PortoPiccolo, da cava a borgo – S1 Trail - La Corsa della Bora

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Non è (più) una cava

Tutte le distanze della Corsa della Bora finiscono a PortoPiccolo. Prima di arrivarci il percorso scende al mare, tocca un pezzo del CAI 023 — il Sentiero Tiziana Weiss — e passa per raccordi che non hanno numero. È l’ultimo chilometro, quello in cui le gambe non rispondono più e si va avanti perché il mare si vede.

Quel mare oggi è dentro un borgo. Fino agli anni Settanta lì c’era una cava di pietra attiva; poi è rimasta ferma per quasi quarant’anni. Il piazzale, la marina, le case che si vedono tagliando il traguardo non c’erano: c’era un fronte di roccia tagliato a picco sul mare, e basta. La geografia si spiega da sola — la storia recente si spiega ancora meglio.

Foto: Edilizia Trieste (Facebook)

Come si cavava la pietra

Il calcare di Aurisina è grigio, a volte con venature nocciola, quasi puro: fino al 99,2% carbonato di calcio. Da queste falesie lo si cava almeno dal I secolo a.C. — è la data che gli studi indicano per l’inizio dell’attività estrattiva sul Carso triestino. I blocchi scendevano al mare su scivoli di legno tenuti costantemente bagnati, le lizze: per quanto risulta, i romani sono stati i primi a costruire scivoli di queste dimensioni verso il mare. Da lì la pietra partiva in nave.

Duemila anni di pietra: da Aquileia a Ravenna

Aquileia ne ha fatto un uso massiccio per cinque secoli, dal I secolo a.C. al V d.C.: elementi architettonici, statue, urne funerarie, iscrizioni. Anche Tergeste, la Trieste romana, ne è piena — edifici pubblici, sculture. Se ne sono trovate tracce fino a Pavia, arrivate probabilmente via fiume. Nel VI secolo, sotto gli Ostrogoti, la pietra di Aurisina è servita per il Mausoleo di Teodorico a Ravenna, eretto intorno al 520: quest’estate una mostra a Palazzo Rasponi, a Ravenna, ha ripercorso proprio quella rotta, da Aquileia alla città romagnola.

Le cave non hanno mai smesso del tutto. A poche centinaia di metri da dove sorge PortoPiccolo, la Cava Romana è ancora attiva: un baratro profondo 110 metri, fra le più grandi cave a cielo aperto d’Europa, calcare puro al 99,8%. La cava di PortoPiccolo si è fermata negli anni Settanta; quella accanto no.

Da cava a borgo: vent’anni di cantiere

Chiusa la cava, il sito resta un vuoto industriale sul mare per decenni. Un primo progetto di recupero fallisce nel 1992. Nel 1994 il terreno passa all’imprenditore mantovano Carlo Dodi, e per anni si susseguono ipotesi diverse — in una delle versioni, allo studio anche di Rob Krier e Renzo Piano — senza che il cantiere parta davvero. Il libro di progetto qui sotto, ritrovato negli archivi, è di quella fase: disegni a china e acquerello per un fronte a terrazze che non è mai stato costruito.

Il progetto che alla fine si costruisce è un altro: masterplan dell’architetto Francesco Luparelli, paesaggio di Andreas Kipar, presentato ufficialmente il 29 luglio 2010. I lavori partono a cavallo tra il 2010 e il 2011, su una superficie di 353.000 metri quadrati, con un investimento stimato allora in 245 milioni di euro — cresciuto, secondo le fonti più recenti, a circa 400 milioni a opera conclusa. Il borgo apre nella primavera del 2014; il primo albergo a cinque stelle della zona segue l’anno dopo, nel luglio 2015.

Foto: Edilizia Trieste (Facebook)

Cosa resta, correndo

Non c’è nessun monumento da guardare, sull’ultimo chilometro. C’è un piazzale, una marina, il mare — e il fatto che vent’anni fa, in quello stesso punto, c’era solo un fronte di cava abbandonato. Chi arriva a PortoPiccolo il 9 o il 10 gennaio 2027 chiude la propria gara in un posto scavato, poi lasciato, poi ricostruito da capo: prima industria, poi vuoto, poi paesaggio di nuovo.

Non cambia il passo e non fa guadagnare un minuto. Ma sapere dove si arriva — e da dove viene quel posto — è parte del motivo per cui si corre qui e non altrove.

Corsa della Bora — 9-10 gennaio 2027, Trieste.

Fonti: Il Piccolo, 30/07/2010Il Sole 24 OreMarmo di Aurisina, WikipediaArcheocarta FVG, la Cava Romana.

Recapiti
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