Cambio della Guardia – Board

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Cambia tutto, non cambia niente

Ogni settembre, quando i corridoi dell’università tornano a riempirsi e le chat di gruppo si risvegliano, in JEParma succede una cosa bellissima e al tempo stesso un po’ malinconica: un board inizia a chiudere gli scatoloni, mentre l’altro cerca l’interruttore per accendere la luce.

Chi esce vive il rito delle “ultime volte”: l’ultima call, l’ultima mail inviata con la firma istituzionale in calce, l’ultimo bilancio approvato. Chi entra, invece, ha il fiato sospeso per le “prime”. In mezzo, sospeso tra chi c’era e chi ci sarà, c’è un testimone da passare.

Abbiamo chiesto a chi lascia e a chi arriva cosa si prova in questo limbo di inizio autunno. Le loro risposte, lette una dopo l’altra, ci hanno commosso e ci hanno raccontato chi siamo in maniera genuina.

Chi svuota gli scatoloni: un anno, mille imprevisti, una sola squadra

Nel bagaglio di chi sta per salutare ci sono traguardi di cui andremo fieri per anni: il traguardo storico del Trentennale, il mastodontico Network Day 2026 e una rete di contatti che ha portato JEParma a dialogare con le grandi aziende del territorio. Ma scavando oltre i successi operativi, la vera lezione che il board uscente ci lascia in eredità è incredibilmente umana.

Guidare un’associazione ti insegna che il caos non si può evitare, si può solo gestire. Mariam, salutando il suo ruolo di Segretaria e Direttrice Generale, ha trovato la formula esatta che dovremmo incorniciare in sede: “Non è necessario che tutto vada secondo i piani perché un anno sia stato un successo. A volte, la crescita più grande arriva proprio da come affrontiamo le cose quando i piani saltano”. È l’arte di scomporre i problemi, di non farsi schiacciare dal peso delle aspettative.

Lo sa bene Sara, la nostra International Manager, che tra mille trasferte ed eventi ha imparato a fermarsi, fare un respiro profondo e ritrovare la lucidità. Il suo monito per noi è semplice ma potentissimo: “Ricordatevi sempre che siete una squadra, siate il punto di riferimento l’uno dell’altro”.

Perché un board è fatto, prima di tutto, di persone al servizio di altre persone. Questo è il testamento di Andrea, il Presidente uscente, che ci ricorda come guidare significhi mettersi a disposizione, senza mai indossare vestiti che non ci appartengono. “Al nuovo Board non vorrei lasciare un piano da seguire, ma un gruppo su cui contare”, confessa.

E anche chi, come Riccardo, ha avuto in Tesoreria il compito di “far quadrare i conti”, ci saluta con una certezza che scalda il cuore: quando una squadra ha lo stesso obiettivo, le singole competenze passano in secondo piano di fronte alla determinazione. Il suo imperativo per il futuro? “Innovate sempre e difendete i valori di JEP”.

Infine, c’è il lato più intimo dell’associazione: Benedetta, la nostra Vicepresidente, ci ricorda che oltre ai progetti ci sono le uscite per giocare a beach volley e i momenti in cui si sta semplicemente insieme. Lei definisce JEParma come “un piccolo tesoro” che ha avuto l’onore di custodire e che ora passa di mano.

Chi accende la luce: un nuovo inizio tra ambizione e sano sarcasmo

Dall’altra parte della porta c’è una squadra nuova. Arrivano con uno spirito tutto loro, una visione chiara e quell’energia vibrante che si respira solo ai blocchi di partenza.

C’è la volontà ferrea di creare basi solide, come sottolinea Daniele, pronto a prendere le redini come nuovo Presidente. Il suo obiettivo è restituire a JEParma tutto ciò che gli ha dato, per renderla più strutturata e riconoscibile, forte di una “consapevolezza, coesione ed evoluzione” che guideranno i prossimi mesi.

C’è poi il coraggio di stravolgere le proprie certezze: Roberta passa dal mondo delle risorse umane agli avvincenti numeri della Tesoreria. Vuole che ogni futura scelta del board abbia alle spalle una visione economica lucida, e ci regala una perla di saggezza che vale per chiunque tremi davanti a una nuova sfida: “Non serve sentirsi pronti, ma serve avere qualcuno accanto e la voglia di provarci”.

E poi ci sono i sogni per chi vive l’associazione ogni giorno: Margherita, futura Segretaria Generale, esce dalla sua zona di comfort per puntare tutto sulla community. Vuole essere un punto di riferimento, sognando un gruppo in cui ogni associato si senta non solo ascoltato, ma spronato a dare il meglio, perché “un’associazione cresce davvero quando crescono le persone”.

Una visione profondamente condivisa da Rocco, il nuovo Inernational Manager, che scalpita per lanciare progetti ambiziosi come JEP for school, convinto che le competenze tecniche si imparino sul campo, ma sia la reale propensione ad aiutarsi l’unica garanzia di sopravvivenza per l’associazione.

A bilanciare l’ambizione ci pensa Ciprian, il nuovo Vicepresidente. Definendosi il “jolly” del gruppo, sente forte la responsabilità di preservare il know-how accumulato, ma lo fa con l’ironia che serve per sopravvivere a un mandato. Descrive la nuova squadra come un board “affiatato e sarcastico”, un gruppo di amici pronto a credere ciecamente nella prossima generazione. Ci siamo già affezionati.

Once a Duck, Forever a Duck

Passare il testimone, però, è un atto di equilibrio complicato. Se si mettono a confronto le risposte di chi esce e chi entra, si nota un dialogo meraviglioso, fatto di sguardi in direzioni opposte che si incontrano esattamente a metà strada.

C’è un filo invisibile che lega chi c’era a chi ci sarà. È una formula magica, un’identità che non scade al termine di un mandato. Forse il riassunto migliore di questo ciclo  lo conosciamo già: “Once a Duck, Forever a Duck.”

È una cosa difficile da spiegare a chi ci guarda da fuori, a chi non ha mai vissuto l’ansia di un evento o la gioia di un traguardo raggiunto insieme. Ma, rubando le parole ad Andrea per chiudere questo cerchio: “JEP è difficile da raccontare. Ma quando ne entri a far parte, saranno gli altri a raccontarlo. Gli basterà guardarti”.

Ringraziamo il board uscente per averci insegnato a respirare nel caos.

Il nuovo board, invece, lo invitiamo ad accendere di nuovo la luce: l’interruttore è vostro.

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