Investimenti per il clima, il 60% degli investitori punta ad aumentare i capitali entro il 2029 - ZeroEmission.eu

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La transizione energetica continua a rappresentare una priorità per una parte significativa del mondo finanziario, anche in un contesto caratterizzato da instabilità geopolitica, incertezza normativa e progressi insufficienti nella lotta al cambiamento climatico. Nei prossimi tre anni, sei investitori su dieci intendono incrementare i capitali destinati agli investimenti per il clima, confermando l’interesse per le tecnologie a basse emissioni e per le infrastrutture necessarie a rendere i sistemi energetici più resilienti.

Il dato emerge dalla sesta edizione del Global Climate Investing Survey di Robeco, realizzata da CoreData tra maggio e giugno 2026 su un campione di 300 investitori, di cui 200 istituzionali e 100 wholesale, distribuiti tra Europa, Nord America, Asia-Pacifico e Sudafrica. Le organizzazioni coinvolte rappresentano complessivamente circa 35.800 miliardi di dollari di patrimoni in gestione.

Clima, gli investitori mantengono gli impegni nonostante il pessimismo

Le prospettive sulla capacità della comunità internazionale di contenere il riscaldamento globale restano incerte. Secondo il sondaggio, soltanto il 19% degli intervistati prevede una transizione climatica ordinata, sostenuta da un’efficace collaborazione tra governi, imprese e mercati. Il 28% si aspetta invece un percorso disordinato, caratterizzato da interventi tardivi e cambiamenti destabilizzanti, ma comunque sufficienti a conseguire gli obiettivi climatici.

La quota più consistente, pari al 47%, teme che le politiche adottate a livello globale si rivelino troppo limitate e tardive. Un ulteriore 7% considera probabile lo scenario più critico, quello di un mondo incapace di contenere adeguatamente il riscaldamento globale.

I dubbi riguardano anche l’Accordo di Parigi: il 44% dei partecipanti ritiene irraggiungibile l’obiettivo di mantenere l’aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2 °C rispetto ai livelli preindustriali.

Questa sfiducia nell’azione collettiva non si traduce, tuttavia, in un abbandono generalizzato degli impegni finanziari. Tra gli investitori che hanno dichiarato pubblicamente di voler allineare i propri portafogli all’obiettivo delle emissioni nette zero entro il 2050, il 64% afferma di non aver modificato né i target né l’approccio agli investimenti in risposta al ridimensionamento del sostegno governativo. Un altro 31% conferma l’obiettivo, ma sta rivedendo le strategie per adattarsi a condizioni più difficili. Soltanto il 4% sta rivalutando il traguardo stesso.

Sicurezza energetica e rischi climatici spingono la transizione

A sostenere gli investimenti nella decarbonizzazione contribuisce anche la crescente consapevolezza delle conseguenze economiche del cambiamento climatico. I rischi fisici legati a eventi meteorologici estremi, siccità e innalzamento del livello del mare possono compromettere il valore degli immobili, aumentare i costi assicurativi, danneggiare le infrastrutture e ridurre la produttività agricola.

Due investitori su tre prevedono che questi rischi avranno effetti moderati o significativi sui prezzi degli asset nei prossimi cinque anni. La percentuale sale all’82% considerando un orizzonte decennale. Inoltre, il 63% ritiene che l’esposizione ai rischi climatici influenzerà la distribuzione strategica degli investimenti tra le diverse classi di attività.

Accanto alla gestione del rischio, un ruolo determinante è svolto dalla sicurezza degli approvvigionamenti energetici. Il 75% degli intervistati ritiene che il conflitto in Medio Oriente e le interruzioni nei mercati dei combustibili fossili possano accelerare il passaggio alle fonti rinnovabili, con effetti moderati secondo il 60% del campione e significativi secondo il 15%.

«La spinta verso la sicurezza energetica sta favorendo investimenti in campi quali energie rinnovabili, stoccaggio in batterie e reti elettriche», osserva Lucian Peppelenbos, Climate and Biodiversity Strategist di Robeco.

La diversificazione delle fonti energetiche e il rafforzamento delle infrastrutture diventano così elementi centrali di una strategia che unisce riduzione delle emissioni, resilienza economica e minore dipendenza dai combustibili fossili.

Rinnovabili, batterie e reti elettriche al centro dei portafogli

Le tecnologie per la produzione di elettricità a basse emissioni occupano già una posizione rilevante negli investimenti. Il 68% degli intervistati dichiara di avere in portafoglio esposizioni alle energie rinnovabili e ad altre soluzioni per la generazione elettrica low carbon, mentre il 57% investe nella mobilità elettrica.

Le prospettive per i prossimi due anni indicano un ulteriore rafforzamento dell’interesse verso le fonti pulite, il potenziamento delle reti elettriche e le tecnologie per l’accumulo energetico. Poco più di un terzo degli investitori prevede infatti di aumentare gli investimenti in questi comparti.

La domanda di soluzioni per la mitigazione delle emissioni appare inoltre relativamente solida: il 59% degli intervistati si aspetta che rimanga elevata anche in presenza di ostacoli politici e di un rallentamento degli impegni verso le emissioni nette zero.

Per il settore delle rinnovabili, i risultati indicano quindi un interesse che non dipende esclusivamente dagli obiettivi climatici, ma anche dalla necessità di sviluppare sistemi energetici più flessibili, affidabili e meno esposti alle tensioni internazionali.

Adattamento climatico, cresce l’interesse per acqua e infrastrutture

Accanto alla mitigazione delle emissioni, acquista importanza l’adattamento agli impatti del riscaldamento globale. Nel sondaggio, il 55% degli investitori considera adattamento e resilienza un’opportunità di crescita per gli investimenti azionari nei prossimi tre-cinque anni, in aumento rispetto al 49% rilevato nel 2025.

Tra i settori che attirano maggiormente i capitali figurano la gestione delle risorse idriche, indicata dal 41% degli intervistati, la salute con il 40%, i sistemi energetici con il 39% e le infrastrutture e i trasporti con il 38%.

L’interesse si estende sia ai mercati privati sia a quelli quotati: il 37% degli investitori punta ad aumentare l’esposizione alle soluzioni di adattamento attraverso gli investimenti privati, mentre il 34% intende farlo sui mercati pubblici.

La crescita di questo comparto riflette una trasformazione delle strategie finanziarie, nelle quali la transizione ecologica non riguarda più soltanto la riduzione delle emissioni, ma anche la capacità di proteggere attività economiche e infrastrutture dagli effetti già in corso del cambiamento climatico.

Incertezza normativa e condizioni economiche frenano gli investimenti

Nonostante le prospettive di crescita, restano diversi ostacoli alla realizzazione degli investimenti programmati. L’incertezza sulle politiche governative rappresenta il principale freno alle soluzioni di mitigazione per il 45% degli intervistati e a quelle di adattamento per il 43%.

Nel campo dell’adattamento, il 40% segnala inoltre difficoltà nell’individuare imprese con progetti e modelli di business sufficientemente credibili. Un altro elemento critico è rappresentato dalla redditività attesa: il 39% degli investitori manifesta dubbi sulla possibilità di ottenere rendimenti competitivi rispetto ai rischi assunti, una quota comunque in calo rispetto al 58% del 2025.

Anche la decarbonizzazione dei portafogli deve fare i conti con la necessità di conciliare gli obiettivi ambientali e le performance finanziarie. Questo problema è indicato dal 50% del campione, contro il 67% dell’anno precedente.

Migliora anche la percezione delle difficoltà legate all’accesso e alla qualità dei dati, citate dal 34% degli intervistati rispetto al 48% del 2025. Permangono tuttavia criticità nella rendicontazione delle imprese partecipate: il 41% lamenta informazioni climatiche insufficienti o incoerenti.

In controtendenza, aumenta il peso delle preoccupazioni macroeconomiche. Il 48% degli investitori ritiene che le condizioni economiche generali ostacolino la decarbonizzazione dei portafogli, rispetto al 38% rilevato nel 2025.

Il quadro delineato da Robeco restituisce quindi un mercato finanziario diviso tra aspettative prudenti sull’evoluzione delle politiche climatiche e una crescente attenzione alle opportunità legate alla transizione energetica. Rinnovabili, sistemi di accumulo, reti elettriche e tecnologie per l’adattamento si confermano ambiti d’interesse, sostenuti non soltanto dagli obiettivi di decarbonizzazione, ma anche dalla necessità di contenere i rischi climatici e rafforzare la sicurezza energetica.

La sfida sarà trasformare queste intenzioni in investimenti concreti, in un contesto in cui stabilità normativa, trasparenza dei dati e sostenibilità economica dei progetti continueranno a influenzare le decisioni dei capitali privati.

Recapiti
Davide Grassi