Perché (ri)scoprire questa autrice? In un presente che dibatte ossessivamente di rappresentanza, i testi di Anna Banti offrono l'esatta genealogia del nostro malessere: la sua prosa smaschera le radici storiche dell'emarginazione femminile, dimostrando come il talento negato possa mutarsi in una feroce pratica di autodeterminazione.
Il fascino di Anna Banti e delle sue eroine
Anna Banti (1895-1985) ha contribuito in modo significativo alla preservazione e alla valorizzazione del patrimonio culturale e artistico italiano. La sua opera ha permesso la riscoperta di figure storiche femminili raffinate e complesse come Artemisia Gentileschi, troppo spesso trascurate e sottorappresentate rispetto alle loro controparti maschili.
È proprio l’abilità di Anna Banti di fondere storia, arte e letteratura – insieme al suo stile narrativo inconfondibile – a rendere immortali i suoi scritti e imperiture le sue eroine. La dedizione alla scrittura e la forza intellettuale dell’autrice sono inoltre un esempio di determinazione e creatività in grado di affascinare i lettori di ogni tempo.
Ma è in un’epoca come la nostra, in cui le voci femminili e la rappresentazione delle donne sono al centro del dibattito culturale, che le opere di Anna Banti assumono un significato ancora più rilevante. La sua capacità di portare alla luce storie di donne straordinarie offre una maggiore e nuova comprensione della storia e dell'arte, promuovendo al contempo il ruolo da sempre occupato dalle donne nel panorama culturale.
Per questo Oscar Mondadori grazie all'accurato e approfondito lavoro critico di Daniela Brogi ha dato vita al "cantiere Anna Banti": un vero e proprio progetto organico di rivalorizzazione e recupero delle opere di questa straordinaria autrice. Le studiose chiamate a presentare le opere di Banti, all'interno del cantiere, sono Daniela Brogi (Il coraggio delle donne e Artemisia), Giuliana Misserville (Le donne muoiono), Elena Porciani (La camicia bruciata) e Beatrice Manetti (Le mosche d'oro).
Guarda la puntata di Incipit, la rubrica di libri di Sky TG24, che le è stata dedicata.
Itinerario di Paolina
“Io chi sono?” è la domanda che, per oltre mezzo secolo, accompagna – ma anche perseguita, dilania, ispira – Anna Banti. Ed è una domanda che emerge fin dal libro d’esordio, Itinerario di Paolina, scritto nel 1937.
Prima di una lunga serie di controfigure dell’io narrante, Paolina è una bambina schiva, figlia unica, che crescendo diventa un’adolescente solitaria. Un isolamento che genera, da un lato, un profondo desiderio di confronto attraverso la letteratura e, dall’altro, il bisogno di intraprendere il "viaggio dell’immaginazione", il "gusto di giocare alla vita degli altri", tra sogni e storie da raccontare.
Indispensabile preludio a tutte le opere che verranno, questo romanzo è intessuto di echi proustiani e woolfiani, e ripensa il genere del romanzo di formazione, interpretandolo alla luce di una struttura modernista che incrocia diversi piani temporali. Ma più di tutto dà forma all’urgenza di raccontarsi di una scrittrice che per la prima volta riconosce la propria voce.
Noi credevamo
Anna Banti, pseudonimo di Lucia Lopresti, scrive Noi credevamo, una vicissitudine umana di grande fascino ricostruita e reimmaginata, ispirata alla vita del nonno don Domenico Lopresti, gentiluomo calabrese di incrollabile credo repubblicano e antimonarchico che ha assistito al crollo dei suoi ideali risorgimentali.
È il 1883. Chiuso nella sua casa di Torino, l’ormai settantenne don Domenico Lopresti inizia a scrivere le proprie memorie, ripercorrendo l’attività politica clandestina, i dodici anni trascorsi nelle carceri borboniche, l’impresa dei Mille vissuta a fianco di Garibaldi, infine l’impiego presso le dogane del Regno unitario. Scrive con rabbia, di nascosto, quasi se ne vergognasse, spinto dalla necessità di frugare nel proprio passato per "rovesciarsi come un guanto": ne trae amarezza e disillusione...
Le donne muoiono
Postfazione di Giuliana Misserville
Le donne muoiono, libro di racconti tra i più importanti di Anna Banti, pone interrogativi attualissimi: che cosa succede quando a una donna viene negato il diritto di creare? Abbiamo davvero superato l’idea che l’arte sia un territorio prevalentemente maschile?
La risposta è in questi racconti: in una "trista casa" borghese ai primi del Novecento, donne di età diverse incrociano rituali, rancori, ambizioni (Conosco una famiglia…); due fratelli, Lucilio e Priscilla, fuggono da Roma saccheggiata dai Vandali per inventarsi una nuova vita (I porci); alle donne del XXVII secolo è preclusa la capacità di ricordare le vite passate e l’unica forma di immortalità per loro è l’arte (Le donne muoiono); nella Venezia del Settecento, tra le orfanelle dell’Istituto della Pietà, una giovane spicca per il suo eccezionale talento musicale, in uno dei racconti più famosi (Lavinia fuggita).
Sono vari gli spunti narrativi di questi testi, composti dal 1936 al 1950, nei quali Anna Banti esplora gli stati d’animo delle sue protagoniste, la loro solitudine sociale, la rivolta contro consuetudini che oggi riconosciamo come patriarcali, che le costringono in ruoli prefissati.
Il coraggio delle donne
Postfazione di Daniela Brogi
Il coraggio delle donne è un romanzo di Anna Banti pubblicato nel 1940, quando la parola “coraggio” era riservata per lo più agli uomini. Questo libro fu per l'autrice il "primo gesto di libertà". Si tratta di cinque racconti, cinque storie di donne in bilico tra paura e ribellione.
C’è Amina che avanza nel buio con un gruppo di donne spaventate. Il passo è incerto, la paura è un’abitudine. Ma all’improvviso la sua fragilità si spezza. Con un gesto di sfida, affronta il marito padrone che la umilia ogni sera e, sollevando un bicchiere di vino, gli dice in faccia: "Ecco la paura che mi fai: ci bevo sopra". C’è Felicina, intrappolata in un destino che le è stato cucito addosso. Soffocata da un mondo che le lascia il "coraggio di sopravvivere e basta", dove se non ti sei sposata a ventidue anni sei già vecchia. E c’è Sofia, che affronta le montagne con la stessa determinazione con cui ha scelto di restare indipendente.
Con una scrittura attenta alle sfumature del quotidiano, Anna Banti non costruisce semplici ritratti, ma una vera e propria storia culturale della condizione femminile tra Ottocento e Novecento, illuminando la rete invisibile di vincoli e convenzioni che hanno condizionato generazioni di donne.
Le mosche d'oro
Postfazione di Beatrice Manetti
Le mosche d’oro, definito "il romanzo più ambizioso e temerario di Anna Banti", racconta due vite allo specchio: quelle di Libero Marcocci, pittore italiano di origini contadine, e di Denise Ravier, giovane borghese fragile e inquieta.
Nella Parigi bohémienne degli anni ’50 i due si sono amati, e dal loro amore è nato un figlio. Ma l’illusione si è infranta quando la donna ha deciso di abbandonare entrambi per insofferenza e stanchezza. Libero affronta così il ritorno a casa insieme al bambino, in un’Italia conosciuta e al contempo estranea.
Denise, invece, va incontro a una disperata diseducazione sentimentale, tra alberghi di lusso e cliniche psichiatriche. In questa storia "d’amore e disamore" – come scrive Beatrice Manetti – l'autrice amplia il suo orizzonte narrativo per affrontare i problemi del mondo contemporaneo, in particolare il "mito della libertà individuale".
La novità delle Mosche d’oro non risiede solo nel "montaggio incrociato" dei capitoli, tra presente e passato, tra la voce di Libero e quella di Denise, ma in un’"inversione dei ruoli di genere" dove un uomo "decide di fare la donna contro la donna". Con una prosa incisiva e introspettiva, l’autrice ritrae vite sospese tra scelte difficili e desideri di redenzione, sullo sfondo di un’Europa in fermento, divisa tra chi cerca la mondanità e chi emigra per sopravvivere.
La camicia bruciata
Postfazione di Elena Porciani
Nel suggestivo panorama della letteratura italiana, spicca La camicia bruciata di Anna Banti, un'opera che ci catapulta in un affascinante viaggio nel passato, tra le mura della Toscana medicea. Attraverso una narrazione dialogante, intrisa di una profonda sensibilità femminile, l'autrice ci conduce alla scoperta di un mondo ricco di passioni, intrighi e sogni.
Al centro di questa opera si erge la figura di Marguerite Louise d'Orléans, una nobildonna audace e ribelle. La sua storia diventa il filo conduttore di un intenso racconto, dove ogni dettaglio è dipinto con estrema precisione e raffinato registro narrativo.
Elena Porciani nella Postfazione dell'edizione Oscar Moderni, afferma che La camicia bruciata è un'opera di “interpretazione storica” volta "a indagare l’intimità esis