Criminalità organizzata, legalità, giustizia e cittadinanza responsabile…parlarne ai ragazzi e ragazze di oggi è un’azione di impegno civile alla quale il mondo educativo e in particolare quello scolastico non possono certo sottrarsi. La lettura in classe di un libro ‘a tema’ può essere occasione per ricavare informazioni, collegarle entro una corretta cornice contestuale e disporle in una prospettiva storica; per attivare e condividere riflessioni, sollecitare domande e svelare le concrete ricadute sociali di queste espressioni di illegalità, attuali e passate, a livello locale e nazionale.
Romanzare il materiale documentale e di inchiesta e restituirlo nel linguaggio della trasfigurazione letteraria può d’altra parte accendere, nel giovane lettore, una più spontanea ed immediata disposizione a connettersi con la componente emozionale ed umana dei crudi episodi di cronaca, per accedere a quelle informazioni con una comprensione più empatica.
Forse anche per questo, le strategie narrative alle quali gli autori ricorrono fanno leva, molto spesso, su due importanti punti di forza: partire dai reali protagonisti coinvolti (vittime, testimoni, magistrati, giornalisti…); raccontarli -o farli raccontare di sé- entro una età comparabile a quella del lettore.
Nei tre testi di recente pubblicazione proposti di seguito abbiamo l’esempio di autori che, con stili e punti di vista molto diversi, avvicinano lettori e lettrici di 11-14 anni alle voci autentiche di bambin* e ragazz* cresciut* all’ombra di contesti famigliari e sociali intrisi di illegalità, omertà e violenza. In questi spazi narrativi, che mettono in scena i loro percorsi di crescita esistenziali ed etici, emerge un comune principio di speranza e rinascita: lo sguardo pulito e distaccato dell’infanzia e dell’adolescenza è in grado di spezzare i legami con sistemi valoriali e di potere radicati nel passato ed affermare, per reazione, nuovi orizzonti di libertà.
In Rita Atria e Piera Aiello, due voci contro la mafia è la stessa Piera Aiello ad indicarci, già in prefazione, il decisivo crinale fra verità e invenzione nella storia che Katja Centomo, con “tono lieve”, racconterà: “Penso ai tanti giovani che avranno l’opportunità di leggere questo libro e alle domande che si porranno, chiedendosi se questa storia sia vera o frutto della fantasia dell’autore. Ogni qualvolta vado nelle scuole e racconto quello che Rita e io abbiamo vissuto, vedo negli occhi dei giovani l’incredulità, ma posso garantivi che è tutto vero, anzi, troppo vero.”
Il narratore interno di questo breve romanzo è Didier, personaggio di invenzione estraneo alla vicenda centrale di Piera e Rita, le due testimoni di giustizia che nel 1991 arrivano a Roma, protette dalla magistratura e sotto falso nome, nell’ambito delle inchieste di Paolo Borsellino su Cosa Nostra. Didier, studente di violino approdato a Roma per accedere alla prestigiosa Accademia di Santa Cecilia, ha lo stesso sguardo esterno ed obliquo del lettore di fronte alla storia delle due giovani donne; sfuggenti e dal passato misterioso, partite dal sud per una ‘semplice vacanza’, le conosce casualmente perché, ospiti nello stesso condominio, dal balcone lo sentono esercitarsi al violino. Il ragazzo resta fino alla fine all’oscuro circa la vera identità delle sue nuove amiche, come del tragico suicidio di Rita che si consumerà di lì a poco; e solo dopo molti anni, attraverso un articolo di giornale, un Didier ormai adulto avrà modo di riconnettere i fatti e ricostruire l’intera vicenda che indirettamente lo ha interessato.
Gli ultimi capitoli assumono per questo un taglio a tratti giornalistico su cosa significa ‘collaboratore’ e ‘testimone’ di giustizia, sulle origini di Cosa Nostra e le indagini di Falcone e Borsellino. Il romanzo si conclude con un toccante testo della stessa Rita Atria, scritto in occasione dell’esame di maturità della ragazza: “Forse un mondo onesto non esisterà mai, ma chi ci impedisce di sognare. Forse se ognuno di noi prova a cambiare, forse ce la faremo.”.
Un ampio passaggio temporale scorre anche nell’intenso romanzo di Fabrizio Silei, Negli occhi di Giovanni che ripercorre negli anni la storia di Antonio Vassallo. Fotoreporter poco più che ventenne, Vassallo è stato tra i primi testimoni diretti sul luogo della strage di Capaci del 1992. La sua casa è a soli quattrocento metri dall’autostrada che l’attentato trasformerà nell’enorme cratere che tutti conosciamo; distanza che Antonio copre rapidamente per ritrovarsi con la sua macchina fotografica a raccogliere immagini nel vortice dei primi soccorsi, a un passo dalla Fiat Croma bianca con dentro il corpo di Giovanni Falcone. Il rullino gli viene subito sottratto da due sedicenti polizotti, e non sarà mai più trovato.
“Ma questo libro non inizia il 23 maggio 1992. Inizia molto prima, nell’infanzia di Antonio, figlio di macellai a Capaci.”. Anche qui, il lettore è ‘agganciato’ dalla storia di un ragazzino che vive una ordinaria infanzia di provincia fatta di giochi nella natura e insuccessi scolastici; un ‘figlio snaturato’, appassionato di cinema e musica ma destinato per tradizione famigliare al mestiere di carnezziere, tra i profumi e i colori di una Capaci quasi arcaica fatta di “Uomini e donne che parevano immutabili, senza tempo come le montagne”.
Un ragazzino ignaro della tela che intreccia intorno a lui solidi rapporti di controllo e potere tra persona e persona, tra persone e istituzioni. Ma ne sono all’oscuro anche gli adulti? Ne è ignaro anche ‘l’altro Giovanni’ della storia, quel vicino di casa protettivo e di poche parole che lo tiene sulle ginocchia fin da bambino, gli insegna i valori della vita e a sparare? In una Sicilia di inizio anni ’80 ancora affondata in una fitta rete di collusioni mafiose ed omertà, tutto è camuffato e messo a tacere perché “’Mafia’ era una parola proibita, una fantasia folcloristica dei giornalisti del Nord…”.
Il desiderio di capire e la consapevolezza dell’Antonio adolescente maturano in forme concrete di resistenza e impegno civile. Dalla prefazione di Roberto Saviano: “… c’è il Gruppo 88. I ragazzi di Capaci che nel 1988 decidono di costruire una spiaggia libera, di rifiutare i soldi della mafia, di alzare le mani quando si chiede “chi è contrario.”
In una nota finale, Silei ci ricorda che “La storia è sostanzialmente fedele all’originale, con poche variazioni romanzesche.”, ma sottolinea come dal suo punto di vista di narratore il fascino delle storie vere è proprio nella possibilità di “esaltarle, di tirarne fuori quell’umanità che a volte i diretti protagonisti non vedono”.
Lia Pipitone con il figlio Alessio
Il punto di vista narrativo e l’approdo stilistico è completamente diverso in Storia di Lia, di Daniele Aristarco. Lia Pipitone ha 25 anni quando nel settembre del 1983 viene uccisa a Palermo, nel corso di una finta rapina inscenata su mandato dei boss Vincenzo Galatolo e Antonio Madonia, con il (molto) probabile consenso dello stesso padre Antonino Pipitone, a sua volta boss mafioso.
Ma anche qui il romanzo inizia molto prima, con una scrittura di immedesimazione che cerca di intercettare la voce interiore ed il flusso dei ricordi di Lia da quando, ancora dodicenne, un chiromante le svela il non-futuro che l’attende: “Nessuna possibilità. Tutto già scritto. Un corteggiamento stanco, poi i figli, la fatica, i piatti da lavare. La voce che si spegne. Le vene gonfie. Le mani consumate. (…) Una infelicità senza desideri. Una vita sbiadita, uguale a mille altre”. Lo stesso destino della madre già morta e di qualsiasi altra donna, un prevedibile futuro di obbedienza scritto da altri, al quale Lia si oppone giorno per giorno a partire dalle piccole scelte, poi con pericolose ribellioni, alla ricerca di una felicità autentica, di un mondo più giusto. Una vita imprevedibile, imprevista.
Ma “La libertà, da queste parti, è un affare da maschi”, un privilegio che il padre di Lia conosce bene ed è addestrato a presidiare come questione d’onore, prima ancora che faccenda famigliare: “…se una figlia si ribella, la gente ne parla perché è un po’ come dire che quell’uomo non sa comandare nemmeno in casa sua. E se non comanda in casa, come può comandare fuori?”. E Nino Pipitone, boss che conta nella mafia che conta, a comandare non rinuncia né in casa né fuori, è disposto a tutto pur di lavare l’infamia di una figlia che ha scelto autonomamente la persona da amare, con la quale avere un figlio e dalla quale addirittura separarsi.
Alessio, il figlio di Lia, chiarisce in una recente intervista che “la mafia non vive solo negli eventi tragici e clamorosi di cronaca, ma vive nella rassegnazione quotidiana. Vive in chi si volta dall’altra parte e fa finta di non vedere”.
Queste le copertine e le anagrafiche dei libri trattati:
Katja Centomo, Rita Atria e Piera Aiello, due voci contro la mafia, Einaudi Ragazzi, 2026
Fabrizio Silei con Antonio Vassallo, Negli occhi di Giovanni. Storia di un ragazzo di Capaci, Il Castoro, 2026
Daniele Aristarco, Storia di Lia, Mondadori, 2026
Propongo questi tre video per chi vuole saperne di più sul contenuto dei libri, anche per un approfondimento circa i personaggi e i fatti cui si riferiscono:
1. Piera Aiello racconta la storia di Rita Atria – RaiPlay, Filorosso, 19 luglio 2022
2. Daniele Aristarco e Alessio Cordaro presentano ‘Storia di Lia’ a cura della Libreria Dudi di Palermo, 12 marzo 2026
3. ‘Negli occhi di Giovanni’, intervista agli autori a cura di Tuttolibri-La Stampa presso Salone del Libro di Torino, 18 maggio 2026
Ecco una selezione di altre opere di narrativa sullo stesso tema, disponibili in libreria e biblioteca e adatte a lettori e lettrici della Scuola Secondaria di Primo Grado (indicativamente dagli 11 ai 14 anni).
(NB: in caso di ristampe si indica l’anno dell’ultima disponibile)
Daniela Valente, Testimoni di coraggio, Fabbri Editori, 2026
Luigi Garlando, Per questo mi chiamo Giovanni, Rizzoli, 2022
Alberto Melis, Da che parte stare, Piemme, 2017
Antonio Ferrara, Pusher, Einaudi ragazzi, 2020
Ilvana Gandolfi, Io dentro gli spari, Salani, 2024
Rosario Esposito La Rossa, Siamo tutti Capaci. Falcone e Borsellino trent’anni dopo, Einaudi ragazzi, 2021
Rosario Esposito La Rossa, Assenti. Senza giustificazione, Einaudi ragazzi, 2020
Annalisa Strada, Io, Emanuela, agente della scorta di Paolo Borsellino, Einaudi ragazzi, 2026
Davide Morosinotto, Peppino Impastato. Una voce libera, Einaudi ragazzi, 2017
Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso, Peppino Impastato. Un giullare contro la mafia, Becco Giallo, 2018
Andrea Gentile, Volevo nascere vento, Mondadori, 2023
Daniele Nicastro, Grande, Einaudi ragazzi, 2017
Pietro Grasso e Alessio Pasquini, Il mio amico Giovanni, Feltrinelli, 2022
Nicola Gratteri e Antonio Nicasio, Come radici. Una storia sulle seconde possibilità, Mondadori, 2026
Nicola Gratteri e Antonio Nicasio, Senza scorciatoie. Una storia per dire no alle ingiustizie, Mondadori, 2025
Pina Varriale, Ragazzi di camorra, Rizzoli, 2024
Simona Dolce, La battaglia delle bambine. Insieme contro la mafia, Mondadori, 2021