Foto di Mayys Abu Gosh
Da oggi in discussione in Commissione Affari Esteri alla Camera, la proposta di legge firmata dai leader di Alleanza Verdi e Sinistra, Movimento 5 Stelle e Partito Democratico: Angelo Bonelli, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni ed Elly Schlein
Appello urgente al Parlamento e al Governo delle organizzazioni promotrici della campagna Stop al commercio con gli insediamenti illegali, tra cui COSPE, da cui nasce l’iniziativa. Di seguito il comunicato.
Arrivare ad un impegno dell’Italia – sull’esempio di 12 paesi europei tra cui Regno Unito, Francia, Paesi Bassi, Irlanda, Belgio e Spagna – per il divieto all’importazione di beni e servizi provenienti dagli insediamenti israeliani nel Territorio palestinese occupato, contrastando la crescita esponenziale degli attacchi dei coloni in Cisgiordania e la distruzione dell’economia palestinese, tra espropri e sfollamenti.
Con quest’obiettivo inizia oggi l’esame in Commissione Affari Esteri della Camera della proposta di legge, che ha come primi firmatari i leader di Alleanza Verdi e Sinistra, Movimento 5 Stelle e Partito Democratico: Angelo Bonelli, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni ed Elly Schlein.
Un’iniziativa nata grazie all’impegno di una coalizione di oltre 20 organizzazioni della società civile, che a settembre 2025 hanno lanciato la campagna Stop al commercio con gli insediamenti illegali.
“Si tratta di una prima importante tappa lungo un percorso che speriamo possa portare l’Italia all’adozione di misure di reale divieto degli scambi commerciali con gli insediamenti dei coloni israeliani in Cisgiordania (compresa Gerusalemme est). Scambi illegali secondo il diritto internazionale, che costano miliardi di dollari all’economia palestinese ogni anno, con perdita progressiva di terreni agricoli e pascoli, fonti d’acqua, infrastrutture. – spiegano le organizzazioni promotrici – È fondamentale che le forze di maggioranza parlamentare e il Governo accolgano questa proposta, dato che la misura non è legata ad un’opportunità politica, bensì si tratta di ottemperare ad un obbligo richiesto da tempo dalla Corte Internazionale di Giustizia. L’auspicio è quindi che quest’occasione non vada sprecata e che la Commissione convochi presto la società civile italiana e palestinese, per valutare il reale impatto dell’occupazione sulla sovranità politica, economica, fiscale del popolo palestinese e più in generale sul suo diritto all’autodeterminazione”.
I PUNTI CHIAVE DELLA PROPOSTA
La proposta di legge chiede in sintesi:
- di vietare l’importazione e la pubblicizzazione in Italia di beni e servizi provenienti dagli insediamenti israeliani nel Territorio palestinese occupato (sia le merci prodotte interamente o parzialmente negli insediamenti, ovvero che lì hanno subito l’ultima trasformazione o lavorazione significativa; che qualsiasi servizio, derivante da attività svolte in tutto o in parte negli insediamenti);
- che siano gli esportatori israeliani a dimostrare che i loro beni non sono prodotti nel Territorio Palestinese Occupato, contrariamente a quanto avviene ora, prevedendo la possibilità di sequestrare e confiscare i beni in caso di false dichiarazioni.
Leggi il comunicato integrale qui:Comunicato-stampa-LITALIA-FERMI-AL-PIU-PRESTO-IL-COMMERCIO-CON-GLI-INSEDIAMENTI-ILLEGALI_16_9_2026