Il complesso industriale delle Fonderie Riunite di Modena ha operato dal 1938 al 1983. Al suo interno si svolgevano le principali lavorazioni metallurgiche, dalla preparazione dei modelli alla formatura con terra di fonderia, fino alla fusione e colatura del metallo e allo stoccaggio dei prodotti finiti. Le principali fonti di inquinamento sono riconducibili alla presenza di scarti di lavorazione e di terre di fonderia, stoccate nelle aree esterne. Nel cortile interno erano inoltre presenti quattro cisterne interrate per oli.
Nel 2008 è stato realizzato un collettore fognario lungo il perimetro meridionale del comparto: i terreni derivanti dallo scavo sono stati collocati in un cumulo nell’area verde a est e messi in sicurezza. Su questa porzione si è concentrato l’intervento di bonifica finanziato con risorse del Pnrr, per un importo superiore a 1,9 milioni di euro. Nel 2018 il Comune di Modena ha partecipato al bando regionale per la rigenerazione urbana, ottenendo un finanziamento di 1,5 milioni di euro per la riqualificazione della Palazzina uffici delle ex Fonderie, sul fronte del cavalcavia Ciro Menotti, e il trasferimento in questa sede dell’Istituto Storico. Contestualmente è stata presentata una strategia complessiva di recupero dell’intero comparto, articolata in quattro stralci.
Con il finanziamento ottenuto, il Comune ha sottoscritto con la Regione un contratto di rigenerazione urbana che prevede, oltre al recupero della Palazzina uffici, la riqualificazione della porzione produttiva a nord del cortile centrale, l’ampliamento del parcheggio su strada Santa Caterina e la sistemazione degli spazi esterni, pavimentati e a verde. Nel 2022 il Consiglio comunale ha approvato il Programma di riqualificazione urbana (Pru), in variante al Piano operativo comunale (Poc) e al Regolamento urbanistico edilizio (Rue), per la rigenerazione del comparto. L’intervento finanziato con risorse Pnrr (quarto stralcio) è quello relativo alla bonifica dell’area verde interessata dal deposito dei terreni contaminati derivanti dai lavori del 2008.
“Ditta Comer” di Sassuolo
Il sito si trova nell’area industriale a nord dell’abitato e interessa parte del piazzale e del capannone di una proprietà privata. L’area è quasi interamente a destinazione commerciale e artigianale, ad eccezione di una piccola porzione pubblica al confine, utilizzata come spazio verde. Si tratta di una porzione residuale di un precedente intervento di bonifica realizzato tra il 1994 e il 1995. L’origine della contaminazione risale al 1992, quando durante un sopralluogo in un cantiere il Nucleo radiomobile dei Carabinieri di Sassuolo rilevò la presenza di rottami di piastrelle mescolati a fango ceramico in un’area oggetto di scavi per fondazioni edili.
Il piano operativo di bonifica mediante Miso (Messa in sicurezza operativa), presentato dal Comune nel dicembre 2023, ha previsto la rimozione di uno strato superficiale del piazzale e il successivo ripristino del manto stradale. Gli interventi hanno riguardato anche la sigillatura delle superfici laterali, in corrispondenza del capannone e delle recinzioni, e l’adeguamento delle pendenze per favorire il corretto deflusso delle acque meteoriche. Sono stati inoltre integrati i sistemi di raccolta delle acque del piazzale e realizzata l’impermeabilizzazione dell’area verde al confine con la proprietà, mediante la posa di un telo impermeabile e di uno strato di argilla. La parte interna del capannone, dove sono presenti rifiuti interrati, risulta protetta sia dalla copertura sia dalla pavimentazione in cemento in buono stato di conservazione.
“Residenziale Sassuolo due”
Il sito si colloca in un’area urbana a ridosso del centro storico di Sassuolo, in prossimità del Parco Ducale e a circa un chilometro dal fiume Secchia. Rappresenta una porzione residuale di precedenti interventi di bonifica realizzati nell’ambito dell’ex sito di interesse nazionale (Sin) Sassuolo-Scandiano, che hanno interessato nel tempo un’area più ampia, di circa 46mila metri quadrati.
Fino agli anni Settanta e Ottanta quest’area ospitava uno dei più antichi insediamenti produttivi del settore ceramico della provincia di Modena. Con la cessazione delle attività è stato avviato un processo di riconversione urbanistica che ha portato alla demolizione degli edifici industriali e alla realizzazione di un comparto residenziale con spazi verdi di pertinenza.
L’area oggetto dell’intervento finanziato con risorse Pnrr è destinata a spazio verde, a servizio di tre palazzine residenziali, per un totale di circa cento appartamenti. La proprietà è prevalentemente privata, con una quota in capo al Comune relativa ad alcune superfici del complesso. Il piano operativo di bonifica ha previsto, per una prima porzione, la rimozione completa dei rifiuti ceramici presenti nel collettore e nel fossato, e per una seconda area l’eliminazione di un “hot spot” di contaminazione, pari a circa 4 metri quadrati di superficie per un metro di profondità.