Nuove norme di registrazione per le ong in Israele. COSPE: “non sottostiamo al ricatto”

Compatibilità
Salva(0)
Condividi

Le nuove regole di registrazione imposte da Israele, che hanno escluso ad oggi ben 37 organizzazioni non governative internazionali, sono illegittime, discriminatorie e incompatibili con il diritto internazionale. Per questo COSPE ha deciso fin dal loro annuncio nel dicembre 2024, di non sottoporsi alla procedura. “Come decine di altre ONG italiane e internazionali – dice Anna Meli, presidente di COSPE – riteniamo che queste regole siano mirate a ottenere un controllo sempre più stretto sulle attività umanitarie e di cooperazione. Le nuove disposizioni sembrano concepite per scoraggiare e allontanare definitivamente dalla Palestina le ONG che sostengono la società civile palestinese e con loro migliaia di persone innocenti a Gaza e in Cisgiordania, fornendo assistenza, formazione e servizi indispensabili per lo sviluppo e la costruzione di pace”.

Le responsabilità per la registrazione delle ONG e per l’approvazione dei visti sono state trasferite, infatti, dal Ministero del Welfare e degli Affari Sociali (MoLSA) a una squadra interministeriale composta da rappresentanti di diversi settori, tra cui la Difesa, la Polizia e la Sicurezza, con un nuovo organismo di controllo centralizzato che potrà operare in modo discrezionale e politicizzato.
“Ancora più grave – aggiunge la presidente- è che per essere registrate le nostre organizzazioni dovrebbero fornire le liste e i dati di tutto il personale, compresi i collaboratori e le collaboratrici palestinesi. Il pretesto è assicurarsi che non ci siano potenziali terroristi tra i cooperanti, ma in realtà si vuole negare ogni indipendenza alle Ong e si tenta di esporre migliaia di persone alla sorveglianza e alle intimidazioni, alla violenza e alla repressione. In sostanza si tratta dell’ennesimo atto di oppressione dopo altri atti gravi e arbitrari”.

Per tutto questo, COSPE ha deciso di non procedere alla richiesta di registrazione, pur continuando con la propria presenza e le attività in corso Palestina, con la sola registrazione presso l’Autorità Nazionale Palestinese. “Nel frattempo – conclude Anna Meli- restiamo attivi nei tavoli di proposta insieme alle altre ong italiane ed internazionali, per le dovute pressioni politiche per la revisione di queste regole e il ripristino dei principi internazionali su cooperazione ed aiuti umanitari”.

Per questo oggi, insieme alle reti della società civile italiana AOI – Associazione delle ONG Italiane, CINI – Coordinamento Italiano delle ONG Internazionali, LINK 2007 e la Piattaforma delle Organizzazioni della Società Civile in Medio Oriente e Mediterraneo, abbiamo inviato una lettera formale al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) e all’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS). Nella lettera le reti della società civile denunciano le gravi restrizioni imposte dal Governo israeliano all’operatività delle ONG internazionali nei Territori Palestinesi Occupati e chiedono che il Governo italiano:
• richieda formalmente a Israele la sospensione immediata delle misure adottate contro le ONG internazionali;
• difenda il pieno rispetto dell’operatività umanitaria, respingendo ogni indebita assimilazione tra azione umanitaria e terrorismo affinché la popolazione possa ricevere l’assistenza di cui ha urgentemente bisogno;
• tuteli l’efficacia degli interventi finanziati dalla Cooperazione italiana;
• si attivi in sede europea e multilaterale per la salvaguardia dello spazio umanitario nei Territori Palestinesi Occupati.

In allegato il comunicato integrale.

Foto di Laura Silvia Battaglia / progetto REACT

Recapiti
redazione