Ben detto! | L’autorevolezza nella comunicazione digitale in 3 parole – 3. Epistemìa | Rizzoli Education

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Epistemìa: inquadramento linguistico

Epistemìa: un neologismo familiare? Non proprio. Richiama l’epistème della tradizione filosofica greca, la conoscenza fondata su basi certe e verificabili, ma se ne distacca in modo netto. Non indica ciò che sappiamo, bensì il modo in cui oggi crediamo di sapere. Il termine è stato proposto da un gruppo di ricerca guidato da Walter Quattrociocchi, Professore ordinario di Informatica presso Sapienza Università di Roma, insieme a Edoardo Loru, Jacopo Nudo e Niccolò Di Marco, autori dello studio “The simulation of judgment in LLMs”, pubblicato su PNAS il 13 ottobre 2025. Secondo gli studiosi, dopo tanti anni di disinformazione digitale, viviamo oggi in una fase storica in cui la conoscenza si confonde con la sua apparenza. I contenuti che circolano in rete appaiono coerenti, ben scritti, plausibili, spesso indistinguibili da quelli prodotti da esperti umani. L’Intelligenza Artificiale, in particolare, rende questo fenomeno ancora più evidente. Non sa nel senso umano del termine: prevede. E in questa sua capacità di generare risposte plausibili ci illude di sapere. Epistemìa rende dunque visibile un passaggio critico del presente che ci riguarda da vicino: se smettiamo di interrogarci su come vengano prodotte quelle risposte, rischiamo di accontentarci di una buona imitazione del sapere.

Il potere delle parole: epistemìa, AI e autorevolezza

Nelle conversazioni con vari Chatbot, la correttezza formale, il lessico tecnico e l’organizzazione argomentativa producono un forte effetto di credibilità, anche quando il contenuto è fragile o impreciso. Questo accade perché i sistemi di Intelligenza Artificiale tendono a innalzare artificialmente il registro, sostituendo formulazioni semplici con espressioni più solenni. Per esempio «è fondamentale» diventa «riveste un ruolo fondamentale», oppure «la lingua è in continua evoluzione» a «le lingue sono entità dinamiche in continua evoluzione». Una strategia che non aggiunge conoscenza, ma rafforza l’impressione di autorevolezza. In questa prospettiva, l’epistemìa ci racconta uno slittamento sottile: la plausibilità linguistica prende il posto della fondatezza epistemica. Per cui, un testo ben scritto, ricco di formule impersonali, tecnicismi e costruzioni normative appare affidabile a prescindere dalla sua accuratezza. Di fatto, ci convince.

Per approfondire

Puoi approfondire questi temi nel volume B de Il tempo delle parole. Scrivere, parlare, pensare (Maurizia Franzini, La Nuova Italia 2026). Qui troverai tre schede dedicate alla comunicazione digitale con attività per scrivere e riflettere sulle parole: Navigare nei contenuti digitali, AI: una nuova grammatica digitale, Il giornalismo digitale. Le schede sono corredate da un glossario che raccoglie alcuni tra i termini più significativi della comunicazione digitale, uno strumento agile per arricchire il lessico, attivare il pensiero critico e navigare in rete con maggiore consapevolezza.

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Andrea Padovan