Ogni Epifania la stessa scena: tre uomini, corone, cammelli, oro-incenso-mirra.
Bello. Potente.Ma non è “cronaca”.
Se vuoi essere serio (e anche più interessante), devi fare una cosa semplice: separare il testo più antico dalla tradizione successiva.
1) La fonte più antica: Matteo 2
L’unico racconto “canonico” che parla dei Magi è nel Vangelo di Matteo, capitolo 2.
Da lì possiamo dire con sicurezza:
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sono chiamati magi, non re
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arrivano “dall’Oriente”
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passano da Erode
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seguono la “stella”
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trovano il bambino in una casa
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offrono oro, incenso e mirra
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tornano indietro per un’altra strada dopo un sogno
Questo è il nucleo documentato.
Tutto il resto è costruzione culturale (legittima, ma diversa).
2) Erano davvero “Re”?
Nel testo di Matteo: no.
L’idea dei “re” cresce nei secoli anche perché la liturgia e i commentatori hanno collegato l’episodio a immagini dell’Antico Testamento in cui i re portano doni.
Un passaggio importante: Tertulliano (III secolo) usa il Salmo 72 per sostenere una lettura “regale” dei Magi, anche se non è la definizione di Matteo.
Quindi, per il tuo blog, frase pulita:
“Nel Vangelo sono Magi; la regalità è una lettura successiva, diventata tradizione.”
3) Quanti erano? (spoiler: Matteo non lo dice)
Matteo non dà un numero.
Il “tre” è una scelta logica nata dai tre doni.
È tradizione, non dato.
4) I nomi: Gaspare, Melchiorre, Baldassarre
Nel testo biblico: non ci sono nomi.
I nomi entrano in scena più tardi.
Un fatto verificabile e utilissimo per un post: nei mosaici di Sant’Apollinare Nuovo (Ravenna, circa VI secolo) i Magi sono raffigurati con i nomi Balthassar, Melchior, Gaspar: è spesso citato come uno dei primi esempi chiari in arte cristiana.
Approfondimento
Baldassarre e l’oro
Baldassarre viene spesso raffigurato come un giovane africano (un Moro), simboleggiante quindi il Continente nero, ed il cui nome deriverebbe da Belshatzzar, Bel-šarrum-naṣāru, dall’accadico, ovvero Dio protegga il Re. Sebbene di aspetto africano, egli pare giungesse invece dalle terre caldee-babilonesi, attraversando poi l’antica città Siriana di Palmira, e portando con sé dell’oro.
Melchiorre e l’incenso
Il nome è da attribuirsi probabilmente a melekh (o melk, “re”, da cui anche Malco e Melchisedech) e or (“luce”), con il significato complessivo di “re della luce” o “il mio re (cioè Dio) è luce”. Simboleggia il continente europeo, che allora si spingeva fino al Vicino Oriente, provenendo egli probabilmente da terre persiane, presumibilmente da popoli Medi, gli attuali Curdi, anche se altri ipotizzano una sua origine fenicia. Egli portò dell’incenso, sostanza utilizzata accesa per i riti sacri e che si ricava dalla pianta di boswellia.
Gaspare e la mirra
Gaspar, Gasparre o Caspar deriverebbe da varie ipotesi, tra le quali il persiano khazāndār (o ganibar o kansbar), ovvero tesoriere, oppure dal sanscrito gathaspar, ispettore del tesoro, o dal greco galos-sampa, che significa “nobile che arriva da Saba“, identificandolo o con il ricco regno biblico a sud della Penisola arabica, l’attuale Yemen, ma più probabilmente con la città persiana di Saveh, da dove, per la tradizione iranica, essi partirono.
Gaspare viene spesso raffigurato con tratti somatici arabi, mentre altri ritengono fosse invece originario dell’India; in entrambe le ipotesi è di solito raffigurato con carnagione semi-scura e simboleggia l’allora subcontinente asiatico più conosciuto, in particolare, Medio Oriente ed Indie. La mirra che portò in dono era una preziosa e profumata resina vegetale utilizzata nell’antichità per le unzioni sacre.
Il Quarto Magio
Secondo una leggenda, vi sarebbe stato anche un quarto re magio, di nome Artaban, o Artabarre, che non riuscì ad arrivare in tempo dal bambino Gesù, essendosi attardato ad aiutare dei bisognosi.
Tale leggenda fu messa per iscritto dallo scrittore Henry van Dyke nel 1896, in forma di romanzo.
5) Cammelli o cavalli?
Qui bisogna essere spietati con le certezze facili.
Matteo non dice nulla su animali o mezzi di trasporto.
Quindi: non possiamo “verificare” cavallo o cammello.
Allora perché quasi tutti li disegnano sui cammelli?
Perché Isaia 60 parla di carovane di cammelli che portano oro e incenso. Quell’immagine è entrata nel sangue dell’Epifania e ha colorato l’iconografia.
Formula perfetta (da divulgatore serio):
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dato testuale: nessuna indicazione sul mezzo
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tradizione: spesso cammelli, anche per eco di Isaia 60
6) Stalla o casa?
Altro punto dove si fa confusione.
Nel racconto dei Magi, Matteo parla di casa.
Quindi l’incontro è più “domestico” di come lo immaginiamo nel presepe classico.
7) I tre doni: storia e simbolo
Matteo elenca oro, incenso, mirra.
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Storicamente: doni preziosi, credibili per omaggiare un re o una figura sacra.
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Simbolicamente (tradizione cristiana): oro = regalità, incenso = culto/divino, mirra = sofferenza/morte.
Il bello è che i due piani convivono: regalo concreto e lettura profonda.
8) La stella: astronomia o teologia?
Nel testo, la “stella” funziona come segno narrativo che guida.
Le ipotesi astronomiche sono affascinanti, ma restano ipotesi.
Se vuoi essere preciso:
“Possiamo proporre scenari, ma non possiamo dimostrarne uno.”
Perché questa distinzione cambia tutto
Perché ti libera dalla cartolina.
I Magi diventano una cosa più vera: stranieri che si mettono in cammino perché qualcosa li inquieta.
E qui arriva il punto contemporaneo: un’epoca che premia la comodità odia chi parte. Chi parte mette in crisi la stanza.
FAQ
I Re Magi erano davvero re?
Nel Vangelo di Matteo sono chiamati “magi”. La lettura “regale” è tradizione successiva.
Erano tre?
Matteo non lo dice. Il numero tre deriva dai tre doni.
Cammelli o cavalli?
Matteo non lo specifica. I cammelli diventano comuni nell’arte anche per l’immagine di Isaia 60.
Da dove arrivano i nomi Gaspare, Melchiorre e Baldassarre?
Non sono nel testo biblico; compaiono nella tradizione e in antiche rappresentazioni, tra cui i mosaici di Ravenna.
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