Da Itri a Formia sulla Via Francigena del Sud: tra briganti, mare e storia millenaria - Le avventure di Anna Pernice - Travel Fashion Tips

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Quando pensi alla Via Francigena, probabilmente ti immagini il tratto che arriva a Roma. Ma ti svelo un segreto: il cammino non finisce a San Pietro. Da Roma puoi proseguire fino a Santa Maria di Leuca, attraversando paesaggi che ti lasceranno senza fiato.

Oggi ti porto con me sulla tappa che da Itri scende verso il mare, attraversando Gaeta e Formia. Una camminata che intreccia borghi medievali, basolati romani e panorami che sembrano usciti da un film. E’ l’ultima tappa del Lazio, prima di entrare in Campania, dove il percorso prosegue da Sessa Aurunca.

Itri: dove il tempo si è fermato tra i Monti Aurunci

Arrivo a Itri verso le 10 del mattino. Il borgo si adagia ai piedi dei Monti Aurunci, e già da qui respiro qualcosa di diverso. Queste colline sanno di storie antiche, di vicoli stretti dove risuonano ancora le leggende dei briganti.

Il Museo del Brigantaggio: una storia da raccontare

Mi fermo al Museo del Brigantaggio, situato lungo l’antica Via Appia. Qui il brigantaggio non è solo folklore: è memoria, identità, storia vera. Il museo racconta con approccio critico un fenomeno troppo spesso stigmatizzato, restituendo dignità a una pagina complessa del nostro passato.

L’omaggio più importante è riservato a Michele Pezza, detto Fra Diavolo, il brigante più famoso di Itri. La sua figura si intreccia indissolubilmente con questo territorio, trasformando quello che un tempo era considerato un marchio negativo – “Terra di Briganti” – in simbolo di forza e consapevolezza storica.

Nota: il museo è chiuso il lunedì, organizzati di conseguenza.

La Via Appia e la Gola di Sant’Andrea: camminare nella storia

Lascio il borgo e mi immergo in quello che considero uno dei tratti più suggestivi di tutto il cammino: i due chilometri di basolato romano dell’antica Via Appia che attraversano la Gola di Sant’Andrea.

La Regina Viarum si snoda qui tra poderose costruzioni in opera quadrata e poligonale. Ogni pietra racconta secoli di passi, di carri, di pellegrini che hanno percorso questa strada prima di me. Tra le mura antiche spunta il Fortino di Sant’Andrea, testimone più recente di questa storia stratificata.

Cammino lentamente, quasi con reverenza. Sotto i piedi sento il peso del passato, e intorno a me la natura selvaggia dei Monti Aurunci crea un contrasto affascinante con la geometria perfetta del basolato romano.

Il Santuario della Madonna della Civita: una leggenda tra fede e mare

Prima di lasciare Itri, vale la pena fare tappa al Santuario della Madonna della Civita. La sua storia è avvolta nella leggenda: si racconta che nell’VIII secolo, durante le persecuzioni iconoclaste dell’imperatore Leone Isaurico, due monaci basiliani furono gettati in mare insieme a un dipinto della Madonna, chiusi in una cassa.

Dopo 54 giorni la cassa approdò a Gaeta, ma il quadro scomparve misteriosamente per essere ritrovato qui, sul Monte Civita, da un pastore sordomuto che cercava una bestia smarrita. Vera o no, è una di quelle storie che rendono magico il Sud Italia.

Da assaggiare a Itri: fermati a degustare l’oliva itrana e la salsiccia secca. Io ho fatto visita a un oleificio locale: assaggiare le olive direttamente dai produttori è come gustare la storia di questa terra.

Gaeta: dove le leggende prendono forma

La discesa verso il mare è pura magia. Davanti a me compare Gaeta, città di assedi e leggende, ultimo lembo del Regno delle Due Sicilie a cadere.

Questo luogo è stato mitico per Virgilio e per Dante. Nei secoli è stato meta di villeggiatura di imperatori, senatori e consoli romani. La sua posizione strategica ne ha fatto un insediamento fortificato che ha attraversato dominazioni bizantine, angioine, aragonesi.

Il Castello Angioino-Aragonese: da fortezza a carcere

Il Castello Angioino-Aragonese domina la città dal XIII secolo. Per secoli è stato una fortezza militare, poi dal 1902 al 1990 si è trasformato nel più temuto carcere militare italiano.

Oggi questa splendida struttura medievale è un polo culturale dell’Università di Cassino. Le visite guidate ti portano attraverso i resti di un passato glorioso, fino alle terrazze panoramiche che regalano viste incredibili sul golfo.

Orari visite: 10-14 e 15-19, una visita all’ora.

La Montagna Spaccata e la Grotta del Turco: tra fede e meraviglia

Scendo verso il complesso della Montagna Spaccata, uno dei luoghi più suggestivi di tutto il cammino. Il santuario si incastona tra tre fenditure della roccia, e la tradizione cristiana vuole che la fenditura centrale si sia formata alla morte di Cristo.

Una scalinata di 35 gradini conduce nelle viscere della montagna. Lungo la parete destra, tra i riquadri maiolicati della Via Crucis opera di R. Bruno, noto la famosa “Mano del Turco”: l’impronta di cinque dita nella roccia.

La leggenda racconta che un marinaio turco miscredente si appoggiò alla parete, che miracolosamente divenne morbida lasciando l’impronta della sua mano. Che ci si creda o no, camminare in questa stretta spaccatura di roccia, con il mare che risuona sotto di te, è un’esperienza che ti lascia senza parole.

Attenzione: il sito è chiuso il lunedì.

Da assaggiare a Gaeta: la tiella gaetana, ripiena di pesce o verdure, è un must assoluto.

Deviazione imperdibile: il Monte Orlando e il Parco di Ulisse

A pochi passi dal centro di Gaeta c’è un luogo che merita una deviazione: il Monte Orlando, il promontorio che veglia sulla città e che nasconde secoli di storia militare e leggende.

Questo è stato per secoli il baluardo del Sud, testimone di assedi e battaglie. Ancora oggi conserva le batterie interrate nascoste nel cuore della roccia: la più famosa è una galleria lunga mezzo chilometro, la prima batteria anulare sotterranea al mondo.

Ma il Monte Orlando non è solo fortificazioni. Lungo il sentiero, tra il profumo del mare e il canto dei gabbiani, si erge il Mausoleo di Lucio Munazio Planco, un colosso del I secolo a.C. che domina la costa come un guardiano silenzioso.

E poi ci sono loro: le due panchine panoramiche che devi assolutamente trovare. Una guarda il Castello di Gaeta dall’alto, l’altra ti regala qualcosa di unico – il punto in cui puoi vedere le due coste contemporaneamente.

Oggi il Monte Orlando è il cuore del Parco di Ulisse, dove natura e storia si fondono a ogni passo. L’anello completo misura 7,8 chilometri, ma ogni metro è un viaggio tra falesie, sentieri e viste che abbracciano tutta Gaeta vecchia.

Formia: l’ultima tappa tra romani e misteri omerici

L’ultima parte del cammino mi porta a Formia. Potrebbe essere questa la terra dei Lestrigoni, i giganti mangiatori di uomini resi celebri da Omero nell’Odissea. In età romana qui sorsero numerose ville patrizie: Mecenate e Cicerone scelsero queste coste per le loro residenze.

Il Cisternone Romano: un prodigio di ingegneria

Salgo verso il borgo di Castellone e scendo nel Cisternone Romano, un’opera di raffinata ingegneria idraulica risalente al I secolo a.C.

Questo ambiente ipogeo, ricavato sfruttando le pareti calcaree della collina, ha servito per secoli la città garantendone l’approvvigionamento idrico. Dopo un’importante opera di restauro nel 2003, oggi è possibile visitarlo e immergersi letteralmente in un viaggio nel passato.

Camminare sotto queste volte, tra l’eco dell’acqua e la penombra, ti fa sentire piccolo davanti all’ingegno degli antichi romani.

Orari visite: tutti i giorni 10:30-12:30 e 17:00-20:30. Info: www.archeoformia.it

La Torre di Mola: guardiana sul mare

Dall’alto del borgo vecchio scorgo la Torre di Mola, uno dei simboli di Formia insieme alla torre di Castellone. Questo torrione cilindrico alto 27 metri fu costruito nel 1289 da Carlo II d’Angiò per proteggere la vicina Gaeta.

La torre sorge sui resti di antiche terme romane, appartenenti a una delle tante ville marittime che punteggiavano il litorale. Distrutta durante l’ultima guerra mondiale, è stata restaurata e donata alla città nel 2012.

La Torre è visitabile solo la prima domenica del mese.

Da assaggiare a Formia: le “Virtù”, un piatto tradizionale a base di legumi che racconta la cucina povera ma ricchissima di sapori di questa terra.

Informazioni pratiche per il tuo cammino

Comuni attraversati: Itri – Gaeta – Formia

Lunghezza e difficoltà: il percorso è di media difficoltà, con una prima parte collinare tra i Monti Aurunci e una lunga discesa verso il mare.

Dove timbrare la credenziale a Formia:
Spirit of Travel, Via Rotabile 115B, 04023 Formia (LT)
Tel. +39 0771 269288 | commercialelt@dmofrancigenasudlazio.it
Orari: lunedì-sabato 10-19

Perché camminare questa tappa

Da Itri a Formia, passo dopo passo, la Via Francigena del Sud ti porta dentro paesaggi, sapori e storie antiche che difficilmente dimenticherai. Questa non è una tappa qualsiasi: è un viaggio nel tempo che intreccia Roma antica, briganti, assedi, leggende omeriche e panorami sul mare che ti la

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Anna Pernice