Oriana Fallaci: la biografia e i libri a vent'anni dalla morte | Libri Mondadori

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Chi era Oriana Fallaci: dalla Resistenza a Firenze al giornalismo d'assalto

Scrittrice, giornalista, intervistatrice. Oriana Fallaci era molte cose. La sua formazione è iniziata in un rione popolare della Firenze degli anni Trenta, mentre cresceva in una famiglia dalle ristrette disponibilità economiche ma ricca di passione per la lettura: "mangiavamo pane e libri", ricorderà anni dopo. Viene temprata dall'esempio del padre Edoardo, attivo ed eroico esponente dell'antifascismo cittadino e a soli quattordici anni scende in prima persona sul campo, entrando a far parte delle Brigate Giustizia e Libertà come staffetta partigiana con il nome di battaglia di Emilia, trasportando munizioni e volantini della propaganda antifascista nascosti nei cesti dell'insalata e attraversando l'Arno nei punti di secca mentre i ponti cittadini venivano abbattuti dai tedeschi in ritirata.

Per questo impegno riceverà, a guerra finita, un riconoscimento d'onore da parte dell'Esercito Italiano. Dopo la maturità classica conseguita al Liceo Galileo di Firenze, tenta inizialmente la strada degli studi universitari in medicina, ma la vocazione per la scrittura prende presto il sopravvento.

Nel 1951 passa alla redazione milanese di Epoca, il settimanale diretto dallo zio, che per evitare ogni accusa di nepotismo la relega a un faticoso e oscuro lavoro di "cucina redazionale". Solo nel 1954 avviene il passaggio ufficiale alla redazione de L'Europeo, anno in cui la Fallaci si stabilisce a Roma per raccontare con occhio attento la mondanità dei divi di Cinecittà e i primi albori della "Dolce Vita".

A fine dicembre del 1955 viene inviata per la prima volta negli Stati Uniti per una serie di reportage sul cinema americano, facendo continuamente la spola tra New York e Los Angeles. Da quei servizi, apparsi a puntate con il titolo Hollywood dal buco della serratura nascerà nel 1958 il suo primo libro d'esordio, pubblicato da Longanesi con il titolo originale di I sette peccati capitali di Hollywood, arricchito e impreziosito dalla celebre prefazione di Orson Welles.

Oriana Fallaci vita e carriera: dai reportage al fronte alle grandi interviste

A partire dalla seconda metà degli anni Sessanta, Oriana Fallaci trasforma radicalmente la propria figura professionale, diventando la prima donna italiana inviata speciale nei teatri di guerra internazionali.

Tra il 1967 e il 1975 si reca sul fronte del Vietnam ben dodici volte. Lì registra gli eventi bellici, ma sguazza anche nel fango, sale sui cargo militari e documenta da vicino le menzogne dei comandi e la tragedia umana subita dai soldati e dalla popolazione civile. Nel 1968, mentre si trova a Città del Messico per documentare le proteste studentesche alla vigilia dei Giochi Olimpici, viene coinvolta nel tragico massacro di Tlatelolco in Piazza delle Tre Culture. Ferita gravemente, viene creduta morta e trasportata in obitorio, prima che un sacerdote si accorga che è ancora in vita.

In quegli stessi anni segue i progetti spaziali della NASA, intervistando gli astronauti e lo scienziato Wernher von Braun. Nel 1969, alla vigilia del lancio dell'Apollo 12, il comandante Pete Conrad porta con sé sulla Luna una foto di Oriana da bambina e pronuncia la celebre frase ironica sulla propria statura suggeritagli dalla giornalista. 

Oltre ai reportage di guerra, la Fallaci reinventa il genere dell'intervista politica. Tra gli anni Settanta e Ottanta incontra i potenti della Terra per L'Europeo e il Corriere della Sera, affrontando ciascun colloquio come una vera e propria partita a scacchi intesa a smascherare le logiche del potere. Sotto le sue incalzanti domande sfilano leader del calibro di Henry Kissinger, Golda Meir, Yasser Arafat, Deng Xiaoping, Indira Gandhi, Zulfiqar Ali Bhutto, Willy Brandt e Muʿammar Gheddafi.

Entrata nella storia del giornalismo mondiale rimane l'intervista rilasciata a Qom nel settembre 1979 dall'Ayatollah Ruhollah Khomeini: sfidando l'autorità del leader iraniano sulla condizione femminile, la Fallaci definisce il chador un "cencio medievale" e se lo toglie provocatoriamente di dosso in sua presenza.

Oriana Fallaci, la biografia: il racconto intimo di Riccardo Nencini in Mai stanca di vivere

Per comprendere appieno la traiettoria intellettuale e personale della giornalista fiorentina, il romanzo dello storico e scrittore Riccardo Nencini — già presidente della commissione cultura del Senato e del Gabinetto Vieusseux — Mai stanca di vivere. Passioni e tumulti di Oriana Fallaci, offre un ritratto d'autore intenso e inedito.

Legato a Oriana da un'amicizia profonda e confidenziale nata nel 2001 e mantenuta viva fino al momento della scomparsa, Nencini compone un racconto rigoroso che intreccia memorie private, testimonianze e preziosi materiali d'archivio tratti dal Fondo Fallaci.

Il libro restituisce la dimensione umana di una donna "intessuta nel fil di ferro" ma dotata di una sensibilità fuori dal comune. Dagli anni giovanili trascorsi a Firenze tra "pane e libri" alle imprese della Resistenza, fino all'adrenalina dei reportage dal fronte e alle polemiche suscitate dalle sue posizioni politiche, l'autore delinea la parabola di una figura che non ha mai rinunciato alla propria autonomia intellettuale.

Oriana e io ci siamo conosciuti nel 2001, abbiamo litigato prima di abbracciarci. Poi lunghe chiacchierate, molte confidenze, qualche segreto, un'amicizia profonda. Talvolta le sue verità hanno percorso la Storia, talvolta si sono rivelate profezie prive del tocco della grazia, nondimeno ha sempre conservato la forza per percorrere a testa alta la sua strada.



 

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Prologo

Era morta e non era mai stata così viva.

Non in salute: viva.

Una prigione i giorni che le restavano, ma anziché essere paralizzata dallo sconforto e dalla paura, inanellava viaggi come dovesse sfatare l'oracolo, il suo, che ne decretava inesorabilmente la fine entro il mese di settembre, il mese in cui, cinque anni prima, aveva rotto un decennale silenzio affidando al Correre della Sera l'urlo della disperazione che l'aveva condannata a un crepuscolo d'odio.

Rassettare, sistemare, organizzare, prepararsi alla morte senza lasciare nulla al caso, un decametro che rasentasse la perfezione. A Firenze, naturalmente, dov'era incominciato il viaggio. A Firenze, l'alfa e l'omega di una straordinaria avventura bastonata dalla solitudine e dalla seduzione della parola.

Una casa a misura, da una macchia di ginestre stridio di grilli e cicale, la luce che si arresta nell'aria in braccio al sole di agosto. Non un filo di vento. Domenica.

A vent'anni il mondo è una palla che rotola, a settanta sei tu, una terra sfiancata che desidera un seme di grano. Un'occhiata di sguincio alla schiena, è lì che figlia il dolore, che sia maledetto, e ti rimbocchi le maniche perché la vita ti scappa di mano.

È tempo di tornare alle origini.

Recapiti
Redazione Mondadori Libri