La malattia di Lyme come trigger per l’anemia emolitica autoimmune?

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Un raro case report solleva interrogativi sui rapporti tra Lyme e sistema immunitario. Ma i dubbi restano, dice l’esperto

Tra le possibili complicanze rare della malattia di Lyme si inserisce un caso clinico recentemente descritto in letteratura e apparso su BMC Infectious Diseases, che ipotizza una correlazione tra l'infezione da Borrelia burgdorferi, il batterio responsabile della Lyme, e l'anemia emolitica autoimmune (AIHA).

La malattia di Lyme è un'infezione zoonotica che coinvolge tipicamente cute, sistema nervoso, articolazioni e cuore. La diagnosi si basa sulla storia clinica, sui sintomi e su un test sierologico a due fasi confermato da test Western Blot. Il coinvolgimento ematologico, tuttavia, resta un capitolo meno esplorato: i dati disponibili si limitano perlopiù a singoli case report.

L'anemia emolitica autoimmune è una condizione in cui l'organismo produce anticorpi contro i propri stessi globuli rossi, causandone la distruzione; nella maggior parte dei casi è idiopatica, ma può essere secondaria a malattie autoimmuni, infettive o a neoplasie ematologiche e non.

IL CASO

Come si legge nel lavoro recentemente pubblicato, una donna di 47 anni, con cirrosi alcolica, si è presentata in un ospedale turco lamentando gonfiore alle gambe, ittero e trombosi venosa profonda. Gli esami di laboratorio hanno rivelato anemia severa, piastrinopenia, LDH elevata, iperbilirubinemia indiretta e danno renale acuto.  Nonostante la terapia con prednisone, la piastrinopenia è peggiorata e sono comparsi sintomi neuropatici. Solo a fronte di un recente viaggio in Europa è stato sospettato un coinvolgimento da Lyme, poi confermato dalla positività per IgM anti-Borrelia burgdorferi. Il trattamento con ceftriaxone e doxiciclina ha portato al miglioramento dell'emoglobina senza necessità di trasfusioni, alla normalizzazione delle piastrine e alla regressione dei sintomi neuropatici.

“ATTENZIONE ALLA CAUSALITÀ”

“È un articolo pubblicato su una rivista molto prestigiosa, ma sarei comunque cauto per due motivi: a livello clinico la persona non presentava alcuna manifestazione della malattia, e si può avere una positività anticorpale in presenza di una patologia asintomatica, per cui non si può dimostrare con certezza che si tratti di una correlazione causale”, spiega Giangiacomo Nicolini, pediatra e infettivologo bellunese, direttore della Pediatria dell'ospedale di Conegliano. “Il secondo dubbio riguarda proprio la sierologia, perché il test Western Blot era solo debolmente positivo, e in questi casi i falsi positivi sono molti. Va considerato, per esempio, che la donna presentava un problema al fegato e forse una predisposizione all'autoimmunità. Indicare un nesso di causalità fra un caso aneddotico e una malattia è sempre delicato”.

Non esistono infatti, ad oggi, studi che dimostrino con chiarezza una relazione diretta tra malattia di Lyme e anemia secondaria. La letteratura riporta studi, condotti su modelli animali e umani, che documentano anemia e piastrinopenia associate alla Lyme, oltre a case report in cui l'anemia emolitica compare in presenza di coinfezione con babesiosi. Le zecche del genere Ixodes possono infatti trasmettere contemporaneamente altri patogeni, come Anaplasma phagocytophilum e specie di Ehrlichia: dati epidemiologici. indicano che fino al 40% delle persone con malattia di Lyme può presentare una babesiosi concomitante, e fino al 13% un'anaplasmosi granulocitica umana. Queste coinfezioni, tuttavia, sono meno frequenti in Europa rispetto agli Stati Uniti, dove anche le infezioni singole da Babesia o A. phagocytophilum sono relativamente rare.

Anche la piastrinopenia osservata potrebbe derivare sia dalla cirrosi sia da un coinvolgimento legato alla Lyme – scrivono gli autori – come già segnalato in un altro studio su sei casi di piastrinopenia associata alla malattia.

LYME E ALTRE MALATTIE AUTOIMMUNI

Alcuni studi suggeriscono che la malattia di Lyme possa favorire fenomeni di autoimmunità, il che potrebbe spiegare l'associazione con anemia e piastrinopenia: diversi case report descrivono infatti un legame tra la Lyme e lo sviluppo di malattie autoimmuni come lupus eritematoso sistemico, sclerodermia, sindrome di Guillain-Barrée sclerosi multipla.

Il meccanismo esatto alla base delle citopenie secondarie alla malattia di Lyme non è ancora chiaro, ma diversi processi sono stati chiamati in causa: mimetismo molecolare, epitope spreading, attivazione bystander, "original antigenic sin", attivazione policlonale di linfociti B e T, e apoptosi delle cellule presentanti l'antigene. Alcuni studi evidenziano inoltre il ruolo dei linfociti T regolatori, della risposta Th17 e dei livelli di IL-23 nella patogenesi della sindrome post-trattamento della malattia di Lyme.

COME DIAGNOSTICARLA IL PRIMA POSSIBILE

La manifestazione clinica più frequente della malattia di Lyme, presente nell'89% dei casi, è l'eritema migrante: un arrossamento cutaneo che si espande progressivamente intorno al punto del morso, partendo da una macchia o papula nel sito di inoculo, quando è già presente spirochetemia. Nel giro di tre-quattro settimane la lesione tende a schiarirsi dal centro, assumendo il tipico aspetto a bersaglio, da cui i nomi di eruzione a occhio di bue o a coccarda. Se si è nel dubbio è bene sottoporsi ad analisi del sangue per capire se vi è in corso o vi è stata un’infezione. L'evoluzione dell’eritema, però, non è sempre così lineare: può persistere oltre le quattro settimane o ripresentarsi in sedi diverse da quella del morso originario, dando luogo al cosiddetto eritema cronico migrante - un segnale d'allarme per una possibile evoluzione sistemica della malattia. Altri sintomi comprendono artrite (7% dei casi), paralisi del VII nervo cranico (3%) e, più raramente, meningite asettica (1%) e cardite (0,5%).

Per la malattia di Lyme esistono terapie antibiotiche efficaci in tutti gli stadi - localizzato precoce, disseminato e tardivo - sia per le manifestazioni cutanee come l'eritema migrante, sia per quelle articolari e neurologiche. Nei bambini sotto gli 8 anni si utilizza l'amoxicillina, mentre in adulti e bambini più grandi si ricorre alla doxiciclina, con durate variabili a seconda dello stadio.

Recapiti
info@osservatoriomalattierare.it (Cristina Da Rold)