da “Huffpost”[26.12.25]: "Un altro (inutile?) premio nel cinema e audiovisivo: il “Premio Maximo” per la serialità televisiva" - ISICULT

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da “Huffpost”[26.12.25]: “Un altro (inutile?) premio nel cinema e audiovisivo: il “Premio Maximo” per la serialità televisiva”

Nuovi premi e nuovi festival generosamente finanziati dallo Stato, senza che nessuno si prenda la briga di valutarne l’efficacia, l’utilità, il senso. Il rischio di alimentare macchine burocratico-politiche autoreferenziali

Venerdì 19 dicembre 2025 è stata annunciata la nascita di un nuovo “premio” che vuole addirittura emulare i “David di Donatello”: se ne sentiva il bisogno?! Si tratta del Premio “Maximo”, che nasce nell’ambito dell’“Italian Global Serie Festival”, la kermesse dedicata alle serie televisive ed alle produzioni seriali, iniziativa ideata dalla ex Presidente di Cinecittà, Chiara Sbarigia, dimessasi da via Tuscolana anche a seguito delle polemiche per il suo sempre latente conflitto di interessi, in quanto anche Presidente della maggiore lobby dei produttori tv, ovvero l’Apa (Associazione Produttori Televisivi). Sbarigia si è dimessa il 29 giugno, l’indomani dopo la conclusione della prima edizione del festival (21-28 giugno), su invito del Ministro Alessandro Giuli, anche a causa di polemiche intorno al ruolo svolto da Fabio Longo, consulente di Sbarigia e della Sottosegretaria Lucia Borgonzoni, nel tentativo di “addomesticare” giornalisti critici.

La prima edizione del festival si è tenuta tra Rimini e Riccione nel giugno 2025, territori elettorali della senatrice Lucia Borgonzoni, Sottosegretaria alla Cultura con delega a cinema e audiovisivo, di cui Sbarigia è ancora oggi prima consigliera. Si tratta di un festival che ha beneficiato di un budget di circa 3 milioni di euro, di cui 2 milioni vengono dal Ministero della Cultura che li affida a Cinecittà, che li trasferisce all’Apa, con una oscura triangolazione. Un qualche sostegno al festival viene anche dalla Società Italiana Autori e Editori (Siae), che assegna un suo premio. Anche in questo caso, totale assenza di trasparenza nei flussi economici.

La Presidente di Apa Chiara Sbarigia ha dichiarato: “in Italia mancava un premio televisivo equivalente ai ‘David di Donatello’ del cinema, e con la Fondazione Maximo intendiamo colmare questa lacuna”. Siedono nel Consiglio Direttivo della neonata Fondazione Maximo: Francesco Giambrone (Presidente dell’Agis), Marco Parri (Presidente Federazione Italiana Spettacolo dal Vivo), Bruno Sconocchia (Presidente Assoconcerti), Mario Lorini (Presidente Anec esercenti cinematografici)… Si osservi come nessuno di questi quattro presidenti di associazioni imprenditoriali ha specifica competenza in materia di televisione, curiosamente.

Gli altri 4 membri del Cda sono: Aurelio Regina (Presidente Fondimpresa, “fondo paritetico interprofessionale nazionale per la formazione continua”, promosso da Confindustria e Cgil, Cisl, Uil); Nicola Serra (ceo di Palomar, controllata dalla multinazionale francese Mediawan); Raffaella Leone (ceo Leone Film Group, nel cui capitale c’è la Mdv Capital di Leonardo Maria Del Vecchio), Maite Carpio Bulgari (ceo di Garbo Produzioni, ma anche Vice Presidente di Leone Film).

Chi finanzia il neonato Premio?! Ovviamente non è dato sapere.

Anche l’“Italia Global Series Festival”, nel cui ambito il “Premio Maximo” nasce, ignora gli obblighi di legge in materia di trasparenza, non pubblicando i dati relativi ai contributi che riceve da enti pubblici.

Continua a prevalere opacità, capitale relazionale, amichettismi intrecciati, intermediazione politica non trasparente.

Questa patologia riguarda gran parte dei festival, dei premi, delle kermesse che affollano l’Italia.

Si tratta di un “universo” ancora assai poco esplorato, che può vantare oltre 3.000 iniziative sparselungo tutto il territorio nazionale, sulla base del censimento promosso dall’IsICult Istituto italiano per l’Industria Culturale, che cura da alcuni anni il progetto di ricerca “Italia dei Festival”, sostenuto dal Ministero della Cultura (alcuni risultati dello studio IsICult sono stati pubblicati nel 21° Rapporto Federculture “Impresa Culturale”, edito nel luglio scorso da Gangemi). Fino a questi primi risultati dello studio dell’IsICult lo stesso Ministero della Cultura non aveva cognizione di quanti fossero i festival in Italia: e si pensi che soltanto 600 dei 3.000 festival italiani beneficiano di un contributo del Ministero della Cultura. Gli altri vivono grazie al sostegno di Regioni, Comuni, fondazioni bancarie, sponsor privati…

Se fino al 2024 il Ministero nemmeno sapeva quanti fossero i festival in Italia, sarebbe veramente “troppo” sperare (pretendere) che di ogni iniziativa si potesse conoscere (trasparenza a parte) anche la effettiva ricaduta socio-economica, oltre che culturale…

E quindi nel mentre, anno dopo anno, nascono, crescono (ed anche muoiono, dato un tasso di interruzione delle attività abbastanza alto) centinaia e centinaia di festival, premi, kermesse.

Anche di quelli più importanti in verità poco si sa, al di là dei “red carpet”… Un caso emblematico e sintomatico è certamente rappresentato dal “David di Donatello”.

Il “David di Donatello” è senza dubbio il più prestigioso premio del cinema italiano, ma negli ultimi anni sono cresciute le critiche verso la manifestazione, giunta nel 2025 alla sua 70ª edizione.

Basti osservare che nessuno sa come vengano cooptati i giurati (sfogliando il lungo elenco, emergono non pochi Carneade), e ci si domanda quanti degli oltre 2.000 (duemila!) giurati vedano realmente i film in gara: qualcuno sostiene che vincono sempre autori e produttori di un qual certo “giro”…

La trasmissione messa in onda su Rai1 in prima serata è sempre più oggetto di critiche (autocelebrativa e noiosa) ed anche gli ascolti peggiorano: audience decrescente, dal 17% del 2024 al 13% del 2025. La premiazione è organizzata presso gli studi di Cinecittà.

Il “David” è veramente un “sancta sanctorum” del cinema italiano, ovvero della sua casta: basti pensare che nel Consiglio di Amministrazione, formato da 12 persone, presieduto dal 2018 da Piera Detassis, ex direttrice del mensile “Ciak” (edito dalla Visibilia controllata dalla Ministra Daniela Santanché), siedono rappresentanti della maggiore lobby dei produttori ovvero l’Anica, degli esercenti cinematografici cioè l’Anec, e della Rai, e di alcune associazioni degli autori… Il Premio beneficia anche della benedizione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ogni anno invita i candidati al Quirinale.

Il premio è gestito dalla “Accademia del Cinema Italiano”, che vive prevalentemente di contributi pubblici, sul totale di circa 1 milione di euro di ricavi: nell’anno 2024, si è trattato di 703.000 euro da parte del Ministero della Cultura (Direzione Generale Cinema e Audiovisivo), a fronte di 228mila euro da “sponsorizzazioni”. Lo sponsor principale risulta essere Netflix, attraverso la sua controllata italiana Los Gatos srl (dal nome della città californiana sede storica della multinazionale), budget finalizzato ad una attività di “mentoring”, col progetto “Becoming Maestre”, per promuovere la professionalità femminile nel settore.

Già nel bilancio 2024 si sono registrate criticità, con ben 199mila euro di disavanzo ed il ricorso a prestiti bancari nell’ordine di 100mila euro con Bnl.

Il bilancio per l’anno 2025 sta per registrare un deficit di 400mila euro, e l’Accademia sta cercando di ricorrere ai ripari: è andata a bussare alla porta della Società Italiana Autori e Editori (Siae), presieduta dall’ottobre del 2022 da Salvo Nastasi, l’uomo più potente del settore spettacolo in Italia, dopo il Ministro della Cultura.

Nastasi ha un curriculum ricco e lunghissimo nel settore: vicino a Gianni Letta (eminenza grigia di Forza Italia ma anche dell’intero sistema culturale italiano), s’è caratterizzato nel corso del tempo per un approccio bi-partisan, ed è stato Segretario Generale del Ministero con il “dem” Dario Franceschini, per poi approdare alla Siae. Nel luglio del 2024 è stato anche nominato Presidente della Fondazione Cinema per Roma, che organizza la “Festa del Cinema” della Capitale.

Siae vanta nel 2024 un totale di ricavi di ben 932 milioni di euro, ed assegna ogni anno contributi a decine e decine di soggetti del settore culturale, per progetti variegati. Nel 2024, per complessivi 4,5 milioni di euro: 540.000 euro ai “Siae Music Awards”, 250.000 alla “Casa Siae” al Festival di Sanremo, 150.000 per il concertone del “1° maggio”, 150.000 euro per le “Giornate degli Autori” in quel di Venezia, 100.000 euro per la fiera romana “Più Libri Più Liberi”… I criteri con cui sono assegnati queste sovvenzioni non beneficiano di particolare trasparenza né pubblica procedura selettiva motivata. In questo contesto, non è certo complicato assegnare 400mila euro al “David” in difficoltà…

Siae ha forma di “ente pubblico economico a base associativa” (vanta ben 118mila soci), una formula ibrida che la “governance” attuale interpreta in modo elastico e ritentivo, non esattamente incline alla “disclosure” pubblica: per esempio, non pubblica nemmeno più l’elenco dei propri consulenti, che fino a qualche tempo fa rendeva noti, sebbene senza indicare il compenso assegnato ad ognuno di loro.

In cambio, però, Salvo Nastasi imporrebbe alla guida del “David” l’ex Sindaco di Roma (dal 1993 al 2001) e Presidente dell’Anica (dal 2016 al 2024) ovvero il suo amico Francesco Rutelli, che pure gestisce da anni la contestata “Videocittà” – si autodefinisce “festival della visione della cultura digitale” – già oggetto di critiche per i generosi finanziamenti pubblici (nel 2024, solo dal Ministero della Cultura ben 260mila euro) e per l’assenza di trasparenza (non è pubblicato un bilancio dell’iniziativa, nonostante la legge imponga che tutti i soggetti che ricevono contributi pubblici lo debbano evidenziare sul proprio sito web)…

Senza entrare nel merito delle dinamiche di centinaia di iniziative che peccano di trasparenza pur beneficiando di significativi contributi pubblici, è preoccupante che anche alcune tra le iniziative più note e prestigiose si caratterizzino un opaco intreccio tra istituzioni, lobby, politica, che poco ha veramente a che fare con la vera promozione della cultura.

Sempre latente è il rischio di alimentare macchine burocratico-politiche autoreferenziali.

Una vera casta della cultura, insomma.

Angelo Zaccone Teodosi.

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Luca Baldazzi