Vincenzo Latronico, Una splendida rovina. Giulio Einaudi editore

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Dopo il grande successo internazionale de Le perfezioni – tradotto in tutto il mondo, vincitore del Premio Mondello 2022, inserito nella dozzina del Premio Strega 2022 e finalista dell’International Booker Prize 2025 – Vincenzo Latronico torna a raccontare gli slanci e gli autoinganni di chi, già adulto, è ancora in cerca del proprio posto nel mondo.

Con Una splendida rovina, Latronico interroga una generazione sospesa tra il desiderio di stabilità e l’impossibilità – economica e psicologica – di raggiungerla. Al centro del romanzo ci sono due trentenni che, nello slancio di un amore appena nato, decidono di inseguire un sogno: cambiare vita, lasciare la città e trasferirsi in un villaggio di campagna. Una ricerca che li porta sulle coste del mar Baltico, dove tenteranno di ricostruire una splendida casa in rovina e, insieme, le proprie vite.

O almeno ci proveranno.

Perché la stessa storia può essere raccontata anche in un altro modo. Due trentenni si sentono alla deriva, vivono in città sempre più costose e fanno lavori per i quali non provano più la passione di un tempo. Cercano una via d’uscita e la trovano l’uno nell’altra, ma anche in una fantasia campestre alimentata dalle ore trascorse sui social e sui siti di annunci immobiliari, a immaginare casolari in pietra, campi di grano, una vita finalmente diversa. Più che un sogno, forse, inseguono una follia a due.

Una splendida rovina racconta entrambe queste storie, e soprattutto racconta la nostra impossibilità di distinguere davvero fra le due.

È proprio in questa ambiguità che il romanzo trova la sua forza. La casa da ristrutturare diventa una metafora concreta e insieme sfuggente: un progetto che promette di dare forma a un futuro, ma che finisce per mettere a nudo le crepe già presenti. Come osserva Luca Mastrantonio su «7 – Corriere della Sera», i protagonisti ci provano «con gli esiti annunciati del titolo», sia nella relazione sia nel progetto immobiliare, cercando di nascondere le crepe sentimentali e di ripararle quasi fossero quelle di una casa.

La casa, insomma, non è soltanto un luogo: è la promessa di poter finalmente costruire una vita che abbia una forma riconoscibile. Non è un caso che all’origine del romanzo ci sia un’esperienza personale dello stesso Latronico: «Una decina di anni fa, con una donna di cui mi ero innamorato da poco, e un gruppo di amici con la difficoltà di pagare l’affitto in una grande città, abbiamo comprato per pochissimi soldi una casa in rovina, in campagna, per ristrutturarla, e ci siamo trasferiti lì». Un’esperienza nata dal desiderio di sottrarsi alla solitudine della vita urbana: «Insomma, abbiamo fatto questo sogno di una vita diversa, più collettiva, comprando una splendida rovina in campagna» (intervista rilasciata a «7 – Corriere della Sera»).

A partire da sogni, desideri e vie di fuga, Latronico costruisce qualcosa di più ampio: il ritratto di un’intera generazione alle prese con la precarietà. È il territorio narrativo in cui Latronico si muove da sempre e che, con Una splendida rovina, torna a mettere a fuoco con particolare precisione. Sabina Minardi su «L’Espresso» parla della «difficoltà di immaginare un futuro», dell’«ansia per un mondo che respinge» e della tentazione di vivere perennemente «in giro», tra una città e l’altra, rimandando le scelte.

Una splendida rovina non è semplicemente il racconto di una coppia che decide di cambiare vita. È una riflessione sul bisogno, profondamente contemporaneo, di trovare un luogo in cui sentirsi finalmente arrivati, ma anche sulla difficoltà di capire se quel luogo esista davvero. Nicola H. Cosentino, su «La Lettura – Corriere della Sera», parte proprio da questa tensione: «Alzi la mano quelli che, fra noi, desiderano la stabilità pur non avendo gli strumenti economici o psicologici per ottenerla. E anche quelli che ne soffrono, perché pensano di poter essere felici solo accumulando traguardi. Ecco, Latronico sa che siamo in tanti, e quanta voglia abbiamo di parlarne, di leggerne, di sentirci meno soli. Con Una splenda rovina conferma di avere una lucidità prodigiosa nel raccontare i suoi tempi, la sua gente, l’Occidente; cioè tutte cose splendide, tutte rovinate, tutte da ricostruire».

Ma Una splendida rovina è anche il racconto di come i momenti di difficoltà non sempre siano seguiti da una rinascita. Il protagonista, infatti, «è un maschio che riconosce la propria vulnerabilità, vive una crisi. Ma in realtà è una persona che attraversa una situazione potenzialmente trasformativa e alla fine non si trasforma» (Latronico a «la Repubblica»).

Con una scrittura vibratile, esatta e magnetica, Vincenzo Latronico scandaglia le speranze e le disillusioni di chi entra nell’età adulta portandosi dietro la sensazione di essere arrivato tardi, e «ritrae con lucidità il disorientamento della sua generazione, quella dei millennial, cresciuta nel mito della vita facile in un’Europa senza confini, di fronte a speculazioni immobiliari sempre più impattanti e a una mutata situazione geopolitica che ridisegna un mondo ostile, chiuso e inospitale» (Adelaide Barigozzi, «Elle»).

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