“Jingle bells, jingle bells, jingle all the way.
O, what fun it is to ride in a one-horse open sleigh…”
“Ciao bambini, mi riconoscete?
Non avevo dubbi… sono famoso in tutto il mondo!
Nonostante il mio nome Babbo Natale sia quello più tradotto in tutte le lingue, non tutti sanno però la mia vera storia e spesso finisco per essere solo una bella tradizione di questo periodo. Siete proprio così tanto curiosi da volerne sapere di più? D’accordo, vi accontento subito!
Era l’anno 260 quando nacqui nella splendida cittadina di Patara in Turchia di fronte all’isola di Rodi. Sono passati (ehm…ehm…) un po’ di anni dalla mia nascita e per questo ricordo ben poco della mia infanzia. Di me dicevano che ero un bambino molto buono e so di aver amato il Signore fin da piccolo, tanto da diventare prete e poi anche vescovo di Myra (volete ammirare i resti di questa antica città? Cliccate qui!)
Il giorno della mia elezione accadde una cosa particolare.
All’alba di una mattina soleggiata, entrai in chiesa; vidi tanti vescovi che stavano pregando e uno di questi corse verso di me con un viso gioioso: “Come ti chiami?” – chiese – “…Nicola…” risposi con aria interrogativa e incerta.
E mentre avanzavo verso il centro dell’assemblea spinto con forza dalla sua mano, un fragoroso e lungo applauso accompagnava i nostri passi e un coro di voci: “Evviva il vescovo Nicola! Evviva il vescovo Nicola!”
Quella stessa notte, infatti, la persona che aveva chiesto il mio nome, sognò che avrebbero dovuto consacrare vescovo il primo giovane che sarebbe entrato in chiesa all’alba.
E quella persona fui io.
Da quel momento, ero diventato vescovo di Myra.
La mia vita fu piena di episodi simili a questo. Uno in particolare, però, mi fece diventare quello che sono oggi per voi, e cioè un ometto sorridente e grassottello, con indosso un gonfio berretto e un vestito rosso bordato di bianco, seduto su una comoda slitta trainata da potenti renne… Insomma, “Babbo Natale”! Poeti e artisti, cantori e musicisti mi hanno descritto e immaginato; il primo ritratto che hanno fatto di me risale al 1480, quando Peter Schott scrive al Papa che a Strasburgo si aggira un uomo “vestito da San Nicola”, che raccoglie denaro e oggetti da dare in beneficenza ai poveri.
Ma l’immagine che mi è più cara, con la quale entro in scena come “portatore di doni” nonché amico dei bambini, è quella che mi vede raffigurato con tre sacchi pieni di monete d’oro ai miei piedi…
Il miracolo dei tre sacchi
Ero un giovane ragazzo e accadde che un mio vicino di casa non aveva il denaro sufficiente per sposare le sue tre figlie. Per questo motivo, le ragazze furono costrette a cercare lavori pericolosi in modo da raggranellare i soldi necessari al loro matrimonio. Quando lo venni a sapere, cercai subito il modo per poter aiutare questa famiglia, senza però che nessuno scoprisse il nome. Nel Vangelo, infatti, c’è scritto “Non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra”.
Così, procurata la somma per le nozze della prima figlia, misi le monete dentro un sacchetto di panno e uscii in piena notte per non farmi riconoscere. Arrivato alla casa del povero uomo, infilai il braccio tra l’inferriata della finestra e gettai all’interno il sacchetto. Cadendo sul pavimento, però, le monete tintinnarono e svegliarono il padre che, una volta scoperto con enorme gioia il dono inaspettato, poté così pagare il matrimonio della prima figlia.
Ripetei lo stesso gesto le notti seguenti, una seconda e terza volta tante quante erano le figlie. Ma il padre voleva a tutti i costi vedere il mio volto e, dopo che ebbi consegnato l’ultimo sacchetto, mi corse dietro per le strade della città fino a quando non riuscì a bloccarmi. Mi feci allora promettere solennemente di non rivelare mai a nessuno il mio nome, ma a giudicare da come sono andate poi le cose, il mio vicino di casa si lasciò sfuggire evidentemente una parolina di troppo…”
La storia ci insegna che, nel 1087, una spedizione di navi di Bari partì per Myra e prese il corpo di San Nicola portandolo in Italia, dove venne costruita una splendida Basilica in suo onore, a Bari appunto, città della quale è patrono. Ancora oggi, in Italia, il 6 dicembre di ogni anno è viva la tradizione di mangiare il “pane di san Nicola”, distribuito ai fedeli dopo essere stato benedetto durante la Messa.
Il pane di san Nicola
“Quando ero vescovo, arrivarono delle navi da Alessandria d’Egitto al porto di Myra.
In quel tempo, la mia popolazione soffriva molto a causa di una carestia e aveva urgente bisogno di ricevere del grano per sfamarsi. Così, senza esitare, andai subito a parlare con il capitano della nave egiziana, chiedendogli di sbarcare il frumento che aveva nella stiva. All’inizio fu irremovibile, dicendo che quel quantitativo era destinato all’imperatore di Costantinopoli e che era stato misurato prima della partenza. Se mai l’imperatore avesse scoperto l’ammanco, egli sarebbe andato incontro a seri problemi… Ma di fronte alla mia supplica, cedette e ci salvò la vita!
Gli promisi in cambio la mia preghiera e che mi sarei preso la responsabilità di fronte all’imperatore. Ma al porto di Costantinopoli ci fu un lieta sorpresa… Misurarono il carico di grano arrivato e il capitano si stupì con gioia nel vedere che era uguale a quello della partenza!”
Allora bambini, adesso che avete ascoltato tutta la storia del vescovo Nicola, sapreste rispondere alla domanda del titolo? Chi è nato prima, santa Claus o Babbo Natale?