Il valore strategico del Nord America per le imprese regionali è confermato dai dati sull'interscambio commerciale elaborati da Art-Er, che fotografano un sistema agroalimentare capace di mantenere una presenza significativa anche in una fase di incertezza internazionale. Nei primi sei mesi del 2026, le esportazioni della filiera agroalimentare allargata dell'Emilia-Romagna verso gli Stati Uniti hanno raggiunto 562,1 milioni di euro, pari all'11,3% dell'export regionale destinato al mercato americano. Il dato registra una diminuzione dell'1,6% rispetto allo stesso periodo del 2025, più contenuta rispetto al calo del 9,1% registrato a livello nazionale. In crescita, tra le produzioni alimentari, il lattiero-caseario (+5,1%) e le carni lavorate e i prodotti a base di carne (+3,6%).
Il Canada rappresenta un ulteriore mercato di interesse per le imprese emiliano-romagnole, anche grazie alle opportunità offerte dall'accordo commerciale Ceta tra Unione europea e Canada, che ha eliminato gran parte dei dazi e rafforzato la tutela delle indicazioni geografiche europee.
Nel primo semestre 2026, l'export regionale della filiera agroalimentare allargata verso il Canada ha raggiunto 130,3 milioni di euro, in crescita del 2%, a fronte di una diminuzione del 5% registrata a livello italiano. L'Emilia-Romagna si conferma così la prima regione esportatrice italiana del comparto anche verso il mercato canadese, con una quota del 18,8% sul totale nazionale.
Tra i prodotti che registrano gli incrementi maggiori figurano le bevande (+19,8%), i prodotti lattiero-caseari (+8,7%) e i prodotti da forno e farinacei (+73%).
I dati della filiera agroalimentare allargata comprendono, oltre ai prodotti agricoli, alimentari e alle bevande, anche agrofarmaci e macchine agricole.
Non solo vino. La presenza dell'Emilia-Romagna a New York è stata anche l'occasione per presentare, a Eataly Downtown, l'Osservatorio internazionale sulla cucina e il buongusto italiano di Casa Artusi e i risultati della prima indagine condotta negli Stati Uniti sulla percezione della cultura gastronomica italiana, illustrati da Filippo Pini, ricercatore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell'Università di Bologna. Un progetto nato per studiare come le tradizioni culinarie vengono conosciute, vissute e tramandate nel mondo, anche alla luce del riconoscimento della cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell'Unesco. Le prime rilevazioni americane mettono in evidenza soprattutto il valore attribuito alle tradizioni familiari (40%), alla trasmissione delle ricette tra generazioni (36%), all'utilizzo di prodotti freschi e stagionali (35%) e alla qualità e origine degli ingredienti (33%).
A completare l'iniziativa, un percorso dedicato ad alcune delle produzioni Dop e Igp più rappresentative della Food Valley: Parmigiano Reggiano Dop, Grana Padano Dop, Aceto Balsamico di Modena Igp, Aceto Balsamico Tradizionale di Modena Dop, Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia Dop e Olio extravergine di oliva Brisighella Dop.