Scolpire il suono di "Splitting The Ash": Ronan Furlong tra architettura sonora e produzione

Ronan Furlong durante un suo concerto
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Scolpire il suono di "Splitting The Ash": Ronan Furlong tra architettura sonora e produzione

Nel secondo appuntamento della nostra serie di interviste, il musicista irlandese Ronan Furlong si addentra nella struttura compositiva e nel processo di registrazione del suo ultimo singolo, "Splitting The Ash". Noto per la sua capacità di fondere un intreccio acustico raffinato con l'energia travolgente del rock, Ronan racconta come l'atmosfera elettrizzante di un festival a Wexford abbia fatto nascere il riff celtico principale del brano in un'unica sera. Il cantautore approfondisce inoltre la collaborazione in studio con il produttore e batterista Brendan Carthy, il delicato equilibrio tra radici folk e potenza rock, e la consapevole costruzione del crescendo finale che porta al culmine della canzone.

 

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Architettura sonora e produzione

1. Il singolo si apre con un riff di chitarra celtico, dinamico e ipnotico. Come si è evoluto questo arrangiamento dall'idea iniziale fino al travolgente finale?


 

Sono davvero felice di dire che il riff è arrivato con estrema facilità. Avevo trascorso l'intera giornata precedente — e gran parte della settimana — a un festival di musica irlandese nella mia città natale. Le strade e i pub di Wexford erano affollati da musicisti di altissimo livello e trovarmi immerso in quell'ambiente è stato musicalmente esaltante. Così, quando la sera ho preso in mano la chitarra per comporre, le idee sono флоuite in modo del tutto naturale e l'intera colonna vertebrale musicale del brano è stata scritta in una sola serata. Per definire il testo, invece, ci sono voluti due anni!


 

 

2. Questo brano segna una nuova collaborazione con Brendan Carthy degli Orchard Studios. In che modo il suo lavoro alla batteria e in produzione ha contribuito a spingere la carica energetica del pezzo?


 

Ritengo che la batteria di Brendan abbia dato un contributo fondamentale alla spinta e all'energia del brano. Apprezzo particolarmente i suoi fill sui tom, che sostengono alla perfezione la linea vocale. Brendan è un musicista con cui è facilissimo lavorare e il suo primo take della traccia di batteria era praticamente perfetto. Mi sento davvero fortunato a poter collaborare con un artista del suo calibro.

 

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3. In molti tuoi brani riesci a bilanciare la potenza del rock con l'autenticità del folk. Come hai affrontato gli arrangiamenti per evitare che l'intensità rock soffocasse le radici acustiche?


 

Ti ringrazio per questa osservazione, perché è un aspetto a cui presto un'attenzione davvero scrupolosa. Registro sempre prima le tracce acustiche, poiché rappresentano l'intelaiatura del brano ed è essenziale che il suono rimanga ancorato a una base tradizionale e acustica. Una volta impostata questa struttura, aggiungo le chitarre elettriche per infondere slancio, carica e per ampliare la tavolozza sonora della canzone.

 


 

4. La critica ha descritto il finale della canzone come una "galoppata travolgente". Quando eri in studio avevi già intenzione di costruire un crescendo così liberatorio?


 

Sì, decisamente. È proprio così che il brano è nato durante la fase di scrittura, quindi per me era fondamentale che il punto culminante derivasse da un'intensa progressione musicale sviluppata a partire dal riff principale. Ciò detto, per le note finali del pezzo ho voluto cambiare registro, aggiungendo una chiusura acustica molto delicata!


 

5. La voce in "Splitting The Ash" risulta viscerale e appassionata. Che tipo di approccio vocale cercavi per interpretare un testo così legato agli elementi della natura?


 

Puntavo a una resa vocale che suonasse appassionata, ispirata e viscerale, rispecchiando esattamente le emozioni provate al momento della stesura del testo. Ho dovuto fare diversi tentativi con le incisioni vocali prima di raggiungere la giusta intensità che potesse sposarsi con la trama musicale sottostante, ma sono davvero felice di come sia venuta.


 

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Giorgio Ballarin
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