Con settant'anni continuativi di scrittura, più di quattrocento racconti e oltre cinquanta libri, è stato non solo uno degli scrittori più prolifici e tradotti del Novecento (aveva all'attivo opere di fiction, sceneggiature televisive e cinematografiche, opere teatrali, saggi, poesia), ma anche uno dei più influenti, capace di indirizzare con la sua letteratura non solo l'intero universo fantascientifico, ma quello della scienza, della tecnologia e della ricerca. Ha cambiato l'immaginario collettivo.
"Senza Ray Bradbury non ci sarebbe stato Stephen King", ha dichiarato King stesso; "Posso immaginare tutti i mondi possibili, ma non posso immaginare un mondo senza Ray Bradbury", ha detto Neil Gaiman, per citare solo due degli scrittori che si sono nutriti della sua visione.
Ma accanto a loro ci sono intere generazioni di lettori che, leggendo le sue pagine, si sono spinti oltre i confini del conosciuto per immaginare quello che ancora non lo era.
Per permettere a tutti, sia appassionati che neofiti, di entrare nel suo universo, Mondadori pubblica nella collana Oscar Baobab Storie del futuro, l’autoantologia che lo stesso Bradbury ha costruito nel 2003 selezionando cento testi dalla propria produzione breve. Il percorso parte dai primi racconti apparsi sulle riviste pulp negli anni Quaranta e arriva fino alle soglie del nuovo millennio, con alcune storie proposte qui in nuova traduzione. Il volume si affianca a Cento racconti, già disponibile in Oscar. Insieme, i due libri restituiscono un quadro davvero esaustivo del Bradbury narratore di racconti.
Più che una raccolta, questa antologia è un viaggio che sorprende e commuove, e che permette di capire da dove venisse la sua immaginazione. Bradbury raccontava di non aver mai avuto il controllo delle proprie storie: erano loro a chiamarlo, e lui seguiva il consiglio che dava ai giovani scrittori, “Buttati dal dirupo e costruisciti le ali mentre precipiti”. Alla domanda sul perché continuasse a farlo, rispondeva con una parola sola: per amore.
La fantascienza umanistica di Ray Bradbury, tra scoperte, storie gotiche e viaggi spaziali
Mondi inaspettati si spalancano a chi legge le pagine di Bradbury, primi tra tutti quelli spaziali.
Non è un caso che la sua produzione venne considerata avveniristica e ispirante negli anni '60, durante la cosiddetta Space Age, l'era che convenzionalmente comincia il 4 ottobre del 1957 con il lancio del satellite Sputnik 1 da parte dell'URSS e che vide i primi passi dell'esplorazione dello spazio e i suoi numerosi sviluppi culturali e tecnologici.
Tenne conferenze al California Institute of Technology (Caltech) e alla NASA, nel 1979 scrisse e condusse uno speciale ABC intitolato Infinite Horizons: Space Beyond Apollo per il quale vinse anche un Emmy Award.
In suo onore l'equipaggio dell'Apollo 15 chiamò un cratere lunare "Dandelion", un asteroide venne designato "9766 Bradbury", le rocce su Marte sono state nominate "The Martian Chronicles" dai team scientifici della NASA.
Tra i capolavori dello scrittore nel genere, le Cronache Marziane, resoconto della conquista e della colonizzazione di Marte tra il 1999 e il 2026; e I fiori di Marte con le loro visioni fantascientifiche sospese nel futuro.
La fantascienza di Ray Bradbury trova magnifica summa nella raccolta dei suoi Cento racconti, un'antologia ordinata per assonanze creative e letterarie in cui accanto alle storie ambientate nello spazio si trovano quelle dedicate a una stirpe americana di vampiri, racconti di dinosauri, robot che si fingono esseri umani, zombie, scheletri, adolescenti assassini, fenomeni da baraccone.
Ray Bradbury ha inventato un intero continente del fantastico e dopo averlo inventato l'ha esplorato in ogni sua parte, spostandosi contemporaneamente tra le epoche come un vero e proprio Viaggiatore del tempo.
Anche le età della vita sono esplorate in profondità, indagando sul confronto tra le generazioni: è quello che avviene in opere come Addio all'estate e L'estate incantata dove soprattutto l'infanzia è riscoperta con tutte le sue ombre nere e i dolori a cui è difficile dare un nome.
Ma non solo di fantascienza si nutrono i mondi di Ray Bradbury, che aveva un'anima gotica che ben si esprime in libri come Il popolo dell'autunno, il racconto della storia di Green Town, anonimo centro dell’Illinois che viene sconvolto da un “carnevale nero”, un circo misterioso che sembra promettere l’avverarsi di tutti i desideri e l’eterna giovinezza.
Ci sono anche fantasmi che tornano dal passato come quello di Constance Rattigan, la stella del cinema muto che si palesa in una notte di tempesta in Constance contro tutti.
Per chi volesse godere tutto il meglio della narrativa weird di Bradbury, un Oscar Drago intitolato Halloween è la soluzione perfetta per perdere il sonno.
Scrivere per un mondo migliore
Bradbury non era solo fantasticamente proiettato verso mondi altri, era un uomo del suo tempo e, grazie alla sua straordinaria capacità di previsione, di questo colse prima di molti altri le storture e i pericoli.
Aveva un forte senso umanitario e attraverso le sue storie cercava di disegnare un mondo migliore.
Fahreneit 451 è solo il manifesto più esplicito di questo suo modo di pensare e delle domande che si poneva: in una società in cui leggere libri e possederne è un reato, come si può salvarsi dalla distruzione? Ma anche altrove ha esplorato gli stessi temi, per esempio in Era una gioia appiccare il fuoco, una raccolta di racconti che assurge a emblema della libertà di pensiero e di scelta, storie nelle quali la fantasia è una forma di resistenza che il potere cerca di distruggere.
Ray Bradbury ci ricorda che non c'è nessuna scoperta per cui non vale la pena rischiare e che non siamo mai Troppo lontani dalle stelle.
5 cose che (forse) non sai su Ray Bradbury
1 La scintilla di Mr. Electrico
La vita da scrittore di Bradbury fu generata da un incontro molto speciale avvenuto nel 1932: quello con un mago del carnevale chiamato Mr. Electrico.
Alla fine della sua performance Electrico raggiunse il dodicenne Ray, lo toccò con la sua spada carica di energia e gli disse: "Live forever!"
Fu allora che il ragazzo decise che avrebbe scritto ogni giorno della sua vita. E la fascinazione della magia non finisce qui: tutta la vita si divertì a fare trucchi magici con carte e monete ai suoi nipoti.
2 Rocket Man
Il racconto di Bradbury "The Rocket Man", contenuto nella raccolta L'Uomo illustrato, ha ispirato l'omonima canzone di successo do Elton John. Bernie Taupin rimase così affascinato dalla storia da volerla tradurre in canzone e il suo partner Elton John arrivò presto alla melodia giusta.
3 L'amore per Halloween
Anche dopo che i suoi figli crebbero e smisero di festeggiare Halloween con "dolcetto o scherzetto?", Ray Bradbury non smise di travestirsi e di festeggiare la tradizione.
Possedeva un gran numero di cravatte perfette per Halloween e ne aveva una arancione, in particolare, che era la sua preferita e che indossava anche durante il resto dell'anno abbinandola a una camicia dal colletto bianco, scarpe da ginnastica bianche, calzini bianchi tirati su per gli stinchi, pantaloncini bianchi e una giacca a vento bianca.
4 Il collezionista di giochi
Bradbury non ha mai perso il suo senso del gioco. I suoi nipoti raccontano che avesse più giocattoli di loro: pistole di ogni tipo, robot, dinosauri impagliati, animali di peluche sovradimensionati e persino una testa che galleggiava in un barattolo di vetro, gentile concessione di Alfred Hitchcock. Sembra che ogni Natale Bradbury chiedesse alla moglie di regalargli dei giocattoli invece di qualsiasi altro oggetto.
5 Il ladro di libri
Bradbury conobbe Marguerite - "Maggie" - McClure, la donna che sarebbe diventata sua moglie, alla Fowler Brothers, libreria del centro di Los Angeles, dove lei lavorava come impiegata. Non riusciva a distogliere lo sguardo da lui, ma non per un'istantanea attrazione fisica: sospettava che lui avrebbe rubato qualcosa. Finì poi per rubarle il cuore.
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