“Ci sono anch’io!”

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Gli ebrei sparsi nel mondo sono davvero pochi (circa 15,7 milioni di ebrei, che rappresentano meno dello 0,2% della popolazione globale); la nascita di una creatura diventa quindi un momento per loro doppiamente importante. “Che la nascita sia benedetta!” è la benedizione che parenti e amici augurano alla madre durante i nove mesi di gravidanza. 

Un midrash ebraico racconta che un uomo e una donna sono due dei tre personaggi della procreazione: l’uomo non può avere figli senza la donna e viceversa, e nessuno dei due senza Dio. Per questo, appena nasce il figlio/a i genitori ringraziano Dio per il dono ricevuto pronunciando questa benedizione: “Benedetto sei tu, Signore Dio nostro re del mondo, che ci hai conservato la vita e la salute e ci hai fatto toccare questo momento”. 

Si è poi soliti radunarsi con parenti ed amici in casa del neonato il venerdì successivo alla sua nascita e precedente la cerimonia della circoncisione. Durante questa riunione, comunemente chiamata mishmarà, si pronuncia la preghiera dello Shemà Israel (Deuteronomio 6, 4-9) accanto alla culla del piccolo e gli si insegna tutta la Torah, perché un angelo gliel’ha fatta dimenticare al momento del parto. Infine, prima di brindare con una coppa di vino, si intinge un batuffolo di cotone in essa e si bagnano le labbra del neonato come augurio di lunga vita.   

Dopo 8 giorni: “Che nome mi daranno?” (Luca 2,21)

Ogni bambino maschio entra a far parte del popolo ebraico attraverso la circoncisione, o Brit Milah, con la quale sigilla la sua alleanza con Dio. Le origini di questo rito risalgono ad Abramo, al quale Dio ordinò di circoncidere sé stesso e ogni discendente (Genesi, 17, 9-14). 

Il bambino viene fatto sedere sulla Sedia del Profeta Elia, lasciata vuota proprio in suo onore. Elia, l’“Angelo del Patto”, è invisibilmente presente ad ogni circoncisione e accorre in cielo a registrare l’entrata della nuova persona nel popolo di Israele.

Un’altra tradizione riguarda la fascia che avvolgerà il bambino nella cerimonia; gli ebrei di Germania usano ricamarla e in seguito, servirà a coprire i rotoli della Torah al momento del Bar Mitzvà. Anche Maria fasciò Gesù (Luca 2, 7) dopo averlo lavato e frizionato con del sale. 

Durante il rito del Brit viene anche imposto il nome al bambino, preferibilmente ebraico e in onore di un parente della famiglia, col quale ci si lega spiritualmente per sempre. 

Dopo 30 giorni : “Quando verranno a riscattarlo?”(Esodo 13, 1-12 e Luca 2, 22 ss)

Secondo la legge mosaica, ogni primogenito maschio apparteneva al Signore e doveva diventare sacerdote. Il bambino veniva perciò offerto per il servizio al Tempio al Sommo Sacerdote, del quale diventava proprietà. Con il rito del Pidyon Haben, i genitori riscattano il primogenito dalle mani del sacerdote compiuti i 30 giorni di vita, versando una somma di cinque monete.

“Dove pianteremo l’albero?”

Alcuni ebrei hanno conservato l’antica tradizione di piantare un albero in Israele al momento della nascita; in passato, infatti, si piantava un cedro per un neonato maschio e un pino per una femmina. Successivamente, i rami di questi alberi sarebbero poi serviti per costruire la Chuppah sotto la quale avveniva il loro matrimonio.

Piccolo vocabolario italiano-ebraico 

alleanza = Brit

“Ascolta Israele” (preghiera) = “Shemà Israel”

baldacchino nuziale = Chuppah

benedizione = berachah

circoncisione = Brit milah

figlio di = Ben (es. David figlio di Joseph: David ben Joseph)

figlia di = Bat  (es. Esther figlia di Joseph: Esther bat Joseph)

riscatto del primogenito = Pidyon Haben

riunione prima del Brit = mishmarà

racconto = midrash

sacerdote = Kohen

Recapiti
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