L’INNOVAZIONE OLANDESE DELL’ACQUA: 8 SOLUZIONI PER UN MONDO SEMPRE PIÙ ESTREMO - itinerapr.com

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Settembre 6, 2026

Dalla protezione dalle alluvioni al riuso dell’acqua, dalla previsione digitale degli eventi estremi alla collaborazione con i processi naturali: nei Paesi Bassi sta emergendo una nuova generazione di soluzioni per affrontare una delle grandi sfide del nostro tempo.

Per secoli i Paesi Bassi hanno costruito la propria sicurezza e, in larga misura, la propria prosperità intorno a una domanda semplice: come convivere con l’acqua senza esserne travolti?

La risposta è stata una delle più straordinarie tradizioni di ingegneria idraulica al mondo. Dighe, argini, pompe, polder e grandi opere hanno permesso di proteggere territori vulnerabili e di rendere abitabili vaste aree del Paese.

Ma oggi la sfida è cambiata. Non si tratta più soltanto di difendersi dall’acqua. In molte parti del mondo bisogna contemporaneamente gestire alluvioni, siccità, scarsità d’acqua, innalzamento del livello del mare e deterioramento della qualità delle risorse idriche. È in questo scenario che l’esperienza olandese sta evolvendo.

Ingegneri, università, istituti di ricerca, amministrazioni e imprese stanno lavorando su un concetto più ampio di sicurezza idrica: prevedere gli eventi estremi, trattenere l’acqua quando arriva, riutilizzarla quando possibile, proteggere le coste lasciando maggiore spazio ai processi naturali e progettare città e territori tenendo conto dell’intero ciclo dell’acqua.

La necessità è globale. Secondo il World Water Development Report 2026 delle Nazioni Unite, circa quattro miliardi di persone – quasi la metà della popolazione mondiale – vivono in condizioni di forte stress idrico per almeno un mese all’anno. Allo stesso tempo, alluvioni e siccità continuano a essere tra i rischi legati all’acqua con gli impatti più gravi.

Non esiste una soluzione olandese valida per tutti. Un sistema progettato per il delta dei Paesi Bassi non può essere semplicemente trasferito in Africa, Asia o America. Ma esistono metodi, tecnologie e competenze che possono essere adattati a contesti molto diversi. Gli otto esempi che seguono mostrano questa trasformazione.

  1. A Nakuru l’acqua diventa il punto di partenza per progettare la città

Una città può essere progettata per assorbire l’acqua invece di cercare immediatamente di eliminarla?

A Nakuru, in Kenya, la risposta a questa domanda sta prendendo forma a oltre 6.000 chilometri dai Paesi Bassi. La città sta crescendo rapidamente e deve affrontare contemporaneamente scarsità d’acqua, impoverimento delle falde e precipitazioni sempre più intense. Attraverso il programma Water as Leverage, promosso dal governo olandese, un gruppo internazionale sta sviluppando un nuovo approccio alla pianificazione urbana basato sul ciclo naturale dell’acqua.

Il progetto è guidato da Felixx Landscape Architects & Planners di Rotterdam, insieme a Witteveen+Bos, TU Delft, CSC Strategy & Finance, Planning Development Consulting Ltd., Egerton University e Bantu Studio Design & Research.

Il loro Nature-Based Sponge System punta a trasformare il paesaggio urbano in una sorta di spugna: trattenere, infiltrare e assorbire una maggiore quantità di acqua invece di convogliarla rapidamente fuori dalla città.

Il valore del progetto non sta soltanto nella soluzione proposta, che è ancora in fase di sviluppo, ma nel processo con cui viene elaborata. Paesaggisti, ingegneri, esperti finanziari, istituzioni e comunità locali vengono coinvolti fin dall’inizio.

È un modello già sperimentato da Water as Leverage in città come Chennai, Khulna, Semarang e Cartagena. Nakuru rappresenta la prima applicazione del programma in Africa.

Il 24 agosto 2026 il progetto è stato presentato alla World Water Week di Stoccolma, dove Felixx e la Netherlands Enterprise Agency (RVO) hanno illustrato il caso all’interno di una sessione dedicata alla gestione dell’acqua urbana e all’adattamento climatico. La vera innovazione non è quindi una nuova infrastruttura, ma un nuovo modo di decidere come una città dovrebbe crescere quando l’acqua diventa una delle sue principali variabili.

  1. Ad Arcen la barriera contro le alluvioni compare solo quando serve

E se una diga potesse scomparire quando non c’è alcun pericolo?

È l’idea alla base della Dutch Float Dike, in fase di installazione ad Arcen, nel Limburgo, lungo il fiume Mosa.

La struttura comprende oltre 600 metri di barriera antiallagamento distribuiti attraverso 38 giardini privati.

In condizioni normali, la barriera rimane integrata nel paesaggio. Quando il livello del fiume sale, l’acqua entra nelle camere di calcestruzzo sotto la struttura e la spinta di galleggiamento solleva le paratoie d’acciaio.

La barriera si attiva quindi grazie alla stessa acqua contro cui deve proteggere il villaggio.

Quando il livello torna a scendere, le paratoie possono rientrare nella loro posizione originaria.

Il progetto fa parte del più ampio rafforzamento delle difese idrauliche di Arcen. Ma la sua particolarità riguarda anche lo spazio urbano.

Una barriera permanente avrebbe modificato il paesaggio, la vista sul fiume e il rapporto quotidiano degli abitanti con la Mosa.

Le prime paratoie sono state installate nel gennaio 2026 e alcune sezioni sono state testate con successo in primavera.

La soluzione non è necessariamente applicabile a ogni territorio: condizioni idrologiche, caratteristiche del terreno, manutenzione e costi devono essere valutati caso per caso.

Ma il principio è interessante.

La protezione dalle alluvioni non deve necessariamente significare costruire una barriera che rimane sempre davanti agli occhi.

La tecnologia è stata inoltre dimostrata con successo a Miami, Houston e San Antonio nell’aprile 2026.

  1. Dai fiumi ai dati: prevedere l’acqua prima che arrivi

Quando non è possibile fermare un evento estremo, prevederlo può fare la differenza.

A Delft, una parte dell’innovazione idrica olandese è diventata digitale.

Sviluppato da Deltares, Delft-FEWS è un sistema che combina dati, previsioni e modelli idrologici per aiutare i gestori dell’acqua a prendere decisioni operative.

Precipitazioni, livelli dei fiumi, previsioni meteorologiche e simulazioni possono essere integrati in un’unica piattaforma.

Secondo Deltares, il sistema è stato utilizzato in quasi 70 Paesi.

La previsione delle alluvioni è la sua applicazione principale, ma Delft-FEWS viene utilizzato anche per la gestione dei bacini idrici e dell’energia idroelettrica, le previsioni di siccità e qualità dell’acqua, la modellazione delle acque sotterranee e la navigazione.

Il prossimo passo non consiste semplicemente nell’accumulare più dati.

La sfida è capire quali dati sono davvero utili e trasformarli rapidamente in informazioni operative.

Un esempio è BRAIN – Blended Rainfall, sviluppato da Deltares e dall’Australian Bureau of Meteorology per combinare dati radar, pluviometri e satelliti.

Un altro progetto sperimenta il machine learning per ottenere stime delle precipitazioni a maggiore risoluzione nel bacino australiano del Murray-Darling.

Questi sviluppi saranno presentati anche ai Delft-FEWS User Days Australia, in programma a Brisbane dal 9 all’11 settembre 2026.

La tecnologia, in questo caso, non costruisce una diga.

Costruisce tempo: il tempo necessario per capire cosa sta arrivando e decidere come reagire.

  1. The Ocean Cleanup: per risolvere il problema della plastica bisogna partire dalle città

La plastica che raggiunge gli oceani non nasce in mare.

Una parte significativa arriva dai fiumi, e quindi dai sistemi urbani che li alimentano.

È questa la prospettiva alla base della nuova fase di The Ocean Cleanup, l’organizzazione non profit con sede a Rotterdam diventata famosa per le attività di rimozione della plastica galleggiante dalla Great Pacific Garbage Patch.

Con il 30 Cities Program, l’organizzazione sta spostando l’attenzione verso 30 aree urbane in Asia e nelle Americhe.

L’obiettivo dichiarato è affrontare entro la fine del decennio fino a un terzo della plastica che raggiunge gli oceani attraverso i fiumi. Si tratta di un obiettivo del programma, non di un risultato già raggiunto.

Nel marzo 2026, la comunità di donatori di The Audacious Project ha impegnato 121 milioni di dollari per sostenere il programma.

Tra le località interessate dagli interventi previsti per il 2026 figurano Mumbai, Jakarta, Kuala Lumpur, Panama City e l’area di Manila Bay.

Il cambiamento più importante, però, è metodologico.

Ogni città ha sistemi di drenaggio, maree, correnti, gestione dei rifiuti e comportamenti differenti.

Per questo non basta installare la stessa tecnologia ovunque.

The Ocean Cleanup combina sistemi di intercettazione, monitoraggio, analisi e partnership locali per capire dove intervenire e quale configurazione sia più efficace in ciascun contesto.

La lezione può essere applicata anche ad altri settori.

Portare una tecnologia nel mondo non significa necessariamente replicarla. Spesso significa adattarla al sistema in cui deve funzionare.

  1. Hydraloop: trasformare gli edifici in piccoli sistemi di riciclo dell’acqua

La risposta alla scarsità d’acqua non deve sempre partire dalla ricerca di nuove fonti.

Può partire anche da ciò che abbiamo già utilizzato.

È il principio alla base di Hydraloop, azienda nata nell’ecosistema di Leeuwarden, uno dei principali poli olandesi per le tecnologie idriche.

Qui WaterCampus Leeuwarden riunisce imprese, istituti di ricerca, formazione e programmi di sviluppo commerciale dedicati al settore.

Hydraloop sviluppa sistemi decentralizzati per trattare le acque grigie all’interno di abitazioni e altri edifici.

L’acqua proveniente da docce, vasche e lavabi viene raccolta e trattata per essere utilizzata nuovamente in applicazioni non potabili, come scarichi dei servizi igienici, lavaggio e irrigazione.

Secondo la documentazione di prodotto di gennaio 2026, il sistema H600 può riciclare fino al 95% delle acque grigie provenienti da docce, lavabi e vasche da bagno, oltre, opzionalmente, a una parte dell’acqua delle lavatrici.

A seconda della configurazione, Hydraloop indica la possibilità di riutilizzare dal 25 al 45% del consumo idrico domestico complessivo.

I risultati effettivi dipendono naturalmente dall’installazione, dai consumi e dai flussi collegati.

Il principio è però chiaro: l’acqua può entrare in un edificio, essere utilizzata e non necessariamente diventare subito uno scarico.

Hydraloop opera oggi anche in Nord America e Australia, mentre Leeuwarden rimane la sede centrale.

  1. Zelanda: un laboratorio vivente per i delta del futuro

La protezione dalle alluvioni non può essere separata dalle altre esigenze di un territorio. È questa una delle domande al centro del lavoro svolto in Zeeland, la provincia sud-occidentale dei Paesi Bassi storicamente legata alla protezione dalle acque. La catastrofica alluvione del Mare del Nord del 1953 contribuì alla nascita delle Delta Works, una delle più importanti opere di ingegneria idraulica del XX secolo. Oggi, tuttavia, il problema è molto più complesso.

L’innalzamento del livello del mare si combina con salinizzazione, siccità, scarsità di acqua dolce, perdita di biodiversità, agricoltura, sviluppo urbano e attività economiche. Il Delta Climate Center di Vlissingen studia proprio queste interazioni. Il centro riunisce Scalda, HZ University of Applied Sciences, University College Roosevelt, NIOZ, Utrecht University e Wageningen University & Research e utilizza la Zelanda come un vero e proprio laboratorio vivente.

Uno dei suoi programmi principali è Flexible Deltas, dedicato allo studio di paesaggi resilienti alle alluvioni. I living lab lungo la Westerschelde, la Oosterschelde e la fascia costiera permettono di analizzare come la protezione dalle alluvioni possa essere integrata con qualità dell’acqua, ecologia, economia e uso del territorio. È un approccio particolarmente importante per le regioni deltizie di tutto il mondo.

La domanda non è più soltanto come proteggere un territorio dall’acqua, ma come far convivere sicurezza, natura, agricoltura, abitazioni ed economia nello stesso spazio.

  1. Sand
Recapiti
Paola Testoni