Si chiamava Mahamud e veniva dal Bangladesh, aveva 46 anni… ma poteva chiamarsi anche Serafino e venire dall’Alta Val Brembana: con i problemi di salute che aveva e col caldo della sera di Ferragosto sarebbero morti allo stesso modo. Dall’inizio di giugno i senza dimora morti per strada sono stati quattordici (fonte fio.PSD), quindici con Mahamud.
È solo un cattivo pensiero, ma se si fosse chiamato Serafino qualcuno avrebbe gridato allo scandalo, sarebbero partite accuse circostanziate contro le autorità e i politici che non tutelano il diritto degli italiani ad una vita dignitosa, che spendono i soldi pubblici per ingrassare gli extracomunitari e i fannulloni e poi lasciano morire vergognosamente le persone per bene.
Mahamud è morto senza dare fastidio a nessuno, nessuno se ne è accorto, come capita ai nostri anziani che muoiono soli nei loro appartamenti e li troviamo settimane dopo.
Queste morti mi fanno l’effetto di una scheggia di vetro nella testa e nel cuore, nel profondo della coscienza.
Non posso continuare a ritenermi un essere umano se non provo compassione pura e sincera per queste persone. Non è solo la visione cristiana e francescana della vita, non è solo la fisica quantistica a ricordarmi che siamo tutti connessi, che il destino di un singolo riguarda e influenza tutta l’umanità.
Non possiamo sdoganare l’indifferenza aggressiva e violenta come nuova morale posta a fondamento delle relazioni tra noi.
È dolorosamente vero che in questi tempi se non usi violenza verbale o fisica non esisti, non vali. Non importa se dici cose false, infondate e offensive, quello che conta è che tu sappia imporle.
Ma esistono anche persone per bene di tutt’altra natura.
Quante sono le persone a Milano che, senza dare fastidio e senza “fare casino”, tirano avanti a fatica, onestamente, vergognandosi in silenzio, o che ormai hanno smarrito anche la vergogna e convivono con l’ansia e la disperazione ma non fanno male a nessuno?
Non possiamo più aspettare: dobbiamo alzare la voce (non le mani…) per riaffermare con tutta la nostra forza che chi è caduto in povertà, sia italiano o no, rimane sempre una persona, continua ad avere un cuore e due occhi che chiedono rispetto e amore.
Mahamud aveva la tessera di OSF e nella foto sorride: anche i poveri hanno il diritto di sorridere, di essere felici.
Il realismo più intelligente e onesto ci chiede di riconoscerci tutti meritevoli di un po’ di amore e di rispetto e capaci di procurarci a vicenda la maggiore felicità possibile. Se non sceglieremo questa strada finiremo per subire l’ignoranza, la prepotenza, la crudeltà spietata di chi pensa che come Mahamud ne dovrebbero morire tanti altri. E verrà la guerra!
Ma grazie a Dio, grazie a Dio non sarà così perché ci sono moltissime persone per bene e meravigliose che decidono di spendersi in prima persona in tante organizzazioni per costruire relazioni nelle quali il diritto alla vita e alla felicità di ogni persona sulla faccia del pianeta continui ad essere il profitto da ricercare a tutti i costi in ogni azione privata o pubblica.
È venuto il tempo di alzare le mani e metterle nella pasta della nostra quotidianità per contribuire a costruire una convivenza nella quale le persone, italiane o no, vengano prima dei confini e dei guadagni.
È quello che vedo accadere ogni giorno anche in Opera San Francesco, quando incrocio gli occhi dei Frati di OSF, dei nostri Dipendenti, dei nostri Volontari, dei nostri Sostenitori che spesso ci imbarazzano con la loro generosità.
Grazie a tutti Voi che formate il mondo di OSF: il tempo si è fatto breve, dobbiamo metterci tutto il cuore, tutta la mente, tutte le forze perché Milano e il nostro mondo diventino ancora più belli da abitare per tutti!
fra Marcello Longhi