a cura di Sabina Bietolini, biologa nutrizionista, PhD Scienze della Salute
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PRIMA PARTE
L’attenzione alle scelte nutrizionali pediatriche sta iniziando a diffondersi, seppure solo in certi ambienti, più informati e sensibili, partendo dallo svezzamento, e spesso anche in gravidanza, per continuare in età scolare, perché gli effetti dell’alimentazione sulla nostra salute sono ormai da decenni ampiamente noti grazie alla ricerca scientifica internazionale.
In realtà, molto semplicemente, ogni genitore dovrebbe scegliere quali alimenti proporre al proprio bimbo dando esclusiva priorità al suo benessere, quindi avvalendosi di un’informazione scientifica, aggiornata e controllata, ovvero uscendo dagli schemi imposti dalla pubblicità, dalla presunta tradizione e dagli stereotipi.
A tale proposito, seppure difficile, poco conosciuta e spesso impopolare, la scelta di nutrire i propri figli, dallo svezzamento all’adolescenza, secondo la logica della fisiologia e non della cultura imperante è esclusivamente finalizzata a rispettare la crescita del bimbo-ragazzo, seguendo le più moderne acquisizioni scientifiche in ambito nutrizionale, piuttosto che la moda o le accattivanti pubblicità del momento che condizionano gli ingredienti della pappa e dei pasti per fini commerciali e non salutari.
Per cominciare, l’alimentazione complementare, anche nota come svezzamento o divezzamento, dovrebbe essere inserita non prima del sesto mese di vita, secondo l’OMS, ed è auspicabile che l’introduzione graduale di alimenti diversi dal latte materno sia realizzata nella forma e nella consistenza adatte alla fase di sviluppo del bimbo. In altre parole, partendo dal presupposto che il latte materno è l’alimento più adatto alla crescita del neonato, sarebbe opportuno che le pappe dei primi mesi
“imitassero” il latte materno: (semi)liquide, senza fibre, a basso contenuto proteico, senza sale né zucchero aggiunti, prive di sostanze che interferiscano con la biodisponibilità e l’assorbimento dei nutrienti, come ad esempio l’acido ossalico contenuto in gran quantità in spinaci, bieta e agretti, verdure, specie le prime due, spesso inserite fin dalle prime pappe.
Sovente si dimentica che il latte materno contiene tutti i nutrienti di cui il bimbo ha bisogno (ovviamente se la mamma è seguita per la dieta e le integrazioni da un biologo nutrizionista esperto nei primi 1000 giorni) e che l’alimentazione complementare, specie entro i 12 mesi, dovrebbe essere un importante e delicato momento della vita in cui prendersela comoda e inserire piccoli assaggi gradualmente e a rotazione, dando priorità al tanto semplice quanto fondamentale scopo di far conoscere gli alimenti al bimbo, piuttosto che di proporre una pappa completa il prima possibile.
Infatti, un’altra importantissima considerazione riguarda la “fretta”: l’obiettivo non dovrebbe mai essere far mangiare di tutto già ad un anno di età, proprio come se un lattante fosse un piccolo adulto. Sarebbe auspicabile soddisfarne i fabbisogni nutrizionali attraverso un’alimentazione adatta alle sue necessità nutrizionali, digestive, intestinali, e quindi fisiologica, sana, equilibrata, pulita, priva di inquinanti, sostanze chimiche di sintesi provenienti da coltivazioni intensive, ricca di proteine vegetali, di cibi colorati, di stagione, sia cotti che crudi, per poter fornire nutrienti e molecole bioattive, che proteggano i bimbi sin dalle prime pappe.