Monza, 30 agosto 2024. Sono passati una decina di minuti dall’inizio delle prime prove libere quando un ragazzo bolognese, che ha compiuto diciotto anni cinque giorni prima, perde il posteriore della Mercedes alla Parabolica. La macchina va in testacoda e si schianta contro le barriere, con un impatto da 52 g. È il suo primo turno ufficiale in un weekend di Formula 1, davanti al pubblico di casa, e dura più o meno quanto un caffè al bancone.

Due anni dopo, il 6 settembre 2026, sullo stesso asfalto, Andrea Kimi Antonelli parte diciannovesimo per una penalità legata alla power unit e vince il Gran Premio d’Italia. Nessun italiano vinceva a Monza dai tempi di Ludovico Scarfiotti, 1966. Toto Wolff, a fine gara, parla di un cerchio che si chiude.

Il cerchio, a dire il vero, si chiude adesso. 1° novembre 2026, Gran Premio di Città del Messico: Andrea Kimi Antonelli è campione del mondo di Formula 1. Ci arriva con quattro gare d’anticipo, a 20 anni e 68 giorni.

I numeri, per una volta, raccontano bene la storia. È il più giovane campione del mondo di sempre: il primato era di Sebastian Vettel, che lo vinse ad Abu Dhabi nel 2010 a 23 anni e 134 giorni, e Antonelli lo abbassa di più di tre anni. È il trentaseiesimo pilota a vincere il Mondiale, il primo italiano dopo Alberto Ascari, che conquistò il suo secondo titolo a Bremgarten, in Svizzera, il 23 agosto 1953. Settantatré anni. Ed è il primo titolo piloti della Mercedes da quello di Lewis Hamilton nel 2020: proprio l’uomo di cui Antonelli ha preso il posto in squadra, e che oggi guida una Ferrari.

Al momento del verdetto il suo campionato conta 9 vittorie, 7 pole position e 16 podi, per un totale di 380 punti: 119 più di Max Verstappen, che a questo punto non può più raggiungerlo.

Dalla finestra alla porta

Ad agosto, su queste pagine, avevamo provato a dare un nome a quello che stava succedendo attorno ad Antonelli: la finestra italiana. Il momento, ciclico ma mai garantito, in cui un pilota italiano competitivo cambia la qualità dell’attenzione che il Paese riserva alla Formula 1. Non la devozione per la Ferrari, che è strutturale e non dipende dalla classifica, ma una salienza in più, che si accende quando i giornali sportivi parlano di un italiano che vince su un’altra macchina.

La stagione ha dato all’intuizione numeri difficili da ignorare. Nei nove Gran Premi fino a quello di Gran Bretagna gli ascolti televisivi della Formula 1 in Italia erano cresciuti del 27% rispetto al 2025, spinti da un italiano in testa al Mondiale e da una Ferrari tornata competitiva. Il giorno di Monza, tra Sky e TV8, la gara ha raccolto 4 milioni e 464 mila spettatori medi, con il 39% di share e oltre sette milioni di spettatori unici; su Sky è stato il miglior ascolto della Formula 1 dal 2022.

Una finestra, però, per definizione prima o poi si chiude. Il titolo no.

Il titolo non scade

C’è una differenza sostanziale fra una stagione vincente e un titolo mondiale. Il risultato di un Gran Premio lo si dimentica entro la domenica successiva, l’albo d’oro no. Ogni volta che, fra dieci o vent’anni, qualcuno racconterà il primo Mondiale italiano dopo Ascari, le immagini saranno queste: la macchina di quest’anno, la tuta di quest’anno, i loghi di quest’anno. Documentari, anniversari, rievocazioni: il 2026 di Antonelli tornerà in onda per decenni, e con lui tutto quello che gli stava attorno.

Non è un meccanismo nuovo. È lo stesso effetto elica di cui abbiamo scritto più volte, cioè il valore che continua a spingere una sponsorizzazione oltre la sua durata contrattuale, qui nella sua forma più evidente. Con un dettaglio non da poco: di solito quel valore si costruisce, con le attivazioni, con il racconto, con la pazienza. Questa volta si eredita, ma soltanto se si era già lì quando è successo.

Chi c’era e chi arriva adesso

Qui sta la distinzione che conta per chi lavora con i budget di sponsorizzazione. I marchi che erano sulla Mercedes di Antonelli nel 2026 hanno comprato un’esposizione e si ritrovano in mano un pezzo di storia sportiva italiana. Chi arriva adesso compra qualcos’altro: il campione in carica, la difesa del titolo, una stagione 2027 in cui ogni weekend ci sarà un italiano da raccontare. È un prodotto diverso, non per forza peggiore, ma con un listino che difficilmente resterà quello di un anno fa.

E poi c’è la geografia. La mappa dei marchi italiani in Formula 1 resta disegnata quasi tutta attorno a Maranello, mentre il primo campione italiano in settantatré anni ha vinto su una monoposto tedesca, costruita a Brackley. Per un’azienda italiana che in Formula 1 non ha mai trovato l’angolo giusto, perché lo spazio attorno alla Ferrari è affollato e caro, il 2027 offre una cosa rara: un racconto nazionale fuori da Maranello, con un protagonista di vent’anni e un pubblico che nel frattempo ha imparato a seguirlo. Le porte d’ingresso sono più d’una, dalla squadra al pilota, dall’hospitality al licensing, e vanno scelte con il realismo di chi sa che sponsorizzare in Formula 1 richiede tempi lunghi.

La finestra italiana adesso è una porta.Vi aiutiamo a capire quale aprire, e quando.

Sponsorizzare in Formula 1

Settantatré anni

Ascari vinse il suo secondo titolo quando in Italia la televisione non trasmetteva ancora in modo regolare: la Rai avrebbe cominciato soltanto il 3 gennaio 1954. Antonelli vince il suo davanti a milioni di schermi, telefoni, feed. Nel mezzo ci sono settantatré anni, un’industria intera nata e cresciuta attorno alle corse, e un Paese che di Formula 1 non ha mai smesso di parlare, anche quando in cima alla mappa dei Mondiali di italiani non ce n’erano.

Resta da capire che cosa ne faremo, noi che di marketing sportivo viviamo, di questo ragazzo che due anni fa finiva contro le barriere della Parabolica dopo dieci minuti. La domanda è aperta, e lo resterà per un po’. La risposta sportiva, invece, è arrivata. In una parola sola.

Campione.

Domande frequenti


Quando Kimi Antonelli ha vinto il Mondiale di Formula 1?

Andrea Kimi Antonelli si è laureato campione del mondo di Formula 1 il 1° novembre 2026, al Gran Premio di Città del Messico, al volante della Mercedes. Aveva 20 anni e 68 giorni ed era alla sua seconda stagione in Formula 1, dopo il debutto nel 2025.


Kimi Antonelli è il più giovane campione del mondo della storia della Formula 1?

Sì. Il record precedente apparteneva a Sebastian Vettel, campione nel 2010 ad Abu Dhabi a 23 anni e 134 giorni. Antonelli, nato a Bologna il 25 agosto 2006, ha vinto il titolo a 20 anni, abbassando il primato di oltre tre anni.


Chi era l'ultimo pilota italiano campione del mondo di Formula 1?

Prima di Antonelli l’ultimo italiano campione del mondo era Alberto Ascari, che vinse i titoli del 1952 e del 1953 con la Ferrari. Il primo campione della storia della Formula 1, nel 1950, fu un altro italiano, Giuseppe Farina. Con Antonelli i titoli piloti vinti da italiani salgono a quattro.


Cosa significa il titolo di Antonelli per i brand e gli sponsor?

Un titolo mondiale lega in modo permanente la stagione del campione ai marchi che ne facevano parte: le immagini di quell’anno tornano per decenni in documentari, anniversari e rievocazioni. Per le aziende, soprattutto italiane, il campionato 2027 offre un racconto nazionale fuori dall’orbita Ferrari, con ascolti televisivi della Formula 1 in Italia cresciuti del 27% nei primi nove Gran Premi del 2026. Le opportunità passano dalla squadra, dal pilota, dall’hospitality e dal licensing, e vanno pianificate con largo anticipo.


Written by

Emanuele Venturoli

Laureato in Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica all'Università di Bologna, è da sempre appassionato di marketing, design e sport.

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Conosco e lavoro con Riccardo Tafà dal 1995, quando per la prima volta abbiamo collaborato insieme ad un progetto per il Team Williams di Formula 1. Da allora abbiamo sviluppato molti altri accordi. Dopo avere lasciato Williams per lavorare con Gerhard Berger alla scuderia Toro Rosso, mi sono rivolto nuovamente a Riccardo per trovare un fornitore di utensili per il team, e Riccardo ha risposto positivamente con un'introduzione ad USAG: la partnership fra USAG e Toro Rosso sarebbe poi durata ben cinque anni. Di recente ho assunto il ruolo di Group Commercial Director per la prestigiosa squadra Andretti Autosport e mi trovo nuovamente a lavorare con Riccardo su una quantità di interessanti progetti. Perchè dunque questa collaborazione dura da così tanto? È un uomo capace, conosce egregiamente il lato commerciale dello sport ed è onesto e affidabile. Riccardo Tafà è un uomo del fare, più che del parlare: in oltre 20 anni non ho mai avuto uno screzio con lui o con una delle aziende che mi ha presentato. Inoltre, ciascuna delle partnership ha generato un ROI notevole sia per lo sponsor che per la parte sportiva. Non riesco a pensare a nessuna migliore testimonianza di questa per descrivere il lavoro di Riccardo.

Jim Wright

Group Commercial Director

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