Stati Generali delle Librerie | Associazione Librai Italiani - Format Research

Compatibilità
Salva(0)
Condividi

Il 21 ottobre scorso, nella splendida cornice di Palazzo Altemps a Roma, si sono svolti gli Stati Generali delle Librerie, un’iniziativa nata dalla sinergia tra il Piano Olivetti per la cultura, Ali Confcom e il Centro per il libro e la lettura. La giornata è stata un momento di confronto tra imprenditori, rappresentanti delle istituzioni ed esperti, sul futuro delle librerie, la sostenibilità dell’impresa libraria e il ruolo dei librai nella promozione della lettura e nella vita culturale dei territori.

L’iniziativa si è svolta nell’anno dell’80° anniversario di Ali Confcom, con l’obiettivo di portare le librerie al centro del dibattito culturale ed economico del Paese. Per celebrare l’anniversario, sabato 24 ottobre si terrà 80VogliaDiLibri, una giornata organizzata dall’Associazione e dedicata ai librai italiani, con l’obiettivo di valorizzarne il ruolo e dare visibilità al loro lavoro. L’iniziativa vuole ribadire un messaggio fondamentale: le librerie non sono soltanto attività economiche, ma presìdi sociali e culturali da sostenere e tutelare.

Librerie italiane: “Mancano nell’83% dei comuni”

In Italia si contano 4.451 librerie e circa 12.200 addetti, ma l’83% dei comuni è ancora privo di una libreria. È questo il dato più significativo che emerge dal Rapporto realizzato da ALI – Associazione Librai Italiani, in collaborazione con il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne (qui la ricerca completa in PDF). Il settore mostra segnali di tenuta e di crescita dell’occupazione, ma continua a registrare forti disparità nella distribuzione delle librerie sul territorio nazionale.

L’analisi mette a fuoco struttura, dinamiche economiche e lavoro, distinguendo il commercio di libri nuovi da quello di seconda mano e approfondendo accessibilità e modelli di attività. Tra il 2017 e il 2025 i punti vendita del nuovo sono rimasti sostanzialmente stabili, mentre quelli dell’usato sono cresciuti (+7,9%). Nello stesso periodo l’occupazione è aumentata del 9,1% nel nuovo e del 16,8% nell’usato. Cresce inoltre la presenza dei giovani.

Significativa anche la componente femminile: le donne costituiscono il 65,8% dei dipendenti nel commercio del libro nuovo e il 60,4% nell’usato. L’85% degli occupati possiede almeno un diploma.

La distribuzione territoriale restituisce un’Italia ancora molto articolata: il Mezzogiorno raccoglie il 30,8% dei punti vendita, seguito dal Nord-Ovest con il 25,8%, dal Centro con il 23,7% e dal Nord-Est con il 19,7%. Lombardia e Lazio concentrano insieme oltre un quarto dei punti vendita nazionali. Il mercato dell’usato presenta invece una maggiore polarizzazione nel Centro-Nord: Centro e Nord-Ovest concentrano oltre il 60% dei punti vendita, mentre il Lazio rappresenta il principale polo regionale.

A caratterizzare ulteriormente il settore è il peso delle imprese indipendenti, che rappresentano oltre tre quarti dei punti vendita. I dati delineano quindi un settore che non può essere letto soltanto attraverso i numeri del commercio. La libreria continua a rappresentare un luogo fisico di relazione, incontro e diffusione culturale, nel quale la capacità professionale del libraio si intreccia sempre più con competenze imprenditoriali, digitali e organizzative.

La relazione tra il libraio e i lettori

Il libraio ha in media 53 anni ed è spesso il fondatore della propria libreria. Si considera imprenditore, professionista e operatore culturale: non vende soltanto libri, ma crea relazioni e comunità. Questo è il profilo emerso dalla sintesi dei focus monografici delle dodici edizioni dell’Osservatorio sul mondo delle librerie realizzato da Format Research per Ali Confcommercio (scarica qui la sintesi in PDF).

L’indagine racconta un settore che si è trasformato nel tempo, ma che lascia aperte tre questioni decisive: la sostenibilità economica, l’equilibrio con la filiera e il ricambio generazionale. Secondo la ricerca, per il 65,7% degli intervistati la capacità relazionale è la competenza più importante per i librai di oggi e circa sette clienti su dieci sono abituali. Il digitale è ormai parte integrante dell’attività, ma il negozio fisico resta centrale, generando quasi l’80% del fatturato. A fronte di margini ridotti e di una redditività debole, il settore guarda al futuro: l’83,4% dei librai prevede cambiamenti nei prossimi anni.

Ambrosini: “Serve una visione condivisa per il futuro”

“Le librerie sono molto più di attività commerciali sono imprese che generano lavoro e valore, ma anche presìdi culturali e sociali fondamentali per le comunità”. Queste le parole di Paolo Ambrosini, presidente Ali Confcom. “Un ruolo che deve trovare un riconoscimento concreto nelle politiche pubbliche. Per questo chiediamo una politica nazionale per le librerie che coinvolga, accanto al Ministero della Cultura, anche gli altri Ministeri competenti e che sappia costruire una visione condivisa del futuro del settore”.

“Servono interventi capaci di rafforzare la sostenibilità economica delle imprese – ha proseguito Ambrosini – favorire il ricambio generazionale, sostenere gli investimenti e garantire una presenza più capillare delle librerie sul territorio”.

“Non basta sostenere le librerie che ci sono: dobbiamo creare le condizioni perché possano continuare a crescere e raggiungere nuovi lettori, soprattutto nei territori oggi privi di una libreria. Il futuro di questi presìdi non può essere affidato soltanto alla capacità e alla resilienza dei singoli librai: richiede una strategia nazionale e una responsabilità condivisa delle istituzioni”, ha concluso il presidente Ambrosini.

Alla giornata ha preso parte anche Carlo Fontana, presidente di Impresa Cultura Italia: “Il nostro settore sta vivendo un momento molto complicato. La nostra Associazione monitora i consumi culturali circa ogni sei mesi e secondo i nostri dati il settore del libro ha tenuto e siamo tornati ad una situazione pre-pandemica, ma questo è un dato solo apparentemente confortante. La forbice tra nord e sud si allarga sempre di più e anche nelle stesse città tra i ceti più e meno abbienti. Serve un sostegno alla domanda che per noi si traduce in una fiscalizzazione per i consumi culturali, una soluzione proposta più di una volta da Confcommercio e che continueremo a proporre per dare valore e riconoscimento al ruolo delle librerie in Italia”.

Tra gli ospiti, anche Ewelina Oksiuta, direttrice di EIBF (European and International Booksellers Federation) che ha parlato del ruolo dei librai anche a livello europeo e internazionale: “Siamo convinti che le librerie siano pilastri per le comunità locali. Non si stratta solo di negozi, ma luoghi dove si possono creare contatti. Quando una libreria chiude non chiude solo un’attività commerciale ma un’attività importante per la vita della comunità. Due anni di pandemia, la crisi del costo della vita e le tensioni geopolitiche hanno influenzato radicalmente il mercato, portando a un calo della crescita delle librerie e anche ad un’adeguazione del business model”. Secondo gli ultimi dati Eibf, il mercato europeo per ora tiene e i negozi fisici sono resilienti, ma gli effetti dell’instabilità politica ed economica crea preoccupazione per il futuro.

Lanna: “I libri e la cultura non devono essere un privilegio”

A intervenire sul palco degli Stati Generali delle Librerie anche Stefano Lanna, direttore generale del Piano Olivetti per la cultura del Ministero della Cultura: “Dietro ogni gesto, anche il più semplice, e ogni spazio che si apre alla cultura ci sono competenze, impegno e responsabilità, senza i quali nessuna iniziativa potrebbe prendere forma. È importante riconoscere il valore di chi lavora dietro le quinte, trasformando un’idea in un’esperienza condivisa. Da questa consapevolezza nasce la convinzione che le librerie non siano soltanto attività economiche, ma veri e propri presìdi di cultura e libertà, fondamentali per la crescita delle comunità”.

“Interrogarsi sul futuro delle librerie – ha proseguito Lanna – significa quindi riconoscerne e sostenerne il valore, partendo da un principio essenziale: i libri e la cultura non devono essere un privilegio. In questo contesto, il libraio svolge un ruolo che va oltre la vendita, diventando un punto di riferimento per la diffusione della conoscenza e della lettura. Leggere significa imparare a pensare, a dubitare e a mettere in discussione le proprie certezze. La lettura rappresenta uno strumento di emancipazione e di libertà, che deve essere accessibile a tutti e raggiungere anche i territori meno serviti”.

“Per questo è fondamentale che le risorse pubbliche destinate alla cultura contribuiscano ad ampliare la partecipazione e a rafforzare la rete delle librerie, senza limitarsi a sostenere chi ha già accesso alle opportunità culturali. Occorre inoltre ascoltare e valorizzare chi, ogni giorno, continua con impegno e determinazione a tenere aperta una porta sulla cultura”, ha concluso Lanna.

Recapiti
redazione