Garanzie sanitarie e reciprocità commerciale: AVEC sollecita la sospensione mirata dell'import avicolo dalla Thailandia e il blocco di nuove quote FTA

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AVEC, l’associazione di rappresentanza del settore avicolo europeo, ha formalmente richiesto alla Commissione Europea di disporre la sospensione cautelare delle importazioni di carni avicole provenienti dagli stabilimenti e dalle filiere produttive thailandesi che non siano in grado di attestare la piena rispondenza ai requisiti di idoneità e certificazione stabiliti dalla normativa comunitaria. Tale misura interdittiva dovrà rimanere in vigore fino alla completa attuazione e verifica dell’efficacia delle azioni correttive necessarie, a seguito delle criticità emerse dalla pubblicazione del rapporto di audit CT-2026-0188 condotto sulle strutture del Paese asiatico.

La presa di posizione dell’organizzazione di rappresentanza europea giunge a soli tre mesi di distanza dalla richiesta di sospensione preventiva avanzata nei confronti delle importazioni avicole dalla Cina, formalizzata in seguito agli esiti dell’audit comunitario CT-2025-0037.

Le risultanze dell’ispezione comunitaria e le vulnerabilità della filiera thailandese

Le conclusioni cui sono giunti gli ispettori dell’Unione Europea evidenziano come, pur in presenza di un sistema di controllo ufficiale strutturato, le garanzie a supporto dei flussi di esportazione verso il mercato comunitario risultino gravemente compromesse da carenze di natura sistemica e sostanziale. Le difformità individuate riguardano ambiti cruciali per la sicurezza alimentare, tra cui la validazione delle procedure HACCP, i meccanismi di tracciabilità, la segregazione tra le partite di merce idonee e non idonee all’esportazione verso l’UE, i protocolli di ispezione veterinaria e i processi di attestazione certificativa.

Nel corso delle rilevazioni, gli auditor comunitari hanno intercettato prodotti avicoli destinati al consumo europeo prodotti mediante l’impiego di carne macinata proveniente da un impianto privo dell’autorizzazione all’export verso l’Unione. Parallelamente, presso due stabilimenti di trasformazione oggetto di verifica, la dirigenza aziendale non è stata in grado di fornire evidenze documentali attestanti l’esclusiva idoneità delle materie prime utilizzate. Il quadro ispettivo è stato ulteriormente aggravato dal riscontro di ispezioni ante-mortem e post-mortem lacunose, da una gestione non controllata dei processi di clorazione dell’acqua e dal mancato seguito dato ai ripetuti allarmi di sicurezza alimentare relativi alla presenza di residui di clorato.

La continuità storica dei rilievi e il nodo dei controlli nei Paesi terzi

I risultati dell’ultima ispezione confermano e consolidano criticità ampiamente documentate negli anni dalle autorità comunitarie. Già nel 2018, gli ispettori dell’Unione avevano constatato una progressiva perdita di efficacia dei controlli ufficiali thailandesi rispetto ai rilevamenti del 2013, registrando inadempienze primarie in quattro degli otto impianti analizzati. La successiva missione di verifica del 2019 aveva certificato la persistenza di irrisolte non conformità e una gestione carente dei rischi connessi al patogeno Salmonella. Successivamente, sebbene un controllo di follow-up condotto nel 2020 sul versante della sanità pubblica avesse registrato parziali avanzamenti, una ispezione sulla salute animale ha concluso che la Thailandia non offriva i presupposti per garantire la conformità delle merci, ravvisando gravi vulnerabilità nei sistemi di sorveglianza per l’influenza aviaria e la malattia di Newcastle. Questo quadro storico attesta la profonda necessità di pervenire a garanzie di conformità stabili e soggette a verifica indipendente.

Il Segretario Generale di AVEC, Birthe Steenberg, ha evidenziato come la dinamica superi i singoli contesti nazionali di Cina e Thailandia, invitando a una riflessione di carattere generale sull’opportunità di allineare con sempre maggiore coerenza l’azione istituzionale dell’Unione Europea agli esiti delle proprie verifiche ispettive, affinché le evidenze emerse dagli audit interni trovino una pronta e uniforme traduzione operativa a tutela della trasparenza dei mercati e della fiducia dei consumatori.

Le indagini condotte sul territorio cinese avevano analogamente portato alla luce gravi inosservanze delle norme sul benessere animale, debolezza dei controlli igienico-sanitari, inaffidabilità dei dati di tracciabilità e una non corretta separazione dei flussi merceologici, determinando l’impossibilità di confermare la validità delle attestazioni sanitarie e zootecniche riportate sui certificati di esportazione.

Principi di equivalenza, parità di condizioni e negoziazioni commerciali

Alla luce di tali evidenze, AVEC ha sollecitato la Commissione Europea a definire in modo trasparente i criteri normativi che determinano l’attivazione di misure precauzionali a seguito di ispezioni in Paesi terzi, applicando tali parametri in modo uniforme su tutti i Paesi partner. Come chiarito da Steenberg, la presenza di vulnerabilità strutturali che inficiano i requisiti di accesso al mercato unico impone un’azione istituzionale svincolata dalla geografia del Paese d’origine, poiché i principi di reciprocità e autorevolezza richiedono un’applicazione rigorosa e imparziale delle disposizioni legislative.

Sulla base di queste premesse, l’Associazione richiede la sospensione mirata e circoscritta dei flussi di importazione avicola dagli stabilimenti o dai circuiti produttivi thailandesi che non offrano comprovate garanzie di rispondenza agli standard europei, mantenendo tali restrizioni operanti fino all’avvenuta verifica sul campo delle misure correttive adottate.

In questa prospettiva, AVEC ritiene inopportuna l’ipotesi di prevedere un incremento delle quote contingentate ad aliquota preferenziale nell’ambito delle trattative per l’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Thailandia. Il settore avicolo europeo opera nel rispetto di un quadro regolatorio e produttivo rigoroso; di conseguenza, un’ulteriore apertura dei mercati, in presenza di criticità ancora aperte sul fronte dei controlli nei Paesi terzi, rischierebbe di indebolire la fiducia nelle politiche commerciali comunitarie e di incidere sull’equilibrio della concorrenza leale. La piena conformità alle norme comunitarie deve quindi rappresentare un prerequisito accertato e consolidato nel tempo, incoraggiando la Commissione a valorizzare il rispetto delle regole sanitarie quale pilastro fondamentale di ogni intesa commerciale.

Il valore degli audit e la necessità di un’azione sanzionatoria efficace

AVEC esprime pieno sostegno ai programmi di audit integrativi e al potenziamento dei presidi di frontiera predisposti dalla Commissione Europea, con particolare riferimento alle ispezioni sulla conformità all’impiego degli antimicrobici e sui requisiti di sicurezza alimentare previste in Thailandia per il 2027.

Tuttavia, l’efficacia dell’attività ispettiva deve essere affiancata da un tempestivo ed energico intervento sanzionatorio laddove vengano accertate inadempienze di gravità sistemica, prevedendo la sospensione mirata delle licenze, la revoca delle autorizzazioni all’export e l’applicazione di ulteriori sanzioni proporzionate.

In conclusione, Birthe Steenberg ha ribadito che l’attività di verifica sul campo non può tradursi in un mero adempimento formale o burocratico. Gli esiti degli audit devono determinare conseguenze operative tangibili e, qualora vengano riscontrate falle strutturali tali da compromettere la sicurezza dei prodotti, occorre procedere con fermezza a prescindere dall’importanza del partner commerciale coinvolto.

Fonte: AVEC

Recapiti
Unione Nazionale Filiere Agroalimentari