Un provvedimento che viola i principi di indipendenza e ostacola, fino a bloccare, le operazioni umanitarie a Gaza. Un caso che rischia di diventare un precedente. Sulla vicenda, che ha scosso il mondo delle organizzazioni internazionali umanitarie che operano nella Striscia, si è espresso Paolo Limonta, presidente CIAI.
Ripercorriamo la vicenda per fare chiarezza.
Il 30 dicembre scorso, 37 ONG internazionali hanno ricevuto la notifica ufficiale che le loro registrazioni per operare a Gaza e in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, sarebbero scadute il 31 dicembre 2025. Dopo un periodo di 60 giorni, queste organizzazioni dovranno cessare le loro operazioni sul territorio.
Questa misura è la conseguenza di una profonda revisione dei criteri di operatività delle ONG nel Paese da parte del Governo israeliano. Tra le disposizioni figura l’obbligo di fornire i dati personali completi di tutto il personale, inclusi familiari, coniugi e figli, oltre a informazioni dettagliate sui donatori e i contributi finanziari ricevuti.
Così Paolo Limonta: “Come è facile comprendere non è possibile accettare di trasferire dati personali sensibili a una delle parti in conflitto: ciò violerebbe i principi umanitari fondamentali, il dovere di diligenza nei confronti del proprio personale e gli obblighi internazionali di protezione dei dati.
Il rischio di paralisi degli aiuti umanitari è gravissimo, soprattutto in un momento in cui, nonostante il cessate il fuoco, le condizioni della popolazione civile restano drammatiche. A Gaza, una famiglia su quattro sopravvive con un solo pasto al giorno e 1,3 milioni di persone hanno urgente bisogno di rifugio.
Esprimo quindi, a nome di CIAI, forte preoccupazione per questa vicenda e la massima solidarietà alle organizzazioni coinvolte. Ci uniamo alla loro voce per esortare i governi, e in particolare quello italiano, a utilizzare tutta l’influenza diplomatica a loro disposizione per garantire l’immediata sospensione e la revoca di queste misure.
Le operazioni umanitarie devono poter proseguire senza limitazioni: la popolazione palestinese ha diritto di ricevere l’assistenza di cui ha urgente bisogno”.