Alcune delle vittime sono attualmente ricoverate al Niguarda di Milano. Ecco perché 10 pazienti ustionati sono già una maxiemergenza
Il tragico evento verificatosi a Crans-Montana ha riportato al centro dell’attenzione un tema spesso marginale nel dibattito sanitario: la capacità dei sistemi di emergenza di rispondere a eventi complessi che coinvolgono pazienti ustionati. Un contesto turistico internazionale, la presenza di più feriti e la necessità di un rapido coordinamento tra soccorso territoriale, ospedali periferici e centri specialistici hanno trasformato l’evento in una vera maxiemergenza.
Attualmente il bilancio fornito dalle agenzie di stampa è drammatico: 40 decessi, e almeno 119 persone ferite più o meno gravemente. Il numero elevato di feriti ustionati, di fatto affetti da una patologia rara ma ad altissimo impatto assistenziale, ha determinato la rapida saturazione delle burn unit svizzere, la conseguente necessità di centralizzazione dei piani di maxiemergenza.
Attualmente sono 11 i pazienti italiani trasferiti al Centro Ustioni dell’ASST Ospedale Niguarda. Quasi tutti i feriti, rende noto l’ospedale nel bollettino medico di questa mattina, hanno 15-16 anni, fatta eccezione per una donna di 29 anni e una donna di 55. Sei pazienti sono ricoverati in terapia intensiva e sono considerati in condizioni particolarmente serie: necessitano di maggiori cure per il controllo delle infezioni, tipiche in un quadro di gravi ustioni, per il sostegno al funzionamento degli organi e dal punto di vista metabolico. Tre di questi sei sono considerati in condizioni particolarmente critiche.
L’estensione delle ustioni dei pazienti ricoverati (di II e III grado) varia dal 10% a oltre il 50%, e coinvolge arti, dorso e volto, e per diversi di loro sono presenti danni importanti a livello polmonare causati dalle inalazioni, che richiedono un’assistenza meccanica alla respirazione. Tutti i pazienti sono sedati e in prognosi riservata, ed è prematuro considerarli fuori pericolo. I percorsi di assistenza clinica e di cure intensive che ciascuno di loro sta affrontando sono lunghi e complessi, evidenzia il Niguarda, e richiederanno come minimo diverse settimane. Restano ancora ricoverati in Svizzera, a Zurigo, tre dei 14 italiani rimasti feriti nell’incendio di Capodanno del Constellation a Crans-Montana. Il team sanitario, il team della protezione civile e gli psicologi sono al lavoro per valutare le condizioni di trasportabilità e quindi le possibilità di rientro in Italia.
LA MALATTIA DI USTIONE È SEMPRE UN’EMERGENZA
La malattia da ustione, pur essendo classificata come malattia rara, rappresenta una delle condizioni più impegnative in medicina d’emergenza. Rara non significa episodica né trascurabile: significa, piuttosto, che le competenze e le risorse dedicate sono limitate e concentrate in pochi centri altamente specializzati. In caso di evento a vittime multiple, la saturazione delle burn unit può avvenire rapidamente, rendendo indispensabile una gestione di sistema.
L’ustionato è un paziente tempo-dipendente e risorsa-dipendente. La prognosi non è determinata solo dall’estensione e dalla profondità delle lesioni, ma anche dalla rapidità del triage, dall’appropriatezza della destinazione ospedaliera e dalla possibilità di garantire continuità assistenziale nelle prime ore. In scenari di maxiemergenza, i piani generici di protezione civile o di emergenza territoriale non sono sempre sufficienti a rispondere alle specificità cliniche e organizzative dell’ustione.
È in questo contesto che emerge la necessità di piani di emergenza e maxiemergenza dedicati, capaci di integrare criteri di triage specifici, soglie di attivazione chiare, redistribuzione dei pazienti su base regionale o interregionale e formazione del personale non specialista. La pianificazione preventiva è l’unico strumento per evitare risposte improvvisate.
Il corretto e tempestivo trattamento delle ustioni, che può fare la differenza tra la vita e la morte, prevede necessariamente la disponibilità di personale specializzato (chirurghi ustionologi, anestesisti rianimatori, infermieri esperti in wound care, personale di supporto) e di strutture e forniture mediche adeguate (sale operatorie con recupero post-chirurgico, letti di terapia intensiva, notevoli quantità di trasfusioni di sangue, farmaci specifici). Attualmente, la capacità di emergenza della maggior parte dei Centri Ustionati è nell'ordine di pochi pazienti e non tutti hanno a disposizione tutte le risorse necessarie. È questo il caso del Niguarda, che ha richiesto il supporto della Farmacia dell’Ospedale Villa Scassi di Genova per l’invio urgente di un farmaco esclusivo e specifico:15 flaconi di estratto di bromelina (farmaco noto come Nexobrid), non disponibile presso il nosocomio milanese.
“Il farmaco – ha spiegato Giuseppe Perniciaro, direttore del centro grandi ustionati dell'ospedale Villa Scassi e presidente della SIUST, Società Italiana Ustioni - provoca un’escarolisi enzimatica, sciogliendo l’escara d’ustione, evitando massive perdite ematiche che altrimenti comprometterebbero la sopravvivenza del paziente. L’introduzione di questa terapia ha modificato radicalmente l’approccio alla fase acuta del grande ustionato: se in passato era necessario attendere 5–7 giorni prima dell’intervento chirurgico, oggi è possibile operare immediatamente nelle prime ore dal trauma. Per numero di casi trattati, il nostro centro grandi ustionati è tra quelli con maggiore esperienza in Europa, insieme ai centri ustioni di Berlino e Madrid”.
IL DOCUMENTO SCRITTO CON LA SIUST “LA MALATTIA DA USTIONE. UNA PATOLOGIA RARA E CRONICA NON RICONOSCIUTA NEI LEA”
Nel 2022 Osservatorio Malattie Rare, in collaborazione la Società Italiana Ustioni e con le associazioni di pazienti ASSOBUS Onlus e A.T.C.R.U.P. OdV. Obiettivi principali della pubblicazione, curata da Ilaria Vacca e presentata il 13 maggio 2022 presso il Senato della Repubblica, erano portare a conoscenza del grande pubblico la gravità e la complessità della malattia da ustione, i bisogni insoddisfatti dei pazienti ustionati, l’attuale situazione dei Centri ustioni italiani e l’urgenza dell’elaborazione di piani nazionali per le maxiemergenze con alto afflusso di pazienti ustionati.
La pubblicazione, fortemente sostenuta dall’allora presidente SIUST Antonio di Lonardo, ha ottenuto il patrocinio di ADOI-Associazione Dermatologi Venereologi Ospedalieri Italiani e della Sanità Pubblica, Alleanza Malattie Rare, SIDCO-Società Italiana di Dermatologia chirurgica, oncologica, correttiva ed estetica, SIMEN-Società Italiana di Medicina Narrativa e SIP-Società Italiana di Pediatria e il riconoscimento di SIAARTI-Società Italiana Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva.
Nella pubblicazione, disponibile gratuitamente a questo link, sono stati raccolti e analizzati tutti i dati statistici disponibili fino ad allora, la classificazione e la gestione delle ustioni, il percorso terapeutico assistenziale post dimissioni del paziente ustionato. La pubblicazione ha messo in luce l'assenza di un PDTA specifico per le ustioni e l'assenza di un vero e proprio piano nazionale della gestione della maxiemergenza.
GESTIRE L'EMERGENZA VUOL DIRE PIANIFICARE A MONTE
“Il trattamento del paziente ustionato - scriveva Di Lonardo qualche anno fa all'interno della pubblicazione - richiede la messa a disposizione immediata di un quantitativo di risorse estremamente elevato. Basti pensare alle necessità di terapie infusionali, ringer lattato, farmaci per escarolisi, medicazioni avanzate, trasfusioni sangue e plasma. Le sale operatorie disponibili e i pochi chirurghi esperti in ustioni operanti in Italia difficilmente sarebbero in grado di offrire una risposta tempestiva ed efficace a una situazione emergenziale ad alto numero di pazienti ustionat i coinvolti. In poco tempo si innesca una elevata richiesta di risorse umane, di materiali e farmaci specifici, a cui i centri ustioni non possono e non sono adeguatamente vpreparati a fronteggiare. Per questo motivo è assolutamente necessario un intervento da parte delle autorità nazionali, in termini di dotazioni strumentali, farmacologiche e soprattutto di pianificazione dei soccorsi e formazione specifica dei soccorritori. Ricordiamo infatti che il primo soccorso e i trattamenti offerti ai pazienti ustionati nelle prime due ore dall’ustione possono determinarne la prognosi, fare la differenza tra la vita e la morte e tra una guarigione effettiva o una disabilità patologia-correlata.”
L’evento di Crans-Montana dimostra con chiarezza che, quando si parla di ustioni gravi, i numeri non devono ingannare: dieci pazienti ustionati non sono “pochi feriti”, ma rappresentano già una condizione di maxiemergenza. Non per l’eccezionalità clinica della singola lesione, ma per l’enorme carico assistenziale, organizzativo e di risorse che ciascun paziente comporta, per settimane o mesi.
Il trasferimento di pazienti oltre confine, la rapida saturazione dei centri specialistici, la necessità di attivare reti informali tra strutture e farmacie ospedaliere sono segnali evidenti di un sistema che reagisce grazie all’eccellenza dei professionisti, ma non ancora grazie a una pianificazione strutturata e condivisa. L’assenza di un PDTA nazionale per la malattia da ustione e di un piano dedicato per le maxiemergenze con alto afflusso di ustionati resta una criticità irrisolta.
La cronaca di questi giorni non è solo il racconto di una tragedia, ma un richiamo urgente alla programmazione. Finché la risposta resterà affidata all’eccellenza dei singoli centri e non a un’organizzazione strutturata, ogni nuova emergenza rischierà di trasformarsi, inevitabilmente, in una corsa contro il tempo.
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