelica che tiene insieme e rende visibile l’agglomerarsi di atmosfere, suoni, parole, colori, ritmi ed intensità. Una “psichedelia sentimentale” che irrompe nella giornata iniziale del festival per restare e attraversarlo in tutta la sua durata, come rende visibile l’identità visiva di questa edizione, realizzata da Taquitojocoque, irriverente illustratrice messicana che fonde la cultura pop con il patrimonio culturale messicano.

Inaugura la prima giornata l’incontro con Annalisa Metta, architetta e docente di Architettura del Paesaggio all’Università Roma Tre che ragionerà intorno ai temi del selvatico e del mostruoso del paesaggio e delle città nel primo appuntamento di CLASSE, progetto di trasmissione di saperi realizzato da AREA06 che intreccia il programma di ST26. Le ammalianti e oniriche Serre Tropicali e Monumentali dell’Orto diventeranno habitat immersivi grazie alle sonorizzazioni di Oscar Ngu Atanga, sound artist, ricercatore e curatore che attinge ai ritmi, alle frequenze e alle pratiche ancestrali del Camerun per creare narrazioni sonore coinvolgenti che risuonano profondamente negli spazi culturali e fisici, e LEMMO, giovane compositorə e sound researcher nel campo della musica elettronica e sperimentale, il cui lavoro esplora le possibilità della composizione algoritmica sia in ambito della ricerca sonora che in quello multidisciplinare, e che vanta diverse collaborazioni in campo teatrale e performativo. È uno spettacolo ma anche una lecture, in cui le parole affermano qualcosa mentre il corpo ne fa altre, la celebre Dance for Nothing (revisited) di Eszter Salamon, in cui la coreografa e performer ungherese ripropone la Lecture on Nothing (1949) di John Cage sperimentando la modulazione dei movimenti fisici, concentrandosi sull’aspetto sonoro di questa conferenza fondamentale sul nulla, il vuoto e la composizione. Lo spettacolo è sostenuto dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania. Eszter Salamon sarà presente nel programma di ST26 anche con una CLASSE grazie al sostegno del Goethe-Institut a Roma. QUIXOTE_a rose is not a rose di Industria Indipendente rende visibile una delle tracce che permea l’intera edizione, accomunando diversi lavori che “rovistano” negli immaginari dominanti — coloniali, occidentali, classici — non per pacificarli, ma per destabilizzarli con movimenti “turbolenti”. In questo caso è il Don Chisciotte — simbolo dell’anti-eroe maschile del canone letterario occidentale — a essere smontato e rimontato attraverso la parola lesbica dei testi di Kathy Acker e la scrittura del corpo vivo di Annamaria Ajmone, in un progetto performativo modulare nato nel 2025 proprio nella cornice di Short Theatre, grazie al formato CAMERA. Interroga le mitologie europee in una prospettiva postcoloniale e post-genere Vanasay Khamphommala, drammaturga, performer, scrittrice e traduttrice queer, in residenza a Villa Medici per sviluppare una ricerca-performance sulla figura mitologica di Ganimede, esplorando le risonanze che la sua antica narrazione ha ancora nelle comunità queer di oggi. A straniare lo spazio saranno alcuni interventi performativi nello spazio delle Serre tra cui, ad esempio, Rhuena Bracci – ex ginnasta, coreografa, danzatrice e formatrice Yoga – e Fedra Morini – attivista, performer e autrice – creando una zona, mobile ed estemporanea, a partire dal proprio clima corporeo in movimento. Esplora il mistero del creato, la natura e il senso di meraviglia e spavento che deriva dal vivente il rito sonoro Naturale sconosciuto di Mariangela Gualtieri, luminosa poetessa e drammaturga cesenate, fondatrice del Teatro Valdoca, che all’imbrunire rischiarerà una delle scalinate marmoree dell’Orto. Farà da ideale contraltare al rito sonoro della Gualtieri DOWN della svizzera Melissa Guex, combinazione esplosiva di corpo danzante e batteria dal vivo, un dono per andare oltre quello che sembra un mondo senza speranza. Un richiamo inebriante che trascina nell’abisso, e poi verso l’alto, nell’euforia, e che accompagnerà il pubblico nella conclusione di questa prima giornata speciale, a ST26 grazie al sostegno dell’Istituto Svizzero.

La decolonizzazione della storia e degli immaginari

ST26 prosegue dal 4 settembre alla Pelanda del Mattatoio e inaugura nuovi spazi. Quelli attraversati dal lavoro di Muna Mussie, artista di origini eritree basata a Bologna, che presenta il suo Cinema Impero in tre tappe – al Cinema Troisi, al MUCIV – Museo delle Civiltà e al MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma. Un dispositivo che prende il nome dall’omonimo cinema situato nel centro di Asmara, costruito nel 1937 durante il regime fascista, e riattraversa gli archivi coloniali a partire dall’intimità e dall’affettività, mettendo in dialogo materiali video provenienti dall’Istituto Luce e dall’archivio privato dell’artista, raccontati e interpretati da due voci e due intelligenze, una artificiale e una emotiva, a Short Theatre in una versione speciale dal titolo Cinema Impero Roma. Interviene sugli immaginari coloniali attraverso la lente dell’esperienza personale anche Betty Tchomanga, performer e coreografa franco-camerunense associata a Quartz, scène nationale de Brest e al Théâtre de la Bastille di Parigi con Histoire(s) Décoloniale(s), serie coreografica iniziata nel 2023 e concepita come una raccolta di ritratti dove ogni episodio affronta la storia coloniale e la sua eredità a partire da singoli percorsi individuali, in un lavoro che mescola performance e insegnamento. La possibilità di agire contro le “cancellazioni storiche”, come le definisce  la filosofa femminista Elsa Dorlin, è al centro di Moi, toi, Tituba, ultima produzione dell’artista, performer e autrice di origini ruandesi Dorothée Munyaneza, un lavoro che muove dal testo letterario di Maryse Condé e Elsa Dorlin sulla figura di Tituba, schiava accusata di stregoneria durante i processi di Salem. L’artista, in collaborazione con il compositore Khyam Allami, parte dal corpo per costruire un archivio sensibile e fisico che possa riunire esperienze nate dalla dispersione, scavando in un passato fatto di sofferenza e dolore per celebrare, riparare e commemorare.  La presenza di Dorothée Munyaneza a ST26 è possibile grazie il supporto della Fondazione Nuovi Mecenati – Fondazione franco-italiana di sostegno alla creazione contemporanea, e si manifesta in Myriade, dispositivo curatoriale in cui l’artista chiama a raccolta una “miriade” di voci che risuonano con la sua ricerca e che inventano incessantemente altri modi di abitare il mondo, tra cui, ad esempio, GILDAA, cantante e attrice franco-brasiliana che mescola nel suo lavoro teatro, influenze musicali brasiliane e dell’Africa occidentale e chanson, e Asmaa Jama & Gouled Ahmed  con lo screening di Except this time nothing comes back from the ashes, progetto di moving image di  che esplora l’autoritratto, l’archiviazione e la memoria. L’incontro artistico e il dialogo tra forme espressive diverse è al centro anche di L’Echo, nuovo lavoro della coreografa franco-algerina Nacera Belaza, in prima nazionale al Teatro India il 10 e 11 settembre grazie alla co-realizzazione tra Short Theatre e Romaeuropa Festival, che tornano a condividere anche quest’anno parte delle proprie programmazioni: un duo che vede in scena l’artista stessa accanto a Valérie Dréville, attrice francese nota per il suo trentennale percorso nel cinema d’autore, con la quale esplora la zona grigia tra parola e linguaggio, dove si trova il potenziale espressivo della danza, “una parola pronunciata nel corpo”.

Il ritorno di Alberto Cortès, François Chaignaud e Chiara Bersani a ST e la Prima nazionale di Cristina Kristal Rizzo

Lo spazio di intima alterità tra chi narra e chi osserva, la scena come relazione amorosa e l’amore come fenomeno che consuma chi lo sperimenta sono al centro di El corazón de Ester, nuova produzione dell’autore e performer Alberto Cortès – per la prima volta in Italia l’anno scorso a ST – la cui ispirazione è un misterioso manoscritto del XIX secolo contenente scritti d’amore di una donna di nome Ester che descrive come l’amore la porti a scomparire. Nel suo ineguagliabile mescolare il testo poetico con la presenza del corpo scenico, Cortés traccia un parallelo tra l’abbandonarsi a un amante e l’abbandonarsi al pubblico, e sceglie di limitare la durata di questa performance prima che venga definitivamente consumata dallo sguardo del pubblico: di El corazón de Ester esisteranno solo 50 repliche in tutto il mondo, di cui due a ST26 il 4 e 5 settembre al Teatro Vittoria. Il “romanticismo sensibile” che percorre tutta l’edizione emerge sfacciatamente nelle danze camp di Cristina Kristal Rizzo, in prima nazionale il 6 e 7 settembre con Sentimental1, un solo liberamente ispirato al lavoro di Derek Jarman e di William Blake, dove la figura nello spazio compone una coreografia di gesti, pose e danze istantanee, in una presenza tutta disposta al sentimentale inteso come qualità del condividere, alla ricerca delle molteplici tensioni. Il teatro viene inteso come agone e spazio dell’artificio per eccellenza, con François Chaignaud che, grazie il supporto della Fondazione Nuovi Mecenati – Fondazione franco-italiana di sostegno alla creazione contemporanea, torna a ST26 l’8 e 9 settembre insieme al beatboxer Aymeric Hainaux con Mirlitons, performance in cui canto lirico battaglia con il beat

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