C’è un momento dell’anno, tra la fine di ottobre e i primi giorni di novembre, in cui l’aria cambia davvero. Le giornate si accorciano, la luce si fa obliqua e dorata, le sere profumano di legna bruciata e di castagne, e in ogni angolo del mondo, in lingue e con riti diversissimi tra loro, qualcuno si ferma per ricordare chi non c’è più. Il ponte dei morti, quel lungo fine settimana che si apre con Ognissanti il 1° novembre e si chiude con la Commemorazione dei defunti il 2, regala a molti di noi qualche giorno in più per partire, ed è diventato per me uno dei periodi più affascinanti per viaggiare, perché non esiste altro momento in cui le tradizioni siano così vive, così teatrali e così cariche di emozione.
Sono nata a Napoli, una città che con i suoi morti ha da sempre un rapporto di confidenza, quasi di famiglia, e forse è per questo che non ho mai smesso di essere curiosa di scoprire come, altrove, si riesca a trasformare la paura più antica dell’uomo in una festa, in una sfilata, in un racconto da sussurrare accanto al fuoco. In questo articolo ti porto in cinque destinazioni da brivido, scelte perché ognuna custodisce un modo diverso di abbracciare il mistero della morte: tra altari di fiori arancioni, falò celtici, parate di mostri, castelli carichi di leggende e teschi adottati come fossero parenti. Se poi, dopo averli letti, ti è venuta voglia di altri itinerari a tema, trovi tutte le mie proposte nella sezione dedicata a Halloween.
Oaxaca, Messico: il Día de los Muertos tra cempasúchil, copal e musica
Quando pensiamo al ponte dei morti in versione esotica, la mente corre quasi sempre lì, in Messico, e in particolare a Oaxaca, la città che più di ogni altra ha saputo custodire l’anima autentica del Día de los Muertos. Chi si aspetta teschi macabri e atmosfere funeree resterà sorpreso, perché qui la morte non è la fine di tutto ma un ritorno, una visita attesa con gioia: si crede infatti che tra la fine di ottobre e il 2 novembre le anime dei defunti attraversino un varco invisibile per tornare a sedersi a tavola con i vivi, e il compito di chi resta è accoglierle nel modo migliore possibile. È una tradizione che affonda le radici nelle culture precolombiane, quella zapoteca e mixteca in particolare, e che nei secoli si è intrecciata con il calendario cattolico di Ognissanti e dei Defunti, fino a diventare così preziosa da essere riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale dell’umanità.
Le celebrazioni a Oaxaca durano quasi una settimana e hanno il loro cuore tra il 31 ottobre e il 2 novembre. Il 1° novembre si ricordano i bambini scomparsi, il cosiddetto Día de los Angelitos, mentre il 2 è dedicato agli adulti, ma già nei giorni precedenti le strade si riempiono di bancarelle, di mercati straripanti di fiori, di candele e di pane. In ogni casa si costruisce un altare, l’ofrenda, sul quale vengono disposte le fotografie dei cari, le candele, i piatti che amavano di più, il mezcal, il mole negro, i tamales e il pan de muerto, mentre un sentiero di petali di cempasúchil, il fiore di tagete dal colore arancione acceso, guida le anime fino alla porta di casa, accompagnate dal profumo denso e resinoso del copal che brucia. Dopo il tramonto le famiglie si riuniscono nei cimiteri, i panteones, dove restano a vegliare a lume di candela, tra chitarre, racconti e risate, con un’intimità che a noi, abituati a vivere il lutto in silenzio, può sembrare quasi incredibile.
Poi c’è la città, che esplode. Per le vie del centro storico sfilano le comparsas, cortei di persone travestite da catrinas, da scheletri e da diavoli, con le bande di ottoni che suonano a squarciagola e le muerteadas che trasformano la notte in un teatro a cielo aperto, mentre nelle piazze compaiono i tapetes de arena, tappeti di sabbia colorata che ritraggono scheletri e fiori e che il giorno dopo il vento porta via. Se vuoi vivere tutto questo con rispetto, ricorda che stai entrando nel lutto e nella memoria di qualcun altro: chiedi sempre il permesso prima di fotografare una famiglia in un cimitero, vestiti in modo sobrio e lasciati guidare da una guida locale, che ti aiuterà a leggere simboli e significati. Prenota con largo anticipo, perché Oaxaca in quei giorni si riempie di viaggiatori da ogni parte del mondo. E se dopo tanta emozione senti il bisogno di respirare un po’ di mare, la costa dello stato di Oaxaca ti aspetta con le sue baie color smeraldo, che ti racconto in questa guida a Huatulco e alle sue spiagge, e se il Messico ti ha conquistata trovi tutti i miei racconti nella sezione Messico.
Irlanda: la terra dove è nata Halloween, tra fuochi di Samhain e sfilate
Ci sono viaggi che somigliano a un ritorno alle origini, e l’Irlanda a Halloween è esattamente questo, perché non tutti sanno che la notte più spaventosa dell’anno non è americana ma irlandese. Bisogna risalire a più di duemila anni fa, ai Celti e alla festa di Samhain, che segnava la fine dell’estate e del raccolto e l’inizio della metà oscura dell’anno: era la notte in cui, si credeva, il velo tra il mondo dei vivi e quello dei morti diventava così sottile da lasciar passare gli spiriti, e per proteggersi da loro si accendevano grandi falò, ci si mascherava per confonderli e si lasciava del cibo sulle soglie di casa. Con l’arrivo del cristianesimo la festa si è fusa con la vigilia di Ognissanti, la All Hallows’ Eve da cui deriva il nome Halloween, mentre le zucche intagliate sono arrivate dopo, quando gli emigranti irlandesi, che prima di allora scavavano e illuminavano delle rape, scoprirono in America che le zucche erano più grandi e più facili da lavorare.
Il luogo dove tutto questo prende vita ancora oggi è la contea di Meath, a una cinquantina di chilometri da Dublino, dove si trova la collina di Tlachtga, conosciuta come Hill of Ward, vicino al paese di Athboy: secondo le antiche tradizioni fu proprio qui che si accese uno dei grandi fuochi di Samhain, non lontano dalla celebre collina di Tara, sede degli antichi re d’Irlanda. Ogni anno, tra Athboy e Trim, il Púca Festival, che prende il nome dal folletto mutaforma del folklore celtico, riporta in vita quella magia con l’accensione del fuoco di Samhain sulla collina, con cortei, spettacoli di fuoco, musica, racconti attorno alla brace e una grande processione di creature e maschere che fa davvero tornare indietro di secoli. Se invece cerchi la sfilata più spettacolare, devi spingerti a nord, a Derry~Londonderry, nell’Irlanda del Nord, dove il Derry Halloween riempie le mura storiche della città con il suo carnevale di mostri, di carri e di costumi ed è considerato tra i più grandi festival di Halloween d’Europa.
Dublino, poi, è una tappa perfetta per entrare nell’atmosfera, perché è la città natale di Bram Stoker, l’autore di “Dracula”, e tra ghost tour in autobus e racconti di fantasmi nelle strade più antiche, come quelle intorno alla chiesa di St. Audoen’s o alla prigione di Kilmainham Gaol, la sua anima gotica si fa sentire a ogni angolo. Metti in valigia un buon impermeabile, perché a fine ottobre il cielo irlandese cambia umore più volte al giorno, ma anche tanta voglia di restare a lungo accanto a un camino, con una pinta in mano e una storia da ascoltare. Se vuoi lasciarti ispirare, ti racconto la mia Irlanda sulle orme delle location della serie Mercoledì, mentre tutti gli altri articoli sono nella sezione Irlanda.
New York: Halloween come una vera istituzione americana
Se in Irlanda Halloween è nato, a New York è diventato leggenda. Negli Stati Uniti non è soltanto una serata di travestimenti ma un rito collettivo che comincia settimane prima, quando i quartieri si trasformano in set cinematografici con ragnatele finte che avvolgono le case, scheletri sui prati, zucche intagliate sui gradini d’ingresso e pipistrelli appesi ai balconi, e che il 31 ottobre raggiunge il suo culmine con il celebre “dolcetto o scherzetto”, quando i bambini in costume bussano di porta in porta in cerca di caramelle. Quella tradizione, un tempo portata oltreoceano proprio dagli irlandesi in fuga dalla carestia, è tornata in Europa nella forma colorata e commerciale che oggi conosciamo, e vederla all’opera nella sua casa d’adozione ha il sapore di un cerchio che si chiude.
L’appuntamento da non perdere è la Village Halloween Parade, la sfilata che ogni 31 ottobre attraversa il Greenwich Village risalendo la Sixth Avenue da Canal Street fino alla 15th Street, a partire dalle sette di sera. Nata nei primi anni Settanta come piccolo corteo di quartiere ideato dal burattinaio Ralph Lee, è cresciuta fino a diventare la più grande parata di Halloween del mondo, con decine di migliaia di persone in costume, giganteschi pupazzi che dondolano tra i palazzi, bande musicali, ballerini e creature spettrali, mentre ai margini della strada si accalca una folla di spettatori che si conta nell’ordine dei milioni. La cosa più bella è che è gratuita e aperta a chiunque indossi un costume, quindi puoi anche decidere di unirti al corteo anziché guardarlo, e ritrovarti a camminare tra mostri, streghe e supereroi con la sensazione di essere, per una notte, parte di un’unica grande famiglia.
Ma New York a Halloween è anche molto altro. C’è il Green-Wood Cemetery di Brooklyn, un cimitero monumentale che ha il fascino di un parco gotico e che nel periodo organizza visite notturne fino alle sue catacombe e persino una parata per il Día de los Muertos, a ricordarci come tutte le tradizioni di cui parlo in questo articolo si parlino tra loro. Ci sono le case infestate più ingegnose della città, i giardini botanici che si riempiono di zucche giganti, i locali a tema dove si bevono pozioni al posto dei cocktail e le feste in costume che durano fino all’alba. Gli eventi cambiano di anno in anno, quindi ti consiglio di controllare date e programma poco prima di partire, e se vuoi qualche spunto in più sulle mete d’oltreoceano a tema Halloween trovi un’ampia selezione negli itinerari da brivido per il ponte di Halloween, mentre per tutti gli altri viaggi americani ti aspetta la sezione USA.