FORUM NAZIONALE DELLE TELECOMUNICAZIONI IN ITALIA EDIZIONE 2026

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”Qui si costruisce la capacità digitale dell’Italia – Un programma per infrastrutture, servizi e competenze”

Pietro Labriola (Asstel): “Il traffico dati e i costi crescono, mentre i ricavi diminuiscono, compromettendo la capacità di investire della filiera.  Ora va fatta una scelta di politica industriale: considerare le telecomunicazioni una priorità strategica nazionale e agire di conseguenza. Senza una filiera TLC forte, sostenibile e messa nelle condizioni di investire, non ci sarà futuro digitale credibile per il Paese. Per affrontare con efficacia le sfide industriali è fondamentale dare attuazione alle Linee Programmatiche della Filiera.”

Riccardo Saccone (Slc Cgil):” Un settore che in potenza dovrebbe essere il vero abilitatore della transizione digitale si dibatte da più di un decennio in una crisi strisciante. Per l’ennesimo anno siamo qui a denunciare l’assenza di strumenti legislativi stabili per gestire la riconversione professionale, indispensabile se si vuole davvero proteggere il perimetro occupazionale. Occorre un patto fra tutti gli attori in campo, a partire dal Governo».

Alessandro Faraoni (Fistel Cisl):”Per sostenere la transizione servono investimenti nelle reti, nelle competenze e nelle persone, misure sui costi energetici e un contributo dei grandi operatori tecnologici che utilizzano le infrastrutture. È necessario istituire un tavolo di settore stabile e concreto tra Governo, imprese e sindacati: non una sede di confronto meramente formale, ma uno strumento operativo per definire priorità, tempi e impegni verificabili e dare risposte alle trasformazioni della filiera. Un Paese senza carburante digitale rischia di fermarsi. E, nell’economia del futuro, può essere persino peggio che restare senza petrolio”.

Salvo Ugliarolo (UilFPC Uil): “Non è più tempo di annunci: servono scelte, strumenti e interventi capaci di dare prospettive industriali e occupazionali al settore. […] Occorre assumersi responsabilità precise e costruire una strategia industriale che accompagni le trasformazioni tecnologiche tutelando il lavoro, valorizzando le competenze e garantendo condizioni dignitose a chi ogni giorno contribuisce al funzionamento di questa filiera”.

Roma, 22 ottobre 2026. Si è svolto oggi, presso l’Università Luiss Guido Carli di Roma,il Forum Nazionale delle Telecomunicazioni in Italia 2026 “Qui si costruisce la capacità digitale dell’Italia – Un programma per infrastrutture, servizi e competenze” organizzato da Assotelecomunicazioni-Asstel e dalle Organizzazioni Sindacali Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilfpc-Uil. Il Forum Nazionale ha visto la partecipazione della Vicepresidente esecutiva della Commissione europea per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, Henna Virkkunen, che è intervenuta con un video messaggio e del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.

Dichiarazione del Presidente di Asstel, Pietro Labriola. 

“Il settore delle telecomunicazioni attraversa una fase critica: il traffico dati e i costi crescono, mentre i ricavi diminuiscono, compromettendo la sostenibilità economica della filiera e la sua capacità di investire. Servono strumenti aggiornati e decisioni rapide e risolutive per rendere il settore in grado di sostenere la trasformazione digitale, la crescita delle imprese, la modernizzazione della PA e l’autonomia tecnologica del Paese.

 In questo quadro, pesa anche un livello di conflittualità interna al settore che resta elevato e che, pur riflettendo interessi e posizioni differenti, rischia talvolta di rallentare la costruzione di soluzioni condivise. Per affrontare con efficacia le sfide comuni è quindi importante favorire un confronto orientato alla convergenza.

Per raggiungere questi obiettivi occorrono interventi su energia a costi competitivi; su una contribuzione equa dei grandi attori digitali agli investimenti nelle reti; servono regole uguali per servizi uguali; procedure autorizzative più semplici; è necessario un progressivo allineamento dei limiti elettromagnetici ai parametri europei; occorre l’allocazione non onerosa delle frequenze in scadenza; una politica della concorrenza che valuti anche investimenti, qualità delle reti, innovazione e autonomia tecnologica. Nel comparto dei call center occorre inoltre contrastare il dumping contrattuale, qualificare le imprese che partecipano alle gare e accompagnare la riqualificazione dei lavoratori verso nuove attività legate alla reindustrializzazione del mercato.

Ora va fatta una scelta di politica industriale: considerare le telecomunicazioni una priorità strategica nazionale e agire di conseguenza. Le Linee Programmatiche Asstel indicano le condizioni industriali che permettono alle telecomunicazioni italiane di traguardare obiettivi concreti di investimenti, innovazione e crescita. Senza una Filiera TLC forte, sostenibile e messa nelle condizioni di investire, non ci sarà futuro digitale credibile per l’Italia”.

Dichiarazione del Segretario Generale di Slc-Cgil Riccardo Saccone 

“Anche quest’anno fotografiamo un settore che in potenza dovrebbe essere il vero abilitatore della transizione digitale in Italia ma che, all’atto pratico, si dibatte da più di un decennio in una crisi strisciante che ne diminuisce le tante, innegabili, potenzialità. Le ultime crisi ci restituiscono un comparto che continua a bruciare occupazione specializzata presente e fatica a reperire nuove professionalità che stiano al passo con la costante evoluzione tecnologica del settore. Un settore con l’età media più alta fra quelli privati in Italia che registra ancora una contrazione significativa degli occupati. Per l’ennesimo anno siamo qui a denunciare l’assenza di strumenti legislativi stabili per gestire la riconversione professionale indispensabile se si vuole davvero proteggere il perimetro occupazionale. Un discorso a parte merita poi il settore dei CRM BPO. Qui solo chi si ostina a non voler vedere la realtà può negare che siamo arrivati ad uno snodo decisivo. Non si contano più le aziende che quotidianamente ricorrono ad ammortizzatori sociali. Ad oggi il Fondo di solidarietà di settore, una conquista frutto della buona contrattazione che ha contraddistinto il settore, ha impegni di spesa per gli ammortizzatori di gran lunga superiori alla dotazione accantonata. Per questi lavoratori è vitale accedere ad un reale percorso di riprofessionalizzazione. La digitalizzazione e l’intelligenza artificiale stanno quotidianamente erodendo volumi e, soprattutto, valore del lavoro. Le regole per una assistenza clienti che continui ad avere al centro l’essere umano vengono per lo più disattese. Abbiamo respinto, grazie alle mobilitazioni, il tentativo di affossare le speranze del settore attraverso i contratti pirata. Ma serve stabilire una volta per tutte l’unicità del nostro CCNL. Occorre una visione d’insieme che sappia coniugare investimenti e sviluppo. L’incidenza dei costi energetici, l’incertezza sulle regole per l’assegnazione non onerosa delle frequenze sono un ulteriore elemento di incertezza. Occorre un patto fra tutti gli attori in campo, a partire dal  Governo se si vuole avere in Italia un settore TLC che sia davvero il volano della digitalizzazione. Anche le aziende facciano la loro parte. In quasi tutto il settore i secondi livelli di contrattazione sono bloccati ed i risultati pur positivi dell’ultimo rinnovo di Contratto sono vanificati dall’ennesima fiammata inflattiva. L’attrattività di un settore è data anche dalla difesa dei salari e dalla volontà di scommettere sulle decine di migliaia di uomini e donne che in questi anni di crisi hanno continuato a svolgere il loro lavoro con professionalità.”

Dichiarazione del Segretario Generale di Fistel-Cisl Alessandro Faraoni 

“Il rinnovo del CCNL TLC, raggiunto alla fine del 2025 nonostante la crisi dei ricavi e le diverse posizioni tra le imprese, ha dato una risposta importante alle lavoratrici e ai lavoratori e ha posto le basi per accompagnare la trasformazione della filiera. Oggi, però, una parte degli aumenti è già stata erosa dall’inflazione e, in alcuni casi, assorbita dalle aziende, riducendone l’effetto concreto. Sul settore continuano a pesare la pressione sui ricavi e una competizione giocata soprattutto sul prezzo, che lungo la filiera, in particolare nei CRM BPO, alimenta il dumping contrattuale. Anche le gare pubbliche devono riconoscere pienamente il valore economico e le tutele del CCNL TLC: non può esserci qualità dei servizi senza qualità del lavoro. L’intelligenza artificiale sta già modificando attività, competenze e responsabilità. La formazione deve accompagnare il cambiamento fin dalla fase in cui vengono ripensati i processi, individuando le professionalità coinvolte e distinguendo tra aggiornamento nel ruolo, riqualificazione e accesso a nuovi mestieri. La maggiore produttività non può tradursi in meno occupazione: deve migliorare l’organizzazione del lavoro, valorizzare le competenze e trovare un equilibrio anche attraverso la contrattazione di secondo livello. Il lavoro qualificato è una condizione per la competitività della filiera, non un costo da comprimere. Per sostenere la transizione servono investimenti nelle reti, nelle competenze e nelle persone, misure sui costi energetici e un contributo dei grandi operatori tecnologici che utilizzano le infrastrutture. È necessario istituire un tavolo di settore stabile e concreto tra Governo, imprese e sindacati: non una sede di confronto meramente formale, ma uno strumento operativo per definire priorità, tempi e impegni verificabili e dare risposte alle trasformazioni della filiera. Contratto e confronto devono tenere unite sostenibilità, innovazione, crescita professionale e tutela dell’occupazione. Un Paese senza carburante digitale rischia di fermarsi. E, nell’economia del futuro, può essere persino peggio che restare senza petrolio.”

Dichiarazione del Segretario Generale di UilFPC-Uil Salvo Ugliarolo

“Siamo di fronte a un nuovo appuntamento del Forum Nazionale delle Telecomunicazioni e, ancora una volta, ci troviamo a fare i conti con le stesse criticità di un settore che continua a soffrire, senza che arrivino risposte concrete da parte di chi ha la responsabilità di intervenire. I primi a cui chiediamo conto di questa situazione sono il Governo e i Ministeri competenti, che, al netto di qualche dichiarazione d’intenti, continuano a essere sostanzialmente assenti. Non è più tempo di annunci: servono scelte, strumenti e interventi capaci di dare prospettive industriali e occupazionali a un comparto che da troppo tempo paga il prezzo di una crisi senza soluzioni strutturali. Ma le responsabilità non si fermano alla politica. Anche alcune aziende del settore stanno cercando di utilizzare la trasformazione digitale e l’intelligenza artificiale come leva per trasferire sui call center ulteriori risparmi e tagli, scaricandone il peso sulle imprese che operano in appalto e, soprattutto, sulle lavoratrici e sui lavoratori. L’intelligenza artificiale deve essere un’opportunità di innovazione e crescita, non un alibi per comprimere ulteriormente i costi, impoverire il lavoro e mettere a rischio l’occupazione. Continuare su questa strada significa indebolire l’intera filiera, alimentare precarietà e alimentare una competizione fondata esclusivamente sul ribasso. Così non si fa il bene del settore, delle imprese che rispettano le regole e, soprattutto, delle persone. Occorre assumersi responsabilità precise e costruire una strategia industriale che accompagni le trasformazioni tecnologiche tutelando il lavoro, valorizzando le competenze e garantendo condizioni dignitose a chi ogni giorno contribuisce al funzionamento di questa filiera.”

    RISULTATI – RAPPORTO SULLA FILIERA DELLE TELECOMUNICAZIONI 2026

  • Il settore delle telecomunicazioni ha una rilevanza strategica per l’economia nazionale: considerando l’impatto complessivo (diretto e indiretto) delle telecomunicazioni in Italia, si stima che il settore contribuisca per oltre 139 miliardi di euro al PIL nazionale, pari al 6,2% del totale.
  • Il settore delle telecomunicazioni contribuisce in modo significativo, inoltre, al bilancio statale, con un impatto diretto sulle entrate fiscali: sono circa 141 i miliardi di euro distribuiti dal 2007 al 2025. 
  • Il settore svolge un ruolo strategico nel rafforzare l’autonomia tecnologica, ridurre le dipendenze esterne e sostenere la competitività industriale, attraverso investimenti nelle reti, innovazione e sviluppo di competenze e tecnologie europee, contribuendo alla sovranità digitale, strettamente legata alla sicurezza e alla resilienza delle infrastrutture di telecomunicazione.
  • Nel 2025 i ricavi retail sono 22,3 miliardi di euro, in crescita (+1%, per un aumento di 200 milioni). I ricavi retail+wholesale sono 28,4 miliardi di euro, in crescita di 300 milioni. Tale dinamica è però dovuta principalmente alla crescita della componente fissa, sia per il comparto retail sia per quello wholesale (in entrambi i casi con crescite di +200 milioni). 
  • Complessivamente, i ricavi da servizi tradizionali (fonia e dati) evidenziano una contrazione (-1%), mentre crescono (+7%) i ricavi derivanti da altri servizi, che valgono complessivamente 6,0 miliardi di euro, in particolare ICT, come cloud e cybersecurity. La dinamica riflette una graduale evoluzione del mix di offerta degli operatori TLC, con una maggiore rilevanza di servizi digitali rispetto alla componente tradizionale: il peso di questi servizi, infatti, cresce dall’11% del 2022 al 17% del 2025.
  • I ricavi da servizi ICT (sia fissi che mobili) sono in crescita del 14% e valgono oltre 3,7 miliardi di euro. Va però ricordato che si tratta nella maggior parte dei casi di rivendita di servizi di grandi attori internazionali e di conseguenza le marginalità di questi servizi sono decisamente inferiori rispetto a quelle dei servizi core.
  • I costi operativi registrano un aumento del +1,5%. L’incremento deriva in particolare da un aumento della spesa dell’energia (+29% rispetto al 2024) e per l’acquisto di manutenzioni e altri servizi (es. marketing). Aumenta quindi l’incidenza del costo dell’energia sul totale (dal 7% al 9%) mentre rimane costante l’incidenza del costo del personale (16% del totale). 
  • Secondo i dati dell’Osservatorio Agcom, tra il 2024 e il 2025 in Italia i prezzi relativi a terminali e servizi di comunicazione sono scesi del -5,5%, contro una media europea del -0,4%. Da dicembre 2016 a dicembre 2025 l’Italia mostra un calo del -31,6%, il maggiore tra i principali Paesi europei. 
  • Investimenti privati in ripresa del 4% e pari a 6,8 miliardi di euro, con un’incidenza del 24% sui ricavi totali degli Operatori Tlc. L’aumento degli investimenti privati è riconducibile in particolare a investimenti sulla rete fissa.
  • Se venissero considerati tutti gli investimenti (quelli privati e quelli co-finanziati con fondi pubblici) il valore degli investimenti nel 2025 sarebbe pari a 7,7 miliardi di euro (valore stabile rispetto a quanto registrato nel 2024).
  • I flussi di cassa degli Operatori Tlc (differenza tra EBITDA e CAPEX privati) sono paria 1,1 miliardi di euro, in diminuzione rispetto agli 1,2 miliardi di euro del 2024. Se si considerasse l’intero valore degli investimenti sostenuti dagli Operatori (considerando sia quelli privati sia quelli anticipati dagli Operatori ma supportati da fondi pubblici e restituiti nei diversi anni al raggiungimento delle milestone) l’andamento dell’indicatore EBITDA-CAPEX sarebbe pari a 0,2 miliardi di euro, mostrando come praticamente l’intera marginalità degli Operatori venga assorbita dagli investimenti.
  • Nel 2025 continuano a crescere i volumi di traffico dati da rete fissa (+12%) e da rete mobile (+17%).
  • Dal 2010 ad oggi il traffico dati fisso ha più che decuplicato il proprio volume, dal 2017 quadruplicato. Per quanto riguarda i dati mobili il traffico raggiunto è più che centuplicato rispetto a quello registrato nel 2010 e decuplicato rispetto al 2017. E va tenuto conto che gran parte della crescita (sia per la rete fissa sia per la rete mobile) è dovuta a big tech e hyperscaler. Infatti, l’85% della capacità di rete è oggi occupata dalle grandi piattaforme che monetizzano la domanda digitale, mentre sulle TLC ricadono investimenti, obblighi e responsabilità settoriali.
  • Le tecnologie cambiano rapidamente e vi è una crescente necessità di professionisti qualificati per costruire e gestire le reti di nuova generazione e per sviluppare nuovi servizi. In questo quadro, il ruolo della formazione, in particolare quella certificata, diventa centrale.
  • Nella filiera Tlc permangono difficoltà ad assumere, principalmente a causa dellascarsità sul mercato delle competenze e professionalità richieste. I profili più complicati da trovare nel mercato del lavoro sono legati alle competenze digitali negli ambiti Cybersecurity e Data Protection, Big Data & Analytics.
  • Gli Operatori Tlc nel 2025 hanno coinvolto in attività di upskilling e reskilling quasi il 99% del totale delle persone, dato in crescita rispetto al 95% del 2024. Mediamente nel corso del 2025, ciascuna persona coinvolta ha seguito circa 3,6 giornate di formazione pro capite. Per sostenere le attività di formazione, nel 2025 sono stati investiti quasi 12 milioni di euro, finanziati direttamente dalle aziende per il 66% e dall’utilizzo degli strumenti messi a disposizione delle aziende (inclusi Fondi Interprofessionali) per il restante 34%. 
  • Per accompagnare l’evoluzione dell’ecosistema Tlc, è fondamentale adottare nuovi modelli di organizzazione del lavoro, capaci di rispondere alle sfide poste dalla trasformazione digitale del settore. Ciò implica non solo l’introduzione di approcci agili, collaborativi e digitali, ma anche un forte investimento nelle persone attraverso percorsi strutturati di upskilling e reskilling, insieme alla promozione del ricambio generazionale. Queste azioni sono essenziali per valorizzare le competenze esistenti, attrarre nuovi talenti e garantire la continuità e la competitività dell’intera filiera Tlc.

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