Volontari nei CAU
CSV Emilia e AUSL lanciano un appello: si cercano volontarie e volontari per i Centri di Assistenza e Urgenza di Parma e Vaio
Lavoriamo per dare ai luoghi di cura un volto amico. Un sorriso, una parola, qualcuno che aiuti a fare una telefonata o che porti una bottiglietta d’acqua mentre si aspetta: piccoli gesti che, in un momento di fragilità, cambiano le cose.
È da questa idea che nasce il progetto che porterà volontarie e volontari nei CAU – Centri di Assistenza e Urgenza di Parma e Vaio, con un compito preciso: stare accanto alle persone durante l’attesa, offrendo ascolto, orientamento e supporto.
Non si tratta di sostituire il personale sanitario, ma di aggiungere una presenza che possa occuparsi di ciò che medici e infermieri, per il loro ruolo, non possono fare. Un caricatore per il cellulare, un aiuto per una telefonata, qualche informazione, una chiacchiera per ingannare l’attesa o semplicemente qualcuno con cui condividere un momento di preoccupazione.
Perché l’accoglienza è la prima cura.
Per questo CSV Emilia e Azienda USL lanciano un appello alla ricerca di volontarie e volontari. L’impegno sarà di poche ore alla settimana, organizzato insieme agli altri volontari in una vera e propria staffetta di solidarietà. Un’esperienza sicura, accompagnata e formativa, pensata per mettere al centro le persone e offrire a chi partecipa un’occasione di volontariato significativa e arricchente. Per candidarsi, basta una telefonata allo 0521.2283330 o una mail a segreteria.parma@csvemilia.it. C’è anche un modulo online https://short-url.cc/1D32j
Prima di iniziare, i volontari seguiranno un percorso di formazione per imparare a riconoscere bisogni, situazioni e dinamiche proprie dei CAU. Alla formazione parteciperà anche il personale sanitario: un passaggio importante per conoscersi e costruire fin dall’inizio una relazione basata sulla collaborazione.
I CAU sono punti di riferimento importanti per la salute della comunità. Accolgono persone con problemi a bassa complessità e, proprio per questo, le attese possono essere significative.
In questo tempo sospeso, il volontario può diventare una presenza attenta, capace di osservare, ascoltare e spiegare. Può aiutare a comprendere perché a volte qualcuno venga chiamato prima di altri, come funzionano le priorità dell’assistenza, a chi rivolgersi per una necessità. Può contribuire così a rendere l’attesa più comprensibile e meno pesante e, soprattutto, a intercettare quelle situazioni in cui una persona, stanca o preoccupata, decide di andarsene prima di essere visitata, con possibili conseguenze anche per la sua salute.
Il volontario diventa quindi una sorta di ponte tra chi attende e chi cura: non interviene sul piano sanitario, ma aiuta a creare una relazione più vicina e un ambiente più accogliente.
Quello che si prepara nei CAU non è un intervento improvvisato. Il progetto è stato costruito attraverso un percorso di studio e progettazione che ha coinvolto Azienda USL, CSV Emilia e Università di Parma, grazie alle competenze delle facoltà di Scienze sociali e Medicina.
Sono stati realizzati questionari rivolti a medici, personale sanitario e utenti. I volontari dei Punti di Comunità sono stati inoltre formati per osservare in modo strutturato ciò che accade all’interno di un CAU: le reazioni di chi aspetta, le esigenze di chi lavora, le dinamiche che si creano tra le persone. Un lavoro di ascolto e osservazione che costituisce la base sulla quale costruire il nuovo servizio e accompagnarne lo sviluppo.
L’intero percorso è reso possibile grazie al sostegno di Fondazione Cariparma.
“Con il bando Welfare Connesso, Fondazione Cariparma ha scelto di sostenere progetti capaci di trasformare la collaborazione tra diversi attori del welfare locale in un valore concreto per le persone. Nei CAU questo significa offrire una risposta che non si esaurisce nella gestione dell’urgenza, ma che accompagna pazienti e caregiver verso servizi più adeguati, intercettando anche bisogni sociali e relazionali che spesso emergono proprio nei momenti di maggiore fragilità.” ha dichiarato Franco Magnani, Presidente di Fondazione Cariparma.
L’obiettivo è cambiare i luoghi di cura, anche intervenendo sull’ambiente fisico, ma soprattutto sull’atmosfera che si respira. Perché un CAU può essere un luogo dove si viene per essere curati, ma può diventare anche un luogo in cui, mentre si aspetta, ci si sente accolti, ascoltati e un po’ meno soli.