Nel 2025 la provincia di Modena si conferma al quarto posto della classifica nazionale per valore aggiunto pro capite con 45.556 euro, un dato superiore del 32,8% rispetto alla media italiana. Buono anche il risultato per il valore aggiunto totale che cresce del 2,9%. Questi i primi risultati elaborati dal Centro Studi e Statistica della Camera di Commercio di Modena utilizzando i dati appena diramati da Unioncamere e Centro Studi Guglielmo Tagliacarne.
L'intera regione si colloca al quarto posto con un valore aggiunto pro capite di 41.258 euro, pari al 20,2% in più rispetto alla media nazionale; oltre a Modena, infatti, altre tre province emiliane figurano nella top-ten: Bologna, Parma e Reggio nell'Emilia.
L'Emilia-Romagna risulta inoltre la prima regione per incremento di valore aggiunto totale (+2,9%), raggiungendo un ammontare complessivo di 184.406 milioni di euro, pari al 9,1% del totale nazionale. L'Italia nel suo complesso registra un aumento più contenuto (+2,3%).
Il valore aggiunto complessivo della provincia di Modena è pari a 32.341 milioni di euro, con una crescita del 2,9% che pone Modena al diciassettesimo posto della classifica provinciale per incremento tendenziale.
Tutti i settori risultano in crescita, con particolare evidenza per l'agricoltura che guadagna il 7,7%, seguita dalle costruzioni (+6,7%) e dal "commercio, trasporti, turismo e comunicazione" (+4,2%). Appare buona anche la performance dei "servizi alle persone" (+3,9%), mentre mostrano un andamento più moderato le "attività finanziarie, immobiliari, professionali e amministrative" (+2,3%). L'industria presenta invece l'incremento più contenuto (+1,5%).
Nonostante ciò, la manifattura rimane il settore principale della provincia: con 12.183 milioni di euro genera il 37,7% del valore aggiunto totale e pone Modena al secondo posto dopo Vicenza (40,4%) per ciò che riguarda questo indicatore. In regione la quota dell'industria è molto inferiore (28,5%) e la media italiana è solamente del 19,7%.
Tornando alla provincia, sono molto rilevanti anche le "attività finanziarie, immobiliari, professionali e amministrative" che equivalgono a un quarto del valore aggiunto totale, mentre percentuali inferiori si registrano per il "commercio, trasporti, turismo, comunicazione" (17,3%) e per i "servizi alle persone" (12,2%). Pur assorbendo un numero significativo di addetti, contribuiscono al totale con quote minime le costruzioni (5,6%) e l'agricoltura (1,6%).