Tinto Brass: 10 curiosità poco conosciute sul regista -

Compatibilità
Salva(0)
Condividi

Tinto Brass, l’ultimo provocatore: 10 curiosità che pochi conoscono

È morto a 93 anni il regista che ha sfidato la censura, il perbenismo e le convenzioni. Dietro il maestro dell’erotismo si nascondeva un artista sperimentale, un ribelle e un intellettuale fuori dagli schemi.

Tinto Brass se n’è andato a 93 anni. Ha passato una vita a spogliare i corpi, ma forse il suo vero obiettivo era spogliare la società delle sue ipocrisie.

Si è spento a Roma il 4 novembre 2026, lasciando un’eredità cinematografica che continua a dividere. Per alcuni è stato il maestro dell’erotismo italiano, per altri un provocatore ossessionato dalle forme femminili. Per molti, semplicemente, l’uomo che ha trasformato il lato B in una filosofia.

Eppure sarebbe ingeneroso, oltre che culturalmente miope, racchiudere la sua carriera in qualche scena piccante o in una battuta maliziosa.

Prima di diventare il regista di La chiave, Miranda e Paprika, Brass aveva frequentato i grandi maestri del cinema europeo, sperimentato linguaggi rivoluzionari e combattuto battaglie contro la censura.

Il suo cinema ha attraversato politica, satira, anarchia, erotismo e avanguardia. Sempre con una convinzione: la libertà non si chiede in prestito.

Ecco dieci curiosità che raccontano il Tinto Brass meno conosciuto.

1. Si chiamava Giovanni. Il soprannome era un omaggio a Tintoretto

All’anagrafe era Giovanni Brass, nato a Milano il 26 marzo 1933 e cresciuto a Venezia.

A chiamarlo Tinto fu il nonno Italico Brass, pittore affermato, che aveva notato nel nipote una particolare inclinazione per il disegno. Il riferimento era a Tintoretto, uno dei giganti della pittura veneziana.

Una coincidenza suggestiva: il futuro regista avrebbe dedicato gran parte della propria vita alla rappresentazione del corpo umano.

Cambiarono gli strumenti, ma non l’interesse per le forme, la luce e la composizione.

2. Prima dell’erotismo c’erano Rossellini e la Nouvelle Vague

Chi immagina Brass cresciuto artisticamente tra riviste proibite e cinema scandalistico dovrà ricredersi.

Dopo la laurea in Giurisprudenza, nel 1957 si trasferì a Parigi, dove lavorò alla prestigiosa Cinémathèque française, uno dei luoghi simbolo della cultura cinematografica europea.

Entrò in contatto con l’ambiente della Nouvelle Vague, il movimento che avrebbe rivoluzionato il cinema francese.

Fu anche assistente di Roberto Rossellini e del documentarista Joris Ivens.

Altro che semplice regista erotico: Brass possedeva una solida formazione intellettuale e cinematografica.

3. Il suo primo film fu uno schiaffo alla censura

Nel 1963 esordì nel lungometraggio con In capo al mondo, una storia anarchica e anticonformista.

La censura italiana avanzò richieste di tagli, ma Brass non intendeva rinunciare alla propria visione.

Il film arrivò nelle sale con un titolo destinato a diventare quasi un manifesto: Chi lavora è perduto.

Una provocazione che raccontava il disagio di una generazione insofferente alle regole e alla retorica del lavoro.

La sua guerra contro il conformismo era cominciata molto prima dei nudi cinematografici.

4. Umberto Eco gli affidò un progetto sperimentale

Nel 1964 Brass realizzò Tempo libero e Tempo lavorativo, due cortometraggi sperimentali per un progetto legato alla Fiera Campionaria di Milano.

A commissionarli fu Umberto Eco.

Le immagini venivano proiettate simultaneamente in un ambiente caratterizzato da superfici specchianti, creando un’esperienza visiva insolita e immersiva.

Un esperimento che anticipava, per certi aspetti, alcune forme contemporanee di installazione audiovisiva.

Difficile immaginare qualcosa di più lontano dalla reputazione che il regista avrebbe conquistato negli anni successivi.

5. Fece incontrare Alberto Sordi con gli extraterrestri

Nel 1964 diresse Il disco volante, una commedia fantascientifica interpretata da Alberto Sordi, Monica Vitti e Silvana Mangano.

Sordi vestiva i panni di quattro personaggi differenti, impegnati in una vicenda ambientata nella provincia veneta, dove l’arrivo di un misterioso disco volante sconvolge la quotidianità.

Ma gli alieni erano soltanto un pretesto.

Il vero bersaglio era la società italiana, con il suo provincialismo, le sue paure e le sue contraddizioni.

Ancora una volta, Brass utilizzava il cinema per mettere a nudo gli esseri umani. Questa volta senza bisogno di spogliarli.

6. Girò anche un western

Prima di dedicarsi al cinema erotico, Brass sperimentò persino il genere western.

Nel 1966 diresse Yankee, con Philippe Leroy e Adolfo Celi.

Un film ambientato nel mondo dei pistoleri, dei fuorilegge e dei duelli, ma costruito con una ricerca visiva che lo distingueva dai prodotti più convenzionali del genere.

Brass amava le inquadrature insolite, il montaggio dinamico e le prospettive capaci di sorprendere.

La sua ambizione non era semplicemente raccontare una storia, ma trovare un modo diverso di mostrarla.

7. Collaborò con Guido Crepax, il padre di Valentina

Nel 1967 realizzò Col cuore in gola, un thriller sperimentale che mescolava cinema, fumetto e suggestioni psichedeliche.

Alla lavorazione partecipò Guido Crepax, il celebre fumettista creatore di Valentina.

La collaborazione produsse un’opera visivamente originale, dove le immagini cinematografiche dialogavano con il linguaggio delle tavole illustrate.

Quasi sessant’anni dopo, il film restaurato in 4K è stato scelto per la preapertura della Mostra del Cinema di Venezia del 2026.

Un riconoscimento al Brass sperimentatore, spesso oscurato dalla sua fama successiva.

8. Avrebbe potuto dirigere Arancia meccanica

È probabilmente uno degli episodi più sorprendenti della sua carriera.

Brass raccontò di essere stato contattato per dirigere Arancia meccanica, il romanzo di Anthony Burgess che sarebbe diventato uno dei capolavori di Stanley Kubrick.

Secondo il suo racconto, avrebbe accettato la proposta, chiedendo però di terminare prima L’urlo, il film con Gigi Proietti al quale stava lavorando.

Quando tornò disponibile, il progetto aveva ormai preso un’altra strada.

È una vicenda tramandata attraverso le dichiarazioni dello stesso regista, non una ricostruzione indipendentemente accertata in ogni dettaglio.

Resta comunque affascinante immaginare cosa sarebbe potuto diventare Arancia meccanica nelle mani di Tinto Brass.

9. Caligola, il suo film più scandaloso, era quello che rinnegava

Il paradosso più clamoroso della sua carriera riguarda Caligola, il controverso film dedicato all’imperatore romano.

Prodotto da Bob Guccione, fondatore della rivista Penthouse, il film subì interventi che Brass contestò duramente.

Il regista venne escluso dal montaggio definitivo e furono inserite sequenze pornografiche girate separatamente.

Brass prese le distanze dalla versione distribuita, sostenendo che non rispecchiasse il suo progetto artistico.

Il risultato fu quasi beffardo: uno dei film che alimentarono maggiormente la sua fama internazionale era proprio quello che non riconosceva come autenticamente suo.

10. La donna più importante della sua vita si chiamava Tinta

Dietro il provocatore dal sigaro immancabile c’era anche una lunga storia d’amore.

La prima moglie, Carla Cipriani, era conosciuta con il soprannome di Tinta.

Sorella di Arrigo Cipriani, legato allo storico Harry’s Bar di Venezia, Carla fu molto più di una compagna.

Collaborò alla scrittura e alla realizzazione di numerose opere del marito, diventando una presenza fondamentale nella sua vita personale e artistica.

La sua morte, nel 2006, rappresentò per Brass una perdita profonda.

Nel 2017 il regista sposò Caterina Varzi, che gli rimase accanto negli ultimi anni della sua vita.

Un uomo che ha fatto dell’erotismo una bandiera ha conosciuto anche la discrezione, la complicità e il dolore dell’amore.

L’uomo che scandalizzava un Paese scandalosamente ipocrita

Tinto Brass non è stato soltanto il regista dei corpi femminili, delle provocazioni e degli scandali.

È stato un artista che ha attraversato stagioni differenti del cinema italiano, passando dall’avanguardia alla satira sociale, dalla sperimentazione alla sensualità.

Si può discutere il suo sguardo sulle donne, criticare le sue scelte artistiche o considerare alcune opere ripetitive. Non bisogna necessariamente amare il suo cinema per riconoscerne il posto nella nostra storia culturale.

Brass aveva compreso qualcosa di profondamente italiano: siamo un Paese che ama guardare dal buco della serratura, purché nessuno ci sorprenda mentre lo facciamo.

E lui, quel buco, lo aveva trasformato in un obiettivo cinematografico.

Forse il su

Recapiti
Red