Alessia Lupoi intervista Cathy La Torre: “Parlare di stipendi non sarà più un tabù. E i sindacati torneranno protagonisti”
Con l’arrivo della direttiva europea sulla trasparenza retributiva — che l’Italia dovrà recepire entro giugno in relazione alle aziende con un alto numero di dipendenti — il mondo del lavoro si prepara a una trasformazione profonda. Le prime aziende coinvolte saranno quelle con almeno 250 dipendenti, mentre tutte le altre dovranno adeguarsi entro il 2030. Ma, come sottolinea l’Avvocata La Torre, esperta di diritto del lavoro, “nulla vieta di anticipare l’obbligo: la trasparenza fa bene alle imprese”.
L’abbiamo intervistata questa mattina, 27 marzo 2026, all’Innovation Training Summit organizzato da Kevin Giorgis e Stefano Marchesi (EFI), per comprendere quali cambiamenti attendono lavoratori, aziende e sindacati.
Parlare di RAL in Italia è ancora tabù. La direttiva cambierà tutto
Secondo l’Avvocata, il primo impatto sarà culturale.
“La direttiva ci impone di fare cose che in Italia non sono mai state fatte. Parlare apertamente di RAL, per esempio. Nel nostro Paese, dire quanto si guadagna è ancora un tabù, e non è vero che si possa conoscere liberamente lo stipendio dei colleghi.”.
Il ritorno dei sindacati. Protagonisti del processo
La novità più dirompente è proprio questa: chiunque potrà comunicare liberamente la propria retribuzione, senza rischiare sanzioni disciplinari. Un cambiamento che, inevitabilmente, porterà a conflitti interni.
“Se scopri che un collega guadagna più di te, inizi a chiederti perché. E spesso la risposta sta nella fase di assunzione: non tutti sanno contrattare. Ci sono persone che accettano la prima offerta, mentre altre rilanciano. Questo non riguarda solo il genere: anche uomini in posizioni dirigenziali possono essere penalizzati da una scarsa capacità negoziale.”.
Il nodo delle performances: il presentismo non è un criterio neutro
Cathy La Torre sottolinea un altro punto critico: i criteri di valutazione delle performances.
“In Italia uno dei parametri più diffusi è il presentismo: più sei presente, disponibile, reperibile, più vieni premiato. Ma questo non è un criterio neutro rispetto al genere. Se sulle donne grava ancora il 77% del lavoro di cura, è evidente che faranno meno trasferte e avranno meno indennità in busta paga.”.
La direttiva costringerà le aziende a riscrivere i sistemi di valutazione, rendendoli misurabili, trasparenti e non discriminatori. Un passaggio che – afferma, N.d.r. – potrebbe aprire anche a nuovi contenziosi: “noi legali guardiamo con attenzione alle possibili discriminazioni che emergeranno quando si metterà mano ai criteri di valutazione o al calcolo del gender pay gap.”.
La trasparenza genera fiducia: le aziende non devono aspettare il 2030
La Torre invita le imprese a non vivere la direttiva come un obbligo, ma come un’opportunità.
“Nel mio studio legale, che conta circa 40 persone, abbiamo introdotto da tempo fasce retributive chiare, avanzamenti uguali per tutti e criteri di valutazione trasparenti. Le retribuzioni — comprese le nostre, come socie founder — sono conoscibili. La trasparenza porta fiducia.”.
Secondo l’Avvocata, molte aziende potrebbero trarre vantaggio da un adeguamento anticipato: “Perché aspettare l’obbligo normativo? Standard chiari e trasparenti migliorano il clima interno e riducono i conflitti.”.
La direttiva assegna ai sindacati un ruolo centrale.
“Saranno parte attiva nel processo di trasparenza retributiva. Potranno supportare lavoratori e lavoratrici nella richiesta di informazioni e saranno interlocutori fondamentali per verificare cosa l’azienda stia facendo per colmare i gap.”.
Un ruolo che potrebbe segnare un nuovo protagonismo delle organizzazioni sindacali, soprattutto nelle fasi di monitoraggio e negoziazione.
Una rivoluzione che parte dagli stipendi e arriva alla cultura
Cathy La Torre non ha dubbi: la direttiva europea avvierà un cambiamento profondo.
“L’imposizione normativa produrrà una rivoluzione culturale nei luoghi di lavoro. Parlare di soldi, di criteri, di valutazioni: tutto questo diventerà normale. E quando la trasparenza entra in un’organizzazione, cambia anche il modo di lavorare.”.
Una rivoluzione che, per la prima volta, parte dalla busta paga per arrivare alla cultura aziendale.
dir. Alessia Lupoi
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