Il Fondo Natalità non dimentichi bambine e bambini adottati e in affido

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CIAI, ente che dal 1968 si occupa del diritto alla famiglia, all’inclusione e al benessere psicoemotivo di bambine, bambini e adolescenti, accoglie con favore la volontà dello Stato di sostenere il futuro delle nuove generazioni attraverso la costituzione del fondo per la natalità previsto nel disegno di legge di bilancio per il triennio 2027-2029 approvato dal Consiglio dei Ministri.

In attesa di poter visionare il testo definitivo, intendiamo tuttavia sollevare un tema di principio fondamentale. L’espressione “nuovi nati”, utilizzata nelle prime anticipazioni alla stampa, rischierebbe, se intesa in senso strettamente letterale, di generare un’ennesima disparità, escludendo cioè i bambini e le bambine che sono accolti in famiglia attraverso l’adozione o l’affidamento, figli e figlie a tutti gli effetti.

Ricordiamo che a livello giuridico, in particolare dopo la riforma della Legge 219/2012, lo status unico di figlio sancisce che quanto vale per figlie e figli biologici debba valere anche per quelli adottivi. Inoltre, già con le misure di sostegno alle famiglie e i bonus natalità erogati negli anni precedenti, il legislatore ha garantito l’estensione dei benefici ai minori adottati e in affido.

Dal 1968, anno delle prime adozioni internazionali in Italia, CIAI ribadisce che la genitorialità ha pari dignità in tutte le sue forme. Ogni bambino, bambina e adolescente, a prescindere dal modo in cui entra in una famiglia, è soggetto di diritto e merita la medesima tutela. Sostenere la genitorialità adottiva e affidataria significa inoltre riconoscere una funzione sociale indispensabile nei confronti dei minori più vulnerabili o senza famiglia.

Ci auguriamo quindi che nel testo finale, o durante l’iter di conversione parlamentare, la misura venga chiarita e confermata in chiave inclusiva, affinché non si creino dubbi interpretativi e il fondo sia un reale strumento di equità per tutte le famiglie.

Recapiti
Francesca Mineo