Lo spirito di gruppo della Nazionale come un “valore aggiunto”. È uno dei passaggi più significativi dell’intervista a Martina Batini, numero 2 del Ranking mondiale nel fioretto femminile e reduce dal secondo posto individuale e dal successo a squadre con il Dream Team nella prima tappa di Coppa del Mondo a Takamatsu City, pubblicata sulle colonne del quotidiano Tuttosport subito dopo le competizioni svoltesi in Giappone.
L’intervista a firma di Daniele Galosso parte proprio dallo storico podio tutto azzurro con il successo di Martina Favaretto, l’argento di Martina Batini e le medaglie di bronzo di Arianna Errigo e Alice Volpi. “È il simbolo di un dominio che, in realtà, dura da decenni. La fotografia più fedele di un movimento che produce qualità in quantità: fa impressione pensare a quanti nomi italiani ci siano tra le migliori al mondo”, ha detto la fiorettista pisana del Centro Sportivo Carabinieri, allieva di Alessandro Puccini. “Il segreto? La classe magistrale – ha aggiunto -. I nostri maestri sono molto preparati e, soprattutto, si aggiornano di continuo. Anche perché la scherma sta cambiando”.
Molto significativo, poi, il commento di Martina Batini sul gruppo della Nazionale di fioretto, guidata dal CT Simone Vanni, quando il giornalista le chiede se lo “spogliatoio” possa risentire del fatto che vi siano così tante atlete forti in concorrenza tra loro: “Macché – la risposta della campionessa europea individuale del 2023 -. L’ambiente in squadra è sano e sempre sereno. Anzi, ci aiutiamo continuamente, e non solo tra le quattro che di volta in volta vengono scelte. Condividiamo tutto: la grande tensione, ma anche le grandi gioie. E sappiamo di poterci completamente fidare l’una delle altre”.
Martina, laureata in Ingegneria e madre di Leonardo, ha parlato anche del – meraviglioso – “ruolo di mamma e atleta, sicuramente più impegnativo anche di quando ero studentessa universitaria”, e ovviamente dell’ambizione di vivere da protagonista un’altra Olimpiade: “Siamo a metà del quadriennio, l’obiettivo è arrivare a Los Angeles. Anche se a 37 anni non è banale ragionare così a lungo termine. Fino a un paio di stagioni fa, per me era inimmaginabile pensare di poter vivere i successi dell’ultima annata. E invece…”.